PISTOIA – Dopo alcuni mesi di stop Motta torna a suonare live. Lo fa nei principali club d’Italia, e Pistoia non poteva mancare con la serata di sabato 23 aprile all’H2No.
La sala non era gremita, forse complici il maltempo e il vicino concerto al Viper Theatre a Firenze il 29 aprile, ma il pubblico è stato letteralmente stregato per oltre due ore dalla forza e dal magnetismo di un cantautore che, con il nuovo album Semplice uscito nel 2021, è riuscito a proiettare parte del cantautorato indie italiano in una nuova dimensione.
In un panorama in cui spesso la cura del disco viene privilegiata alla performance live, in cui la religione dell’autotune e della postproduzione spesso impacchetta prodotti e non canzoni, Motta si distingue. Se i suoi album sono infatti pregevoli e curati, i suoi concerti vanno oltre. All’H2NO si è sentito.
L’attacco è una cantilena dai connotati quasi stregoneschi. Un riarrangiamento di Prenditi quello che vuoi che attinge dal Motta dei primordi, stravolgendolo. Lo stesso vale per il secondo brano, Del tempo che passa la felicità, passato sotto esame attento degli strumentisti, che lasciano intatta l’anima del pezzo, ma gli danno tinte davvero differenti. La magia è già compiuta.
È la volta di E poi finisco per amarti, che imprime una forza diversa all’esibizione, e dall’armonia polistrumentale iniziale emergono la chitarra e la batteria, mentre Motta continua ad essere lo sciamano che strega con la sua voce, gli occhi fissi su noi spettatori, scrutati uno ad uno per capire la direzione che deve prendere la musica. Occhi così attenti che, a incrociarli, possono quasi spaventare.

Il brano successivo è più tradizionale, ritmato. Quello che siamo diventati viene cantata da tutti, e la parte strumentale fa bruciare i piedi. Anche Semplice sembra proseguire questa linea, ma il solo di chitarra finale stravolge completamente il brano, impressionando tutti per il virtuosismo e la qualità musicale.
Sarà che lo spazio lasciato all’improvvisazione per questo tipo di concerti live è sempre uno spettro, un luogo dove nessuno si vuole addentrare; sarà che la piccola stanza dell’H2No annulla la distanza fra palco e platea. Sta di fatto che la bravura di Giorgio Maria Condemi ha davvero rapito tutti.
Il concerto prosegue con una gloria del passato, Prima o poi ci passerà, suonato a quattro mani con gli applausi del pubblico, che invece presta la voce a Quello che non so di te. Poi è il tastierista a dare l’attacco per il battimani del pezzo successivo, Sei bella davvero, una di quelle canzoni fortemente interiorizzata dal pubblico di fedeli, che la canta e la balla con un sorriso agrodolce sulle labbra, tanto da lasciar senza parole Motta, che rivolge il microfono verso la folla, e le ultime frasi “Per chi non sa che anche stasera hai gli occhi rossi/ E che quando va via il sole vuoi ballare/ A tutti i costi” sono cantate da tutti, dando carne e sangue alla melodia. Le labbra degli spettatori danzano, e la musica si spande nella stanza.
Poi è la volta di Via della luce e Abbiamo vinto un’altra guerra, culla per un pubblico che ha bisogno di esser caricato per il pezzo finale prima dell’intermezzo: Chissà dove sarai. Il violoncello e il synth dipingono la cornice di uno dei riarrangiamenti forse più riusciti della serata.
A questo punto Motta si rivolge a tutti, dicendo che il concerto “sarà più un sequestro di persona” che un’esibizione tradizionale. Gli rispondono urla di “Si!”, perché tutti, ormai, sono stati già rapiti.
Poi le sue parole scavano nel passato, “Quando avevo diciotto anni – racconta il musicista – non riuscivo assolutamente a trovare il mio posto nel mondo. E non è che adesso l’abbia trovato, però devo ringraziare altri due scappati di casa che come me si sentivano soli e non trovavano il loro posto. E sono due le cose: o continui a cercarlo, o metti su una band”.
Motta ha scelto la seconda fondando i Criminal Jokers, con i quali ha suonato anche a Pistoia. E proprio in questa città Pippo Dj, proprietario dell’H2No, quando ancora Motta non era emerso, ha realizzato la terza data del tour del disco La fine dei vent’anni. Per questo Motta gli sarà eternamente riconoscente, e il pubblico omaggia un uomo importante per il panorama musicale pistoiese ma non solo, che con costanza offre alla città musica ed eventi durante tutto l’anno, vivacizzando un panorama altrimenti piuttosto arido.
Dopo questo omaggio parte una base guidata da piano e archi. Motta disturba scherzosamente i suoi compagni intromettendosi a suonare i loro strumenti, e poi attacca con Fango dei Criminal Jokers, eseguita in una veste nuova ed elegante. Poi è la volta di La nostra ultima canzone, dove lo sciamano musicista dirige un pubblico che pende dalle sue labbra, e intona il testo dalla prima all’ultima parola a voce quasi unanime, come fosse un inno solenne.
Adesso una breve pausa per i musicisti. La magia si trasforma in attesa, il pubblico canta la canzone che vorrebbe ascoltare. Poi il palco si ricompone. Tutti si siedono per richiesta del cantautore, sia dentro che fuori dal palco. Il risultato è un’atmosfera raccolta, intima ed emozionante. La canzone suonata, La fine dei vent’anni, è pura magia. Successivamente Se continuiamo a correre, Ed è quasi come essere felice vedono ancora la formazione seduta e raccolta. Poi si alza in piedi, il brano si carica, dà sfogo alla propria natura.
C’è l’ultimo cambio di set, tornano i rullanti suonati solitamente da Motta, e il concerto si avvia verso la conclusione con Roma stasera, dove la forza degli strumenti è così dirompente da coprire la voce, che quasi non si sente. Alla fine del pezzo viene lanciata la bacchetta usata dal cantautore per suonare i tamburi, come reliquia da conservare per il fortunato che l’agguanta in aria.
Francesco Chimenti (violoncello e basso), Carmine Iuvone (violoncello), Cesare Petulicchio (batteria), Matteo Scannicchio (tastiere “e tante tante altre cose, nascoste e non”), Giorgio Maria Condemi (chitarre). Sono questi i nomi della formazione che non solo ha accompagnato Motta, ma lo ha fatto crescere, dando un valore in più ai suoi brani, che live risultano più armonici, valorizzati nella parte strumentale, e sicuramente resi vivi e brillanti da un cantautore che tanto può dare alla musica italiana e a un genere che rischia altrimenti di rimanere atrofizzato.
Motta si diverte, ringrazia la città per avergli regalato una delle sue serate forse migliori, dona come ultimo brano la poesia di Quando guardiamo una rosa. Pistoia lo osanna.










