giovedì, Novembre 5, 2026

Ricognizione canonica sulle reliquie di Sant’Allucio: al via uno studio scientifico multidisciplinare 

PESCIA – Questa mattina si è svolto un importante momento per la Chiesa di Pescia: nell’oratorio di Sant’Allucio, in Cattedrale, è stata avviata la ricognizione canonica sui resti mortali di Sant’Allucio, compatrono della Diocesi. L’iniziativa segna l’inizio di un approfondito progetto di ricerca scientifica di carattere bioarcheologico  multidisciplinare, finalizzato a studiare e conoscere più da vicino la figura del santo vissuto nel XII secolo.

Il vescovo Mascagna apre la teca

Alle operazioni erano presenti il vescovo Augusto Mascagna, il vicario generale mons. Alberto Tampellini, il Cancelliere vescovile can. Oreste Carlo Agnesi e alcuni collaboratori della Curia oltre all’équipe scientifica incaricata di condurre le indagini sui resti mortali di Sant’Allucio.

Il progetto è condotto dalle dottoresse Agata Lunardini e Simona Minozzi, afferenti al Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia, Divisione di Paleopatologia dell’Università di Pisa.

La ricerca è resa possibile grazie a un importante contributo della Fondazione Caript e coinvolge, oltre a Sant’Allucio, altri tre santi e beati della Diocesi di Pistoia: San Giulio, il beato Bonaventura Bonaccorsi e il beato Lorenzo da Ripafratta.

Lo studio bioarcheologico di figure religiose storicamente documentate, come Sant’Allucio di Campugliano, conosciuto anche come Sant’Allucio da Pescia, offre una preziosa opportunità per integrare le fonti storiche con i dati della ricerca scientifica. L’obiettivo è ricostruire il profilo biologico di uno dei protagonisti della cristianità medievale del XII secolo, profondamente legato alla storia della Diocesi Pescia, di cui è compatrono.

In occasione dell’avvio delle attività, il vescovo Augusto ha espresso gratitudine e riconoscenza per questa opportunità: «Inizia oggi un importante studio, un’occasione per affermare sempre di più il nostro culto legato ad Allucio come uomo della carità e operatore di pace. Avremo più informazioni per testimoniare e diffondere la sua santità».

La teca con i resti di Sant’Allucio

«L’obiettivo – spiega Lunardini – è costruire un ponte tra la dimensione spirituale del culto e quella scientifica dell’indagine bioarcheologica, favorendo un dialogo rispettoso nonché metodologicamente fondato tra saperi diversi. Questo permette di valorizzare le reliquie come patrimonio complesso: religioso, storico, antropologico e materiale. La Storia restituisce il contesto e la memoria; la Scienza offre dati oggettivi e strumenti diagnostici; la Devozione custodisce il significato profondo che queste reliquie hanno per le comunità. Studiare un corpo venerato significa, in ultima analisi, prendersi cura di una memoria condivisa: e quando la ricerca è condotta con rispetto e rigore, la conoscenza diventa essa stessa una forma di valorizzazione e di servizio alla comunità. Il progetto pone al centro lo studio bioarcheologico multidisciplinare, applicando metodologie proprie delle scienze antropologiche e mediche allo studio dei resti umani venerati. La dimensione storico-documentaria accompagna il percorso, offrendo il contesto necessario per interpretare i dati emersi dalle analisi bioarcheologiche».

Al termine delle attività sarà organizzata dalla Diocesi di Pescia una conferenza pubblica per presentare e condividere con la comunità i risultati della ricerca.

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