PRATO – Una serata emozionante per rivivere e cantare insieme i più grandi successi del repertorio di Franco Battiato.
Il concerto di Alice al Politeama Pratese, altra tappa toscana del tour “Alice canta Battiato”, è molto di più di un semplice tributo alla musica, al genio innovatore, al talento sperimentatore, alla profondità e alla cura dei testi del maestro di Ionia, scomparso nel maggio dello scorso anno.
È impossibile colmare l’eredità lasciata da un “mostro sacro” della musica leggera italiana, riconosciuto e stimato a livello internazionale, che definire cantautore appare già irrispettoso e riduttivo, visti i suoi molteplici interessi nei campi della filosofia, della letteratura, della mistica e della pittura.
Un patrimonio musicale e artistico immortale, con album e brani diventati “di culto”, che Alice ripropone in una serata che non è una banale successione di cover, ma un viaggio nelle emozioni e nell’anima della musica e delle parole di Battiato. E a farsi interprete di questo omaggio non poteva essere che lei, Alice, una delle voci femminili più vibranti e potenti – e secondo alcuni critici, sottovalutate – del panorama musicale italiano fra gli anni Settanta e Ottanta.

La cantante forlivese, al secolo Carla Bissi, è stata una delle figure più vicine a Franco Battiato, in virtù di un lungo e fruttuoso sodalizio cominciato nel lontano 1980, quando l’artista siciliano fu co-autore del singolo “Il vento caldo dell’estate”, brano che riscosse un immediato successo. Fu solo l’inizio di una collaborazione destinata a protrarsi per tutto il corso degli anni Ottanta, rilanciando la carriera musicale di Alice e portando i due artisti alla notorietà europea. Alice e Battiato saranno spesso a fianco – insieme all’indimenticato Giusto Pio – come co-autori di testi e arrangiamenti e sul palco dell’Eurofestival del 1984, quando duettano sulle note de “I treni di Tozeur”.
Senza contare le numerose reunion per ricordare i più grandi successi dei rispettivi repertori musicali, in omaggio a quella grande stagione creativa, come il concerto “Live in Roma” dell’autunno 2016 con l’accompagnamento dell’Ensemble Symphony Orchestra.
Anche sul palco del Politeama le emozioni non mancano: la classe e l’eleganza di Alice contagiano fin da subito il pubblico, che si lascia trasportare dalla sua voce in questo affascinante viaggio tra atmosfere oniriche, mondi lontani, amori perduti o ritrovati, visioni mistiche, ricordi d’infanzia, paesaggi di una Sicilia remota nello spazio e nel tempo. Ma c’è spazio anche per aneddoti, osservazioni, ricordi personali legati alla “nascita” delle canzoni e al lavoro artistico insieme a una personalità eclettica come quella di Franco.
Le canzoni di Alice e Battiato si alternano e si intrecciano, unite dal filo comune della scrittura e della vena compositiva del maestro, ennesima testimonianza della sua straordinaria versatilità. Come straordinaria è la voce di Alice: forte, potente, emozionante, capace di reinterpretare con partecipazione e passione brani che la cantautrice sente come una parte di sè.
Da “Lode all’inviolato” a “L’animale”, da “Segnali di vita” a “Gli uccelli”, passando attraverso la denuncia politica e sociale di “Povera patria”, le atmosfere evocative e sognanti di “Summer on a solitary beach”, il ritmo leggero e coinvolgente di “Chanson egocentrique”, l’evasione verso mondi esotici e lontani di “I treni di Tozeur”.
E poi quel meraviglioso “trittico” con “La stagione dell’amore”, “E ti vengo a cercare”, “La cura”, autentiche poesie sull’amore secondo Battiato; scrosciano applausi sulle note di “Per Elisa”, il brano con cui Alice vinse il Festival di Sanremo nel 1981, e poi tutti in piedi a battere le mani a tempo in attesa che ritorni “L’era del cinghiale bianco”.










