di Andrea Capecchi
CARMIGNANO – Un luogo in cui il verde della natura incontra il colore scuro del bronzo, in cui le colline del Montalbano fanno da sfondo all’arte ambientale di uno dei massimi scultori toscani del secolo scorso.
Un parco dove è possibile camminare immersi in un’atmosfera di pace e silenzio, dalla spianata centrale in terra battuta ai vialetti alberati che da qui si diramano, fino al ruscello che scorre lungo il lato settentrionale: un’oasi di quiete dove fare due passi per ricrearsi nel corpo e nello spirito, ma anche, e soprattutto, per ammirare oltre cinquant’anni di sintesi e di ricerca artistica nelle sculture bronzee che sono disseminate nel parco e che rendono “speciale” questo spazio.
È il Parco-Museo “Quinto Martini”, posto all’estremità della frazione di Seano, il cui accesso principale rimane sulla destra, dopo aver imboccato la strada provinciale che sale verso Carmignano e le colline.

Inaugurato nel lontano 1988, ospita 36 sculture in bronzo realizzate dall’artista Quinto Martini (1908-1990) tra il 1931 e il 1988, costituendo una sorta di “percorso ideale” nella produzione e nella ricerca artistica dello scultore carmignanese, che volle fortemente la nascita di questo parco come “luogo di incontro fra la natura, l’arte, lo svago”, sintesi tra il benessere psicofisico e quello culturale, nonchè spazio comunitario e pubblico a beneficio dell’intera cittadinanza carmignanese.
Di umili origini e di formazione autodidatta, Quinto Martini inizia a muovere i primi passi nel mondo dell’arte nel corso degli anni Venti grazie all’amicizia con Ardengo Soffici, che lo introduce nella vita artistica di Firenze, al tempo vivace centro culturale e culla delle Avanguardie italiane.
Nel capoluogo toscano Martini espone con artisti del calibro di Carrà, Morandi e Maccari, prima di trasferirsi a Torino, dove entra in contatto con intellettuali come Casorati e Pavese, e imprimere una decisa svolta alla propria carriera artistica abbracciando con decisione la scultura: utilizzando materiali “grezzi” e “puri” come il bronzo, il gesso e la terracotta, Martini si propone di recuperare una scultura “semplice” e “povera”, elementare nelle forme ma complessa nei contenuti, capace di ricercare l’essenzialità delle figure e degli oggetti e di scavare nel profondo dell’anima delle cose.
Sviluppa così, nel corso degli anni, uno stile sempre più lontano dai modelli accademici, che guarda piuttosto all’antichità, alla tradizione della scultura etrusca, di cui Martini è grande ammiratore.
Durante l’ultimo conflitto mondiale l’artista è imprigionato insieme all’amico Carlo Levi per le sue idee antifasciste; la successiva liberazione segna il ritorno alla vita artistica e rafforza il legame di amicizia e di collaborazione tra i due, che si traduce nel crescente interesse di Martini verso la ritrattistica, tema centrale nella pittura di Levi. La serie di ritratti in bronzo di parenti, amici e di varie figure umane segna la piena maturità artistica di Martini, che negli anni Sessanta e Settanta partecipa a numerose mostre personali e collettive, anche a livello internazionale.

L’inaugurazione del Parco-Museo di Seano, sorta di “testamento” artistico e civile dello scultore, dimostra in maniera concreta il suo attaccamento alla comunità carmignanese e l’impegno per la diffusione dell’arte non solo tra le nuove generazione, ma a beneficio di tutti, cittadini e visitatori.
Il Parco racchiude e sintetizza mezzo secolo di attività artistica di Martini, con sculture posizionate su piedistalli ai lati della spianata e dei tre vialetti, e collocabili in tre grandi gruppi tematici: figure umane, personaggi storici e mitologici, animali.
Tutte le opere sono accomunate dalla semplicità e dalla spontaneità dei gesti che compiono e dei sentimenti che lasciano trasparire tra le “pieghe” del bronzo, offrendo all’osservatore dei veri e propri “quadri” di umanità, di natura e di vita quotidiana. La “poesia scultorea” di Martini si esprime in questa straordinaria vitalità delle sue figure: sono presenze vive, animate, in movimento, colte nell’attimo di un abbraccio, un sorriso, una fuga. Ciascuna compie un gesto capace di rompere la staticità e l’immobilità che la tiene “ancorata” al piedistallo e ha il potere di rendere lo spettatore partecipe della propria azione.
Molto presente è il richiamo al mondo umile e agreste della campagna, assai caro a Martini: c’è una “Ragazza seanese dormiente”, divertito ritratto di una giovane popolana colta durante il sonno, c’è il “Cacciatore” che, a braccia alzate, espone le sue prede inerti, c’è una “Ragazza che prende l’oca”, notevole esempio di “scultura in movimento” che con grande realismo raffigura la corsa della giovane che, a piedi nudi, rincorre e cerca di afferrare l’oca, c’è la “Primavera” con in mano un mazzo di rose, c’è una “Povera mendicante” colta nell’atto di tendere la mano per chiedere la carità ai passanti.

Accanto a questi quadri di vita rurale e paesana, ecco una scultura “naturalistica” che testimonia l’interesse di Martini per il mondo animale: c’è, all’inizio del vialetto, un “Martinaccio”, ovvero una grande chiocciola raffigurata con attenzione ai dettagli, c’è una “Caccia al cinghiale” con un cane da caccia colto nell’attimo preciso in cui balza addosso al cinghiale per afferrarlo, ci sono gli amori degli animali con “Paperi in amore” e “Serpi in amore”; queste ultime danno vita a un elegante intreccio che simboleggia la forza e l’indissolubilità di questo sentimento, ma anche la sua spontaneità, rappresentando un piccolo “manifesto” della scultura di Martini.
Ci sono infine le figure umane che nella loro semplicità evocano suggestioni e ricordi, e hanno il potere di non lasciare indifferente l’osservatore davanti ai loro gesti: tra gli esempi più significativi troviamo “Le amiche”, dove la nudità delle due giovani donne che si abbracciano e si accarezzano diventa condizione che esalta la purezza del loro sentimento e la casta innocenza del loro gesto; “Paternità”, con il padre che guarda negli occhi, in un bellissimo gioco di sguardi, il bambino che tiene in braccio; o ancora la “Bagnante”, con la sua posa scomposta e leggera, che Martini è abilissimo a rappresentare come se fosse seduta su una sdraio o sulla battigia in riva al mare.
E l’elenco potrebbe continuare: ciascuna delle 36 sculture del Parco-Museo ci rivela un frammento dell’arte di Martini e ci spinge a riflettere e a interrogarci sulla semplicità e la spontaneità di gesti e sentimenti che spesso la frenesia quotidiana ci impedisce di vivere appieno. E che il parco di Seano ci invita a riscoprire.









