PISTOIA – Che rapporto c’è oggi tra le nuove tecnologie digitali e i diritti dei cittadini? Social, algoritmi e intelligenza artificiale potrebbero incentivare la partecipazione attiva alla vita democratica? E in che modo, invece, sono diventati in gran parte strumenti di manipolazione dell’informazione e di inquinamento del dibattito pubblico?
A queste e altre domande hanno cercato di rispondere oggi pomeriggio alla Cattedrale ex Breda di Pistoia, nell’ambito della giornata inaugurale del Civitek Festival, Marco Cappato e Cathy La Torre, due tra le figure pù note dell’attivismo sociale, giuridico e politico italiano, conosciute per le loro battaglie nell’ambito dei diritti civili, dei diritti umani e della libertà individuale.
Marco Cappato è un politico, saggista e divulgatore con una lunga traiettoria legata al radicalismo, noto al grande pubblico soprattutto per le sue battaglie sul fine vita, sull’eutanasia legale, sull’antiproibizionismo e sulla ricerca scientifica, condotte spesso anche attraverso azioni di disobbedienza civile. Cathy La Torre è un’avvocata e attivista che da anni si occupa di tutela dei diritti umani, con particolare attenzione al diritto antidiscriminatorio, alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere, del cyberbullismo, dell’odio in rete e delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere.

Il dialogo a due voci, condotto e moderato da Simone Gai, ha preso le mosse dal ruolo che oggi le nuove tecnologie digitali giocano nell’orientare il dibattito e il confronto politico, con esiti e obiettivi tutt’altro che in linea con i valori democratici.
“La tecnologia potrebbe aiutare tantissimo la partecipazione democratica – ha esordito Cappato – e l’algoritmo dovrebbe premiare chi parla, chi dialoga e chi ascolta, non chi grida più forte degli altri e incita all’azione violenta.
Lo vediamo benissimo in quello che è successo nei giorni scorsi nelle piazze con le proteste dei ragazzi per le carenze della scuola e la mancanza dei fondi per l’istruzione: chi cercava di argomentare o di manifestare pacificamente non è stato premiato dai social, che invece hanno rilanciato e rimarcato l’azione di chi ha spaccato le vetrine e ha cercato in tutti i modi lo scontro violento.
Ciò avviene perché gli algoritmi non sono democratici, ma questo cosa importa ai grandi padroni della rete e delle big tech? Il loro obiettivo è alimentare rabbia e frustrazione, far lievitare l’odio e il conflitto sociale, alzare i toni dello scontro, polarizzare le divisioni: il tutto per aumentare le condivisioni, le interazioni, i commenti, con evidenti finalità economiche”.
“Il problema è che l’intelligenza artificiale andrebbe addestrata – ha proseguito La Torre – le sue potenzialità sono enormi ma al momento essa non ha un carattere neutro e democratico, risponde sempre agli interessi di quei pochi che ne detengono il potere. Sono già numerosi i casi documentati, avvenuti in anni recenti, di elezioni politiche che sono state inquinate da algoritmi che hanno creato bot, profili falsi, fake news e micro influencer per diffondere notizie false, spargere informazioni tendenziose e fare propaganda elettorale per spingere i candidati populisti e conservatori.
Purtroppo questo tema è poco affrontato nel dibattito politico, anche perché i partiti possono avere i loro interessi e i loro tornaconti ad alimentare questo fenomeno per finalità elettorali. In Italia qualche timido passo è stato mosso per limitare e regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale nelle campagne elettorali e in ambito giornalistico, ma c’è ancora tanto da fare, perché le istituzioni hanno delle enormi responsabilità verso i cittadini. La sfida è: come possiamo mettere dei paletti a un sistema che non vuole essere imbrigliato e non accetta limitazioni?”.

Cappato e La Torre concordano sul fatto che l’algoritmo dei social tenda sempre ad alzare il volume, a far vedere all’utente non quello che desidera, ma quello che il social vuole che lui veda. È l’algoritmo a selezionare già in anticipo ciò che diventa virale e a dare un commento in pasto a una community di utenti che la pensano esattamente all’opposto, con il solo obiettivo di creare polarizzazione e divisioni.
Non c’è più lo spazio sicuro della vecchia “agorà”, la “piazza virtuale” dove si discute civilmente e ci si confronta con rispetto sui vari temi: ora vince chi urla più forte, e i social per tanti aspetti sono diventati un’autentica “cloaca” dove trovano spazio in abbondanza affermazioni di intolleranza, razzismo, pura demagogia, spacciate per verità assolute.
Come si può difendere il cittadino da questi “urlatori seriali” e quali strumenti può adottare per far sentire la propria voce in un contesto di partecipazione attiva?
“Per fortuna la democrazia non è solo elezioni – ha affermato Cappato – vorrei ricordare con piacere che c’è stata una grandissima partecipazione giovanile alle recenti campagne referendarie, è stata creata una piattaforma per la sottoscrizione delle leggi di iniziativa popolare come quelle sulla cannabis legale o sul fine vita che ha raccolto un ampio sostegno da parte dei giovani. Non è assolutamente vero che i ragazzi non si interessano di politica e di diritti civili, magari non gli importa nulla dei dibattiti tra i partiti sulle prossime coalizioni elettorali!
Il problema è che oggi il processo democratico è spesso farraginoso, complesso e di difficile accesso per i giovani e in generale per i cittadini: per raccogliere le firme per un referendum o una legge di iniziativa popolare c’è una burocrazia incredibile e assurda, una roba veramente antiquata che scoraggia la partecipazione: ecco allora che la tecnologia può aiutare a superare questa barriera che impedisce un pieno esercizio dei diritti e delle libertà democratiche”.

La domanda in conclusione è: abbiamo la volontà e la forza di difendere la nostra democrazia dai grandi padroni della rete? “Per adesso i dati della sanità, della giustizia, della società, della scuola e via dicendo sono ancora di proprietà dello Stato italiano e delle pubbliche amministrazioni, per fortuna non li abbiamo venduti a nessuno, ma non possiamo solamente agire in difesa. Se non si affianca al Parlamento e all’azione del Governo una partecipazione civica rafforzata che utilizzi la tecnologia in maniera consapevole, la democrazia rischia di avere gli anni contati.
I dati sono il nuovo oro delle big tech, che vivono di raccolta, profilazione e gestione dei dati, e quindi di conoscenza dei desideri, delle volontà e delle idee dei singoli individui: e in questo senso gli algoritmi diventano dei potentissimi strumenti di controllo e manipolazione. Al contrario, la tecnologia potrebbe e dovrebbe diventare uno strumento di cittadinanza attiva”.
Sta dunque a noi “mettere a frutto” tali sollecitazioni e guardare ai social e alle tecnologie digitali con occhio attento, consapevole e critico, per non rischiare di cadere nelle molte “trappole” di algoritmi che spesso rispondono a interessi altrui. Una conversazione, quella tra Cappato e La Torre, seguita da un pubblico attento e partecipe che ha portato all’attenzione di tutti una serie di stimoli e spunti di riflessione su un tema di grave e stringente attualità, e ha dimostrato il ruolo del Civitek Festival di Pistoia quale spazio aperto di dialogo e di incontro.







