CARMIGNANO – La bellezza del paesaggio collinare del Montalbano, i vecchi casolari recuperati e restaurati, gli oliveti, i lecceti, antiche pievi romaniche, le tracce millenarie della presenza etrusca.
Sono luoghi ricchi di storia e immersi nella natura quelli che si aprono alla vista salendo sopra Carmignano lungo la provinciale 10, strada panoramica che attraversa le colline meridionali del Montalbano, in un notevole scenario paesaggistico, per poi ridiscendere verso Vinci.
Il nostro itinerario prende le mosse da Verghereto, borgo rurale sparso lungo il pendio di una collina, raggiungibile a piedi percorrendo via delle Ginestre: una strada stretta, delimitata da muri a secco, che corre tra oliveti e vigneti. Intorno, i rumori e i colori tipici dell’aperta campagna, tra lo starnazzare delle oche e delle galline in un pollaio, il latrato lontano di un cane da guardia, il verde intenso delle prime foglie di primavera.
Tra una fattoria e un vecchio granaio, sulla collina svetta la chiesa di San Pietro, preceduta da un portico e segnalata dal semplice campanile: di fondazione trecentesca, la pieve ha subito radicali trasformazioni nel corso dell’età moderna, fino ad assumere l’aspetto odierno con le ultime modifiche avvenute a fine Ottocento. In posizione panoramica sul colle di Verghereto, la chiesa domina le colline circostanti, in cui, immerse tra gli oliveti, spuntano case coloniche e villette rurali, opportunamente restaurate e valorizzate, e riconvertite ad agriturismi o a uso privato.

La viottola, scendendo e costeggiando il bosco, giunge al paese di Verghereto, pugno di case disposte a schiera lungo un dolce pendio della collina. È un luogo di contrasti: da una parte gli orti incolti, i muri scrostati, i calcinacci, il senso di semiabbandono che accoglie il visitatore nell’abitato; dall’altra parte la voglia di rinascita e di ritorno agli “antichi splendori”, come testimoniato soprattutto dai lavori di restauro e di ristrutturazione degli ambienti della fattoria Le Ginestre.
Fulcro del piccolo borgo, è questa un interessante esempio di dimora rurale con annessa fattoria, centro della vita economica e sociale di Verghereto, attiva fin dall’età granducale. Il portone d’ingresso decorato a bugnato e gli stemmi nobiliari in pietra sulla facciata della fattoria ne rivelano ancora oggi le auguste origini, insieme al vicino Oratorio di San Francesco alle Ginestre: una chiesetta dall’aspetto semplice e austero, dall’intonaco candido, sorta agli inizi del Settecento come cappella pubblica della fattoria.

Si risale in auto o in bici e, dopo circa due chilometri, una piccola deviazione sulla sinistra ci porta all’abbazia romanica di San Giusto al Pinone, una delle testimonianze più importanti – insieme alla coeva pieve di Santa Maria e Leonardo ad Artimino – di architettura sacra medievale nell’area del Montalbano. Risalente al XII secolo, è probabilmente legata a un’antica viabilità medievale e sorgeva lungo l’itinerario collinare che, costeggiando la valle dell’Arno, metteva in comunicazione la piana empolese con quella pratese e fiorentina, evitando il difficile attraversamento della Gonfolina.
La presenza di questa strada assai battuta durante i secoli del Medioevo è testimoniata dall’ospizio, oggi demolito, che un tempo sorgeva accanto alla chiesa come luogo di ricovero per viandanti e pellegrini e punto di sosta per i viaggiatori in prossimità del valico del Montalbano.
L’abbazia, che in origine ospitava una piccola comunità di monaci cistercensi, cominciò a perdere progressivamente di rilevanza nel corso dell’età moderna, quando, trasferitisi i monaci e persa la propria funzione di ospizio, la chiesa venne prima trasformata in oratorio e poi abbandonata, anche se i restauri compiuti nell’Ottocento ne hanno per fortuna conservato l’aspetto originario.
Posto in una radura tra un bosco di lecci e i vigneti, in posizione panoramica verso la valle dell’Arno, l’edificio presenta un esterno semplice, in conci di arenaria, secondo gli schemi tipici del romanico pisano-lucchese, ma con influssi cluniacensi. Sulla facciata spiccano una lunetta in marmo bianco e serpentino e l’elegante bifora, anch’essa sormontata da una decorazione marmorea; notevole è anche la parte absidale, con le tre absidi di forma cilindrica ciascuna aperta da una doppia monofora; sul fianco sinistro, infine, svetta la massiccia torre campanaria, la cui cella che ospitava le campane fu murata durante i restauri ottocenteschi.

Ma a San Giusto le tracce del popolamento umano non si fermano al Medioevo, anzi le testimonianze più antiche ci portano a scoprire i primi abitanti sedentari di queste zone: gli Etruschi, “nostri” antenati, che in quest’area del Montalbano ci hanno lasciato segni del loro passaggio come i tumuli di Boschetti e Montefortini a Comeana e la necropoli di Prato Rosello nei pressi di Artimino.
Zone di transito e di comunicazione fin dalle epoche più remote, queste colline hanno assistito all’insediamento etrusco a partire dal VII secolo a. C., grazie alla loro posizione strategica per il controllo del territorio: da qui passavano le direttrici dell’espansione etrusca a nord dell’Arno, verso gli Appennini e l’Emilia, così come le vie commerciali che univano i due importanti centri di Fiesole e Volterra. È in questo sistema di comunicazioni ad ampio raggio che nasce il sito di Pietramarina, immerso nel verde del bosco, e raggiungibile a piedi in mezz’ora da San Giusto, attraverso un sentiero segnalato dal grande valore storico e naturalistico.
Pietramarina, antico santuario fortificato, sorge sulla sommità di un colle, a quasi 600 metri sul livello del mare: il sito è racchiuso da una cinta muraria che ha uno sviluppo lineare di circa 360 metri, oggi visibile per un tratto sui lati ovest e sud. Alta fino a due metri, la muraglia è stata costruita “a secco” utilizzando la pietra arenaria locale; la sua edificazione risale al VII-VI secolo a. C. con diversi interventi di ricostruzione presumibilmente fino all’età tardo-ellenistica.
La lunga durata e la continuità d’uso del sito hanno fatto supporre gli studiosi che si trattasse di un’antica area sacra, utilizzata dagli abitanti degli insediamenti vicini sia come centro santuariale, sia come punto strategico di osservazione e controllo del territorio.

Dagli scavi archeologici condotti a Pietramarina sono riemersi, nel corso delle successive campagne di scavo, interessanti manufatti oggi esposti nel Museo Archeologico di Artimino: oggetti cultuali, vasellame in terracotta, orci per la conservazione delle derrate alimentari, monete e frammenti di ceramica, interessanti testimonianze della vivacità della rete insediativa degli Etruschi nell’area del Montalbano e dei contatti culturali e commerciali con il mondo italico e greco.











grande uagliò…sempre indo o pezz