MILANO – Un viaggio nell’arte di Monet attraverso una selezione di dipinti che ne hanno segnato l’esperienza e l’evoluzione artistica.
Le suggestive sale del Palazzo Reale di Milano ospitano alcuni tra i più grandi capolavori di Claude Monet (1840-1926), maestro dell’Impressionismo francese, le cui opere tornano in Italia in una mostra curata da Marianne Mathieu. Oltre quaranta dipinti provenienti dalle collezioni del Musée Marmottan di Parigi, selezionati per offrire ai visitatori un’immagine quanto più completa ed esaustiva dell’arte di Monet e di restituire un percorso attraverso la sua ricerca del colore e della luce in pittura.

Ad accoglierci è subito una video installazione che proietta sul pavimento e sugli specchi lungo le pareti della sala le celebri ninfee, uno dei soggetti acquatici più noti e ricorrenti di Monet, facendoci subito “entrare” nel mondo dell’artista, un mondo pittorico fatto di paesaggi naturali, colori, luci, riflessi.
Una sezione introduttiva ripercorre la formazione artistica del giovane Monet, che a inizio carriera si dedica ai ritratti, per poi abbandonare progressivamente i rigidi schemi accademici (ancora legati allo “stile impero” tipico dell’età napoleonica) e dare vita, con il passare degli anni, a una pittura “en plein air” incentrata sulla ricerca del realismo e del naturalismo.
Parallelamente si assiste allo sviluppo, nella Parigi degli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento, di quella corrente impressionista destinata a giocare un ruolo fondamentale anche nell’esperienza pittorica di Monet: con la rinuncia al lavoro in atelier a vantaggio di una pittura “dal vero”, l’artista pone al centro della sua opera non più il soggetto raffigurato, ma le sensazioni che esso trasmette al pittore attraverso la trasfigurazione della luce.
Monet, maestro della pittura en plein air, si dedica ben presto allo studio delle variazioni luminose e cromatiche nelle scene di paesaggio che rappresenta nelle sue opere a partire dalla metà degli anni Ottanta: capolavoro di questa fase è la “Passeggiata vicino ad Argenteuil” (1875), in cui appaiono già evidenti alcuni caratteri distintivi della pittura dell’artista come le rapide pennellate, la giustapposizione dei colori, l’uso sapiente del chiaroscuro e degli effetti luminosi.

La luce, stavolta soffusa durante un’alba o un tramonto oppure filtrata attraverso il velo della nebbia, è la protagonista assoluta della sala successiva, che raccoglie opere del maestro francese realizzate in particolare durante il suo soggiorno inglese: le immagini della Londra coperta di nebbia o dei cieli plumbei sopra la capitale britannica costituiscono per Monet uno straordinario laboratorio di sperimentazione, in cui può mettere mano a una grande varietà di colori per restituire l’impressione di immobilità e quiete scaturita da tali paesaggi.
Si arriva poi al più grande capolavoro dell’artista, come lui stesso era solito definirlo: il suo giardino, caratterizzato da una natura rigogliosa e da specchi d’acqua che permettono a Monet di approfondire lo studio dei riflessi, con i loro bagliori e le loro trasparenze.
A dominare sono il verde della vegetazione e l’azzurro dell’acqua in tutte le sue tonalità, come nella serie dedicata a “Lo stagno delle ninfee” (anni 1917-19), in cui Monet di fatto annulla la prospettiva ma restituisce la profondità dello stagno attraverso i riflessi della luce degli oggetti sulla superficie dell’acqua.

Gli anni Venti del Novecento vedono una successiva evoluzione della pittura di Monet, quasi in senso “astratto”, dovuta sia a ragioni fisiche (la malattia alla cataratta) sia alla ricerca di un’arte più essenziale e simbolica: la tavolozza dei colori si riduce a poche tonalità di verde, rosso, marrone e giallo, le pennellate si fanno ancora più veloci, l’artista gioca con la sovrapposizione dei colori, come si può vedere nelle serie del “Salice piangente” e del “Ponte giapponese”.
Nel complesso la mostra milanese, pur non troppo estesa, ha il merito di condurre il visitatore in un percorso ben definito attraverso le diverse fasi della produzione artistica di Monet, focalizzando l’attenzione sui mutamenti stilistici e sui diversi modi studiati dall’artista per risolvere il “problema” della rappresentazione del colore e della luce.









