giovedì, Novembre 5, 2026

La lezione del voto americano e la legge elettorale della destra

di Roberto Agnoletti*

Roberto Agnoletti

Gli esiti delle elezioni statunitensi ci forniscono una significativa lezione, ci dimostrano che la democrazia può avere in sé gli strumenti per correggere sé stessa. E questa conferma, giunta dagli States, ci consente di guardare con più ottimismo al futuro.
È vero che i prossimi due anni saranno quelli più pericolosi sul piano internazionale: il Congresso statunitense non avrà molti strumenti per limitare i poteri presidenziali in politica estera e nelle scelte su guerra e pace. E un Trump, ormai sciolto dall’obbligo di confrontarsi con l’elettorato, sarà ancora più imprevedibile, caotico e distruttivo.
Ma considerando il mandato di sei anni dei senatori ed il rigetto ormai chiaro da parte degli americani di Trump e del trumpismo, il 2028 potrebbe vedere i democratici non solo riprendere la presidenza ma, soprattutto, riscrivere un’agenda legislativa come mai ne abbiamo viste dopo Roosvelt.
Soprattutto la rinata capacità democratica di far prevalere candidati precedentemente poco noti e non sostenuti dai finanziamenti delle lobby della tecnocrazia finanziaria, restituisce una speranza a coloro che, anche in Italia, continuano a credere nella possibilità di una politica eticamente corretta, basata sul confronto delle idee e non sulle filiere di potere su modello aziendale, se non addirittura corruttivo.
In Italia abbiamo assistito, in questi ultimi anni, ad una progressiva marginalizzazione del Parlamento, ridotto a organo di ratifica delle decisioni dell’esecutivo, processo che ha conosciuto in questa legislatura un’accelerazione senza precedenti. È stata approvata una legge elettorale persino più grave della “legge truffa” del 1953 e che si avvicina alla legge Acerbo del 1923. Un golpe legale che altera la rappresentanza e consegna alla maggioranza di governo un potere sproporzionato, minacciando gli equilibri costituzionali.
La democratura populista sostituisce al conflitto sociale una frattura identitaria, costruendo continuamente un nemico da escludere: le persone migranti, chi dissente, chi vive ai margini. L’espansione della penalizzazione dei reati, estesi anche ai minori, le politiche migratorie che impediscono le vie d’ingresso legale e, sempre di più, il ricorso a strumenti amministrativi di repressione, sono parti dello stesso disegno. Una politica che pretende di cancellare il conflitto e finisce per esasperarlo.
A questa deriva dobbiamo opporci a ogni livello.
Tornando alla nuova legge elettorale, che le destre cercheranno di utilizzare prima della prevedibile sentenza di incostituzionalità, sarebbe necessario che la coalizione di sinistra. fornisse un chiaro segnale di volontà democratica. Lo si può fare non applicando quella selezione dall’alto delle candidature che questa nuova legge-truffa consente, bensì proponendo diffuse “parlamentarie” nei territori, attraverso la strumento spesso eccessivamente esaltato, delle primarie, per consentire ai territori di esprimere “dal basso” i propri rappresentanti in parlamento.
Se si ritiene di dover selezionare il candidato/a CdC attraverso le primarie, in contemporanea facciamolo anche per i ns. candidati parlamentari!

*Segretario Circolo PD PT centro

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