di Alberto Vivarelli
PESCIA – Non si placa la bufera sull’incontro “privato” di Bernard Dika ad Alberghi con esponenti dell’opposizione alla Giunta Franchi all’insaputa del Pd pesciatino e delle istituzioni locali.

In queste ultime ore il giovane sottosegretario alla Presidenza della Regione Toscana si è preso una bella tirata d’orecchie dal partito a livello regionale e nazionale per il suo comportamento un po’ troppo disinvolto e il presidente Giani ha sentito il bisogno di esprimere la propria solidarietà al sindaco Franchi, così come hanno fatto i sindaci Diolaiuti di Pieve a Nievole e Cordio di Uzzano.
Dopo la notizia diffusa da Reportpistoia e ripresa dal resto dei media, il consigliere regionale ha distribuito versioni diverse e contraddittorie, mutate a seconda dell’interlocutore. Una per tutte: non era un incontro segreto, ma avvenuto davanti a cento persone. Pensiamo che anche alla megalomania si debba porre un freno: in quella saletta non entrano più di cinquanta-sessanta persone.
Dika si è sempre rifiutato di rispondere alle nostre domande: di cosa aveva parlato? Riteneva opportuno incontrare un pluri condannato (in via definitiva dalla Corte dei conti) e in appello per peculato, cioè un reato contro la pubblica amministrazione, tra l’altro trattandosi di fondi provenienti da progetti che la Regione aveva affidato a Uncem Toscana? È opportuno che il sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale incontri chi è stato condannato alla restituzione di somme di cui Uncem beneficiava in gran parte per l’effettuazione di progetti e azioni commissionate dalla Regione Toscana?
La presenza dell’ex sindaco è confermata anche dai tre consiglieri di minoranza (Spelletti, Brizzi, Vassallo): “Era presente anche Oreste Giurlani, appartenente al movimento Pescia Cambia e persona che ama visceralmente la nostra città, autorevole figura politica del nostro territorio, in quanto ex sindaco della città”.
Viste le vicende giudiziarie a carico di Giurlani, sopra citate, il tifo dei tre ci pare eccessivo e fuori luogo. Autorevole? Le condanne della Corte dei conti e dell’Assise hanno ridimensionato questa presunta autorevolezza. Come si fa ad andare fieri dell’ex Sindaco?
Non solo, secondo quanto è emerso in questi giorni, tra i presenti c’era anche un’altra persona che ha avuto a che fare con la giustizia. E’ evidente che la questione morale è ben distante dai suoi principi del sottosegretario.
Ma torniamo al tema. Più di uno nei giorni scorsi ha sconfessato la versione di Dika; adesso, nell’impeto della difesa del sodale, i consiglieri comunali Alessio Spelletti (Gruppo Misto), Vittoriano Brizzi e Celeste Vassallo (Gruppo Pescia Cambia), lo smentiscono e vorrebbero far passare per “normale” una condotta assolutamente fuori dal perimetro della correttezza politica e istituzionale.
Vediamo nel dettaglio il comunicato dei tre esponenti dell’opposizione.
Il consigliere comunale Alessio Spelletti insieme al gruppo “Pescia Cambia”, di opposizione al sindaco Franchi, ha chiesto un incontro politico a Bernard Dika perché i due gruppi consiliari sono stati suoi importanti sostenitori durante le elezioni regionali di un anno fa. Versione confermata e rilanciata con un post sulla pagina ufficiale di Oreste Giurlani nella giornata di ieri.
Dunque, quella di Dika non è stata una partecipazione personale come ha dichiarato a Report, lui ha ricevuto un invito politico e come tale si è presentato, cioè come esponente di primo piano del Pd provinciale e regionale. Un incontro con le opposizioni senza informare né il sindaco, né il Pd pesciatino, né il Pd provinciale, come avrebbe dovuto fare vista la delicatezza dell’incontro.
Il punto chiave, però, che spiega il senso della riunione è nel passo successivo.
“
“L’incontro era da noi organizzato ed erano state invitate anche personalità della società civile e, alcune, appartenenti alle organizzazioni sanitarie valdinievoline. Durante la campagna elettorale, dopo un primo incontro avvenuto al Parco di Valchiusa – scrivono i consiglieri di opposizione -, si sono trovate parecchie convergenze tra le tante persone intervenute (anche trasversali dal punto di vista politico) sulla qualità del candidato Dika, per motivi riguardanti la stima e le competenze che ci sono subito apparse evidenti e importanti. Con l’eventuale elezione di Bernard (poi avvenuta anche grazie al nostro grosso impegno personale) Pescia avrebbe avuto una voce autorevole in Regione, cosa che mancava da quasi un decennio. ”.
Quali sono state le convergenze trovate? Su quali temi? Cosa chiesero in cambio del voto? Non lo dicono. Ma sono tranquilli perché “adesso il territorio pesciatino ha una voce autorevole in Regione”. E cercano di passare all’incasso.
A questo punto Dika, come per magia, sveste l’abito di partito e indossa quello istituzionale.
