di Marcello Paris
PISTOIA – La provincia di Pistoia si colloca al 73esimo posto nella classifica nazionale della Qualità della vita recuperando quattro posizioni sul 2020 ma questo non gratifica perché rimane fanalino di coda nella regione.

Ancora una volta i dati sulla qualità della vita, del benessere, nelle 107 province italiane pubblicati dal sole 24ore, farà discutere, storcere il naso a qualche amministratore e sarà fonte di critiche o esaltazione per l’opinione pubblica.
Non è facile orientarsi sul dato finale, risultato di ben 90 indicatori (fino all’anno scorso erano 45) divisi in 6 macro categorie e messi a confronto dai quali si ricava la media nazionale. Le categorie sono così suddivise:
- ricchezza e consumi;
- affari e lavoro;
- ambiente e servizi;
- demografia e salute;
- giustizia e sicurezza;
- cultura e tempo libero
L’aumento a da 42 a 90 indicatori, dicono i ricercatori, consente di misurare molti aspetti del benessere. Gli indicatori sono tutti certificati, forniti al Sole 24 Ore da fonti ufficiali, istituzioni e istituti di ricerca.
Come evidenziato nel titolo, la Provincia di Pistoia rimane nella parte bassa della classifica anche se guadagna 13 Punti:passa dal 77° al 73° posto. Non esaltante. Ma quello che importa maggiormente mettere in risalto sono i posti occupati nelle singole tipologie.
La classifica sarà utile per orientare investimenti e progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Una cartina di tornasole delle disuguaglianze, accentuate dalla pandemia, da si dovrà partire per non vanificare le tre missioni trasversali del Piano: ridurre i divari territoriali e di genere e aumentare le opportunità per i giovani.
Tra le prime dieci si incontrano sette province del Nord-Est: Bolzano (5ª), Pordenone (7ª), Verona (8ª) e Udine (9ª) che confermano le loro posizioni di vivibilità. Quest’anno entra nella classifica la Qualità della vita delle donne per mettere al centro le tematiche di genere. Male tutte le province del sud dove cresce solo Roma.
In Toscana un bel balzo lo fa Firenze che sale di 16 punti:dal 27° all’ 11° posto sfiorando la topo ten.
In peggioramento tutte le altre province, anche se meglio di Pistoia: Arezzo al 41mo posto (-6), Grosseto al 53mo (-2), Prato al 54mo (-26), Livorno 55mo (-11), Massa Carrara al 73mo.
Ma vediamo da vicino alcuni indicatori, quelli più pratici e di più facile lettura, nella provincia di Pistoia.
Un dato che salta all’occhio, e che fa pesare la bilancia in negativo per il risultato finale, è l’uso di farmaci antidepressivi che collocano il territorio al 106° posto con un consumo di 36,3 pillole pro capite. Un altro dato preoccupante riguarda i furti in abitazione che nel rank ci piazza al 104° posto. Per affari e lavoro c’è una discesa di 28 posizione collocandoci al 99° posto. Va meglio con la ricchezza e consumi che ci vede a metà classifica con il 64° posto ma meno 7 rispetto allo scorso anno. Anche la giustizia e sicurezza non ci sorridono se la posizione è al 70° posto con un calo di 17 posizioni sul 2020. Il sottogruppo Ambiente e Servizi non è consolante per la posizione che ci viene assegnata: siamo infatti al 90° posto.
Molto buono è il parametro sulle aziende agrituristiche che ci mette al settimo. Non male la cultura e tempo libero: il Sole ci mette al 48° posto con 31 librerie ogni 100 abitanti. Anche il museale consola: 37esimi.
È convinzione che il peggioramento delle province toscane sia stato influenzato più che altrove dalla pandemia, ma su ciò manca un riscontro obiettivo.
Insomma sono numeri sui quali riflettere e capire, per gli amministratori ma anche le categorie economiche, dove mettere le mani per migliorare ciò che non va, o non va come potrebbe, date le potenzialità della città, della provincia e della regione stessa.







