PISTOIA – Protagonista è il rapporto fra sensibilità, dolore, paura e riflessione interiore. E dalla lotta con il Covid emerge una testimonianza di alto valore umano.
E’ la storia personale di Giovanni Grossi: il coronavirus, la spedalizzazione in ben tre nosocomi diversi, fra i quali il San Jacopo di Pistoia, la rassegnazione, ma anche la forza di reagire scommettendo sulla vita.
Un percorso doloroso ma altrettanto costruttivo che lo ha spinto a fissare sulla carta le più svariate emozioni.
E’ così che nasce la raccolta di poesie “Le foglie della quarantena”, che Grossi ha voluto gentilmente consegnare alla dottoressa Lucilla Di Renzo, direttore sanitario del presidio San Jacopo alla presenza del direttore degli infermieri la dottoressa Monica Chiti e dei coordinatori infermieristici del setting D- Covi-19 e della terapia intensiva, i dottori Silvia Pierinelli e Michele Trinci.
Incontrandoli Grossi ha detto: “a questo Ospedale devo tutto”.
Una testimonianza schietta, nella quotidianità del ricovero, che lascia trapelare tutto lo sconforto che ne deriva ma anche un ringraziamento sincero per le cure ricevute, nonché la speranza più viva di chi non vuol darla vinta alla malattia, lottando per “scacciar via questa bestiaccia”, come recita un suo verso.
Dalila dentro una tuta bianca
dolce creatura che amministri muta
medicinali e cure
mi sei apparsa pure nel dolore
delle mie ferite
a consolarmi un poco
a spegnermi questo fuoco
del maledetto viroma.
“E’ proprio la poesia dedicata a Dalila che più mi ha colpito –ha commentato la dottoressa Di Renzo – perché in essa traspare la dedizione del nostro personale. Ringrazio il dottor Grossi per questo omaggio al nostro ospedale e a tutti i nostri operatori che si sono presi cura di lui durante la malattia”.
Giovanni Grossi, 79 anni da poco compiuti e un passato trascorso da funzionario di banca, ci trasporta in un mondo evocativo sulla caducità della vita e sul suo “senso” in genere che, gioco forza, ci obbliga alla sue stesse conclusioni: “…sono servito a qualcuno? sono servito a qualcosa?”.
Ringraziamo il “poeta” per la riflessione che ci offre in merito alla complementarietà fra medicina e ragione ai fini del “guarire” – non soltanto nel corpo ma anche nella mente – citando alcuni versi particolarmente toccanti:
…vorresti scappar via
o girar tutto intorno
per ritrovare la libertà perduta
fuggire o viaggiare
per sentirti emozionare
il mondo che ti aspetta
che hai nella tua testa
e mica se ne va via
ma resta fissato
dalla finestra divenuta mia.