“Bernard Dika è il nostro riferimento in Regione – confermano i consiglieri – e come tale gli abbiamo posto argomentazioni riguardanti la città di Pescia e Pescia all’interno della Valdinievole, ragionando insieme sul presente e sul futuro della città, in termini costruttivi e collaborativi”.
Non si capisce la presenza di un assessore del Comune di Ponte Buggianese, se fosse stato solo questo il senso dell’incontro.
Gli argomenti trattati sono generici, “quelli di chi vuol bene alla città di Pescia, come la sanità”. E fin qui tutto bene: Dika è un rappresentante delle istituzioni e nel suo incarico rientra il dovere di ascoltare tutti i cittadini, un dovere depotenziato, però, quando lo richiedono i feroci avversari del Pd alla guida del Comune, che cercano di sviare l’attenzione dalle loro “marachelle” passate.
Poi la scivolata clamorosa. Nella lettera, i consiglieri e gli altri si sono incamminati su un sentiero scivoloso: con Dika hanno parlato anche “dei rapporti con la Giunta Franchi con la Regione, dei progetti politici e operativi del prossimo futuro”.
Bernard Dika si è presentato con il suo ruolo istituzionale o politico? Un po’ l’uno, un po’ l’altro, secondo i temi. E in merito ai “progetti politici e operativi del prossimo futuro”, a cosa si riferiscono le opposizioni?, al futuro della Giunta Franchi? A un’alleanza diversa alle prossime elezioni amministrative?
Il passaggio è inquietante. Noi eravamo rimasti alle puntate precedenti, quando ogni decisione politica era nelle mani del partito a livello provinciale, prima, comunale poi. Dika, novello Napoleone, si è autoproclamato unico riferimento del Pd provinciale e comunale, per lui i livelli intermedi del partito non esistono più. Lui è il Potere.
La difesa dei tre è a oltranza, ma disperata, perché alla fine si capisce in maniera plastica che il sottosegretario ha incontrato i consiglieri di opposizione per parlare soprattutto della Giunta Franchi, come conferma un altro passaggio dell’intervento.
“Perché il sindaco di Pescia non si è mai incontrato o non ha mai contattato, in nome
della città di Pescia, il sottosegretario alla presidenza alla Regione Toscana Bernard
Dika?”, chiedono.
A quale titolo avrebbe dovuto?, chiediamo noi. Gli interlocutori di un Sindaco sono gli assessori regionali e il Presidente; gli assessori dialogano con i loro omologhi e con le strutture burocratiche: queste sono le normali relazioni tra istituzioni. Il sottosegretario è una invenzione di Eugenio Giani per lanciare il proprio pupillo.
Non solo.
“Con tutti i problemi che la città sta vivendo si perde tempo a discorrere di un
incontro da noi organizzato? In quella serata si è finalmente vista la politica, quella bella, quella con la P maiuscola – sostiene Brizzi – Questo è un modo di fare politica fine a se stessa, strumentalizzando un incontro tra persone volto al dialogo ed al confronto. Si distoglie l’attenzione dalle cose serie accusando gli avversari politici di discutere sulla tenuta della Giunta, evidentemente in affanno a seguito alle continue pressioni alle quali si sentono esposti, mal governando gli affari cittadini e rendendosi sempre più impopolari verso chi vive, abita e ama Pescia”.
La perla la regalano nel finale.
“Vogliamo porre un invito al sindaco Franchi ed ai gruppi che lo appoggiano in Consiglio comunale. Siamo pronti a discutere con voi sui problemi di Pescia, come non è successo a esempio per il nuovo progetto sulla raccolta differenziata, nel quale non siamo mai stati coinvolti prima di prendere le decisioni a riguardo, ma solo a giochi fatti, rispettando i valori della democrazia, del dialogo e dell’ascolto, non attraverso diktat istituzionali, ma coinvolgendo quelli che sono i rappresentanti dei cittadini e della ormai evidente stragrande maggioranza dei pesciatini”.
E la sanità? Se ne parlerà in prossimo incontro. Forse.
Non c’è solo il caso Pescia. Dentro il Pd preoccupano anche le voci, insistenti, che il sottosegretario si stia già muovendo, al di fuori del partito, anche per le prossime elezioni di Lamporecchio previste tra un anno e mezzo.
Scrive Ugo Fattori su Facebook in un commento sotto il post di Luca Tridente: “A Lamporecchio il giovane virgulto da tempo partecipa a delle riunioni tra componenti di ciò che rimane del Partito Democratico ridotto al nulla e membri dell’attuale maggioranza civica di centro destra. Come vede lo schifo non è circoscritto alla sola Pescia ma direi che è come minimo provinciale”.
Sono fantasie? Possibile, come no. Perché a questo giovane scalatore, sceso dal carro di Bersani e salito sull’aereo di Renzi per poi farsi dare un passaggio dalla Schlein, transitando per Zingaretti, mancano i fondamentali della politica.







