di Andrea Dami
Città di Castello – “La Luce del Nero” è il titolo, scelto dal curatore Bruno Corà, della grande mostra che potremo ammirare fino al 28 agosto agli Ex Seccatoi del Tabacco, sede espositiva della Fondazione Burri insieme a quella di Palazzo Albizzini, che riaprono dopo sette anni di lavori e dieci milioni di investimento, che hanno integralmente riqualificato questi ambienti in via Francesco Pierucci, 1.
Il Nero che da buio, assenza si rifà colore, come evidenziano le opere di Burri ma anche di molti grandi artisti del Novecento, come Agnetti, Bassiri, Bendini, Castellani, Fontana, Hartung, Kounellis, Lo Savio, Morris, Nevelson, Nunzio, Parmiggiani, Schifano, Soulages e Tàpies, che hanno realizzato opere elaborate col nero e che sono documentate in mostra, ovviamente ciascuno ha operato con modalità, intenzioni e anche valenze diverse, però tutti capaci di suscitare in noi visitatori stati d’animo, percezioni e sensazioni differenti.

La Luce del Nero perché il nero tra la fine del Medioevo e il XVII secolo aveva perso il suo statuto di colore; «sono stati gli artisti – come sottolinea Corà – a riconferire al Nero la sua valenza cromatica e in particolare, tra loro, appare essenziale l’azione di Kazimir Malevič esponente di punta della corrente suprematista russa e autore del celebre “Quadrato nero su fondo bianco” del 1915, opera richiamata in questa mostra mediante una stampa che ne riproduce l’immagine».
Continua il curatore Bruno Corà: «Nella religione, nella mitologia e nell’astrofisica il nero è stato l’immagine originaria di un mondo precedente alla manifestazione della luce e la sua tenebra si è estesa fino al concetto di “materia oscura”, di cui tuttora sembra sia costituito tutto l’universo».
Ma noi possiamo ben dire che tra gli artisti del XX secolo, dopo il secondo conflitto mondiale, Alberto Burri è colui che più di ogni altro ha usato il nero nelle sue opere, soprattutto con un’intensità crescente a partire dagli anni ’70-’80, giungendo perfino a dipingere totalmente di nero nel 1990 anche l’esterno di questi Ex Seccatoi del Tabacco, edifici industriali diventati sedi museali dei suoi grandi cicli pittorici.

Oggi fino al 28 agosto potremo vedere le opere di Alberto Burri insieme ad altri grandissimi interpreti del secondo Novecento internazionale, riuniti agli ex Seccatoi per una mostra che non ha precedenti e possiamo aggiungere che, come è stato ribadito durante l’inaugurazione, “sono veramente pochissimi nel mondo i musei d’artista in una città come quello di Burri a Città di Castello, il quale può vantare un percorso museale che inizia da Palazzo Albizzini e si compie agli ex Seccatoi senza temere paragoni con nessuno”.
Ma non meno importante è il “perché” di questa grandiosa rassegna e a chiarirlo è sempre Bruno Corà, curatore e Presidente della Fondazione Burri: «La mostra La Luce del Nero è stata realizzata nell’ambito del programma “Europa Creativa 2020” con il progetto “Beam Up” (Blind Engagement In Accessible Museum Projects 2020-2023), uno dei 93 progetti cofinanziati tra i 380 presentati dai 34 Paesi europei aderenti».
Importante ricordare che al progetto, oltre alla Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri ed Atlante Servizi Culturali, hanno collaborato come partner la Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano e l’Istituto dei Cechi Francesco Gavazza di Bologna, per tutti gli aspetti inerenti alla disabilità visiva; il The Glucksman – museo di arte contemporanea nel campus dell’Università di Cork (Irlanda) e il MSU Muzej Suvremene Umjetnosti – Museo di Arte Contemporanea di Zagabria – per il settore museale.

«La mostra propone un’esperienza percettiva del Nero al vasto pubblico sia dei vedenti che dei non-vedenti – conclude Corà – fornendo in taluni casi esempi pressoché mimetici (Burri) e, in altri, forme, materiali e tecniche usate dagli artisti», perché La Luce del Nero è rivolto “a rendere concreta un’esperienza che ha i suoi fondamenti scientifici, culturali ed etici, si dilata naturalmente secondo l’estensione che offrono le cose d’arte: disegnare un orizzonte poetico ed estetico in cui ognuno possa elaborare la proiezione delle proprie emotività e del proprio pensiero mentre compie azioni cognitive che ci si augura producano nuove esperienze”, come si legge nel bel catalogo dalla copertina nera, emozioni che noi, chiudendo gli occhi, abbiamo veramente provato toccando i modellini realizzati in scala e con gli stessi materiali degli originali.
«Un’esperienza, per molti versi, immediata e fortemente stimolante», ci dice il curatore Corà mentre ci saluta e noi aggiungiamo: da non perdere!
Evviva “La Luce DEL Nero”!









