di Marzio Dolfi
PISTOIA – Uno dei più accaniti diffamatori di don Massimo Biancalani è quel Fabio Tuiach balzato nelle prime pagine di tutti i giornali per le proteste no-green pass davanti al porto di Trieste. Lo scorso 29 ottobre si è tenuta appunto a Trieste la prima udienza per il rinvio a giudizio per diffamazione di questo singolare personaggio. Seduta che è stata però rinviata al marzo prossimo: l’imputato infatti non poteva essere presente, in quanto – si dice – sia positivo al Covid. L’udienza è comunque stata significativa, perché la Diocesi di Pistoia ha chiesto di essere parte civile nel processo.

La richiesta sarà discussa nel prossimo appuntamento di marzo a Trieste, ma la scelta del Vescovo di affiancare don Massimo è già oggi un importante premessa.
Tuiach aveva definito don Biancalani “sodomita adoratore di Allah”, aggiungendo nel suo post che “la Chiesa fa schifo” e che “è incredibile che si possano tollerare preti come don Biancalani”.
Un diluvio di offese da parte di un personaggio che peraltro arringa le folle con il rosario in mano.
Fabio Tuiach è quel capopopolo arrivato davanti ai portuali al varco 4 del molo settimo del porto di Trieste: uno dei leader della protesta non vax e no green pass, ma prima ex pugile, ex della Lega ed ex di Forza Nuova. Nel suo ruolino di marcia anche le offese a don Biancalani, scatenate a ruota di un post di Matteo Salvini.
Tutto questo prima di finire sotto gli idranti della Polizia. Quegli stessi idranti dai quali – aveva detto lui stesso – aveva preso il Covid.
Una antologia di assurdità e di paradossi che ci delinea con nettezza il ritratto del perfetto diffamatore via Facebook.
Attorno a don Biancalani ne sono spuntati a centinaia. E parecchi sono finiti nei rapporti di denuncia in Pretura. “Ce ne sono ancora una trentina di questo tenore pendenti, sparsi per l’Italia”, ci dire l’avvocato Stefano Lorenzetti del foro pratese che ne segue una parte. Un altro gruppo è seguito dallo studio Baldi-Malucchi di Pistoia: fra queste anche una che porta il nome di Matteo Salvini.
Una parte, circa una decina, sono state le denunce ritirate, per il “pentimento” degli autori. Alcune dietro l’impegno di fare una donazione, in generi alimentari, alla parrocchia di Vicofaro.
Un’altra parte dei post finiti nel mirino del giudice sono rimasti invece nascosti dietro profili falsi, non messi a nudo nemmeno dalle indagini della Polizia Postale.
Ma l’anonimato spesso scricchiola alle verifiche della magistratura.







