di Francesco Belliti
PISTOIA – “Eppure gli avevo detto di no”. “Era finita, ma lui era ovunque”. “Mi faceva sempre sentire in colpa, sbagliata”. “Mi picchiava, diceva che altrimenti non capivo”. “5 euro ogni due giorni, diceva che valevo questo”.
Le parole, riferite da donne del territorio pistoiese al Centro Antiviolenza ‘Aiutodonna’ ed esposte lungo i muri della Sala Maggiore di Palazzo Comunale, colpiscono duramente quanto i numeri che saranno poi rivelati.

Non c’è modo migliore, in effetti, per presentare l’iniziativa di sensibilizzazione ‘#fermalaviolenza’ se non mostrando i dati nella loro crudezza. Lo ha fatto ovviamente il Centro ‘Aiutodonna’ della Società della Salute Pistoiese, nella persona della sua responsabile, la dottoressa Donatella Giovannetti.
Nel lasso di tempo che va dall’8 marzo 2006 (anno di apertura del Centro Antiviolenza) al 30 ottobre 2021, 1204 donne si sono rivolte ad ‘Aiutodonna’.
Le denunce, cosa più volte sottolineata durante la conferenza, riguardano varie forme di violenza. Delle 1204 totali, 589 donne hanno subito violenza fisica, 765 di tipo psicologico, 202 per motivi economici, 77 di natura sessuale, mentre 134 di loro sono state vittime di stalking. Molte di queste donne hanno subito più di un tipo di violenza.
La metà di queste donne rientra nella fascia d’età che va dai 35 ai 59 anni e il 57% di loro risiede nel Comune di Pistoia. Il 13% è di nazionalità straniera comunitaria e il 42% è in stato di occupazione. L’85% di loro si sono rivolte ad ‘Aiutodonna’ in cerca di un sostegno psicologico, prima ancora che legale: questo è un altro dato importante per comprendere come molte donne si affidino a queste strutture innanzitutto per essere ascoltate e comprendere a fondo cosa stanno vivendo.

I dati non si fermano tuttavia ai profili delle vittime, ma prendono in considerazione anche quelli dei carnefici o, se si preferisce, dei maltrattanti. A volte si pensa che, in questi casi di violenza di genere, ci sia dietro un disagio psichico, sociale, comportamentale oppure motivi economici: alcolismo, tossicodipendenza, indigenza, gioco d’azzardo violenze subite in età infantile, ecc. In realtà, la raccolta di dati ha evidenziato come il 55,71% degli abusatori appartenga alla categoria a parte degli ‘insospettabili’: nessun precedente e nessuna avvisaglia.
Ma la dottoressa Giovannetti vuole anche lasciare qualche numero positivo, di speranza: “Nel 2021 abbiamo seguito molte donne anche nel loro percorso di autonomia lavorativa, facendone assumere cinque e trovando un tirocinio per un’altra. Due hanno invece preso casa autonomamente e altre due lo faranno nei prossimi giorni. Sembrano numeri piccoli, ma per noi sono enormi”.

Nella conferenza di stamani, organizzata ad hoc per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, sono intervenuti anche i principali volti delle istituzioni, a partire dalla vicesindaca e presidente della Società della Salute Anna Maria Celesti. “Vorrei che non ci fosse più il 25 novembre – ha così esordito Celesti – Il rispetto della persona dovrebbe essere insito nella nostra società, ma se oggi abbiamo bisogno di mettere in campo tutte queste forze (tra istituzioni, associazioni e sindacati), vuol dire che evidentemente la mia generazione ha fallito. Dobbiamo pensare allora anche a quelle più giovani, fare frequenti incontri nelle scuole per risolvere questo problema, che è fondamentalmente culturale, ed operare un cambiamento.
D’accordo con lei anche il sindaco Alessandro Tomasi. “Disponiamo di un ottimo centro antiviolenza, delle risorse necessarie e di un associazionismo iperattivo, ma, quando c’è qualcuno che ha bisogno di aiuto, rischiamo ancora di arrivare troppo tardi. Il 55% di insospettabili ce lo dimostra e ci fa capire l’assoluta necessità di questa campagna di sensibilizzazione”.
Allineato a queste dichiarazioni anche l’intervento del prefetto di Pistoia Gerlando Iorio, che ha parlato di “episodi di violenza che rimangono sempre troppi, oltre ad essere efferati ed atroci. La giornata di oggi serve a darci una sollecitazione, cittadini ed istituzioni. I dati nazionali parlano di un femminicidio ogni tre giorni: per questo, oltre alla costante vigilanza su questo fenomeno, servono percorsi formativi. Impegni, questi, che devono essere portati avanti e condivisi”.







