di Francesco Belliti
PISTOIA – “Da ieri non posso recarmi a lavoro, quindi ho deciso di venire qui per fare tre domande a chi volesse rispondermi”.

È così che Federica Tronci, impiegata presso una ditta artigianale, spiega la sua presenza sotto le logge del Comune di Pistoia in piazza del Duomo. Chiunque vi sia passato, dalla mattinata di martedì, avrà notato la donna, con la sua sedia sistemata poco a lato dell’ingresso, il cartello con sopra scritto ‘Sciopero della fame’ e, tra le mani, un plico di cartone dove si è appuntata dei quesiti da porre.
Quando la incontriamo, la signora Tronci è a colloquio con alcune persone venute a manifestarle solidarietà e sostegno. La sua protesta ha una motivazione precisa: dopo aver scelto di non sottoporsi alla vaccinazione anti-Covid ed essendo di età sopra i 50 anni, è stata sospesa dal lavoro, come stabilisce il decreto governativo in vigore appunto da ieri.
“Per quanto fosse umiliante – ci ha spiegato – non ho voluto rimanere chiusa in casa a piangermi addosso, ho preferito uscire a manifestare il mio dissenso”.
Arriva subito il momento di parlare delle motivazioni che hanno spinto la donna a non vaccinarsi. Tempo addietro, ci racconta, fu vittima di una grave reazione allergica: né lei né il suo medico arrivarono mai a conoscerne le precise cause. Il suo stesso dottore, oggi in pensione, sulla base di questo precedente clinico le sconsigliò di sottoporsi al siero anti-Covid. Lei fece poi richiesta di esenzione, senza però avere successo.
Il colloquio passa poi alle tre domande che la signora Tronci sottopone a chi si ferma a parlare con lei.
“Innanzitutto chiedo: perché fino a 49 anni va anche bene non essere vaccinati, mentre dai 50 in su lo devi essere per forza? Io inoltre mi occupo di contabilità e, in ufficio, non ho contatti con clienti e non ho colleghi nelle immediate vicinanze. Sono anche donatrice di sangue da tanti anni: perché, oggi, posso ancora donare ma non lavorare?”.
“Questo vaccino – aggiunge – in quanto sperimentale non doveva essere obbligatorio, ma perché, di fatto, lo è? E soprattutto perché danneggiare, oltre ai lavoratori, anche i datori di lavoro e le aziende?”
La signora Tronci ci racconta infine di avere un contratto di lavoro a tempo determinato che scadrà a marzo. Con le restrizioni in vigore fino al 15 giugno, questa è la sua convinzione, le possibilità di un rinnovo rasentano lo zero.
“I miei datori sono brave persone e mi dispiace danneggiarli. Dopo dieci anni di lavoro in piscina, dove tenevo un corso per disabili con solo rimborso spese, avevo trovato subito un nuovo impiego: ero felice ma ora, con questa normativa, non vado bene per nessuno”.







