mercoledì, Settembre 9, 2026

Santomato Live, l’intervista a Sugar Blue

di Francesco Belliti

PISTOIA – Stasera il palco del Santomato Live si fregerà della presenza di un artista di fama internazionale: il bluesman James Joshua ‘Jimmie’ Whiting in arte Sugar Blue, armonicista che ha rivoluzionato il modo di suonare il suo strumento con all’attivo collaborazioni di grande rilievo: da Willie Dixon a Bob Dylan, dai Rolling Stones (famoso il suo riff di ‘Miss You’) a Prince. Un musicista dunque con la emme maiuscola, un virtuoso fuoriclasse che farà il suo ritorno nella città del Blues Festival a trent’anni precisi dall’ultima volta. Era infatti il 1992 quando Blue si presentò in Piazza del Duomo per strabiliare i presenti con la sua armonica a bocca.

Sugar Blue durante un concerto

“È passato tanto tempo, ma ricordo perfettamente quel concerto – ci racconta ad inizio intervista – Fu tutto meraviglioso: trovai un pubblico fantastico e ci divertimmo molto a suonare in quella piazza. In più ero davvero orgoglioso di condividere la serata con Chuck Berry”.

Passando all’oggi, cosa deve aspettarsi il pubblico del Santomato Live?

Presenterò qualche canzone dal mio nuovo album, ‘Colours’, e anche dai miei precedenti lavori. In più proporrò qualche brano della tradizione blues, da Muddy Waters a Willie Dixon. Ci sarà anche spazio, infine, per qualche piccola sorpresa.

Tornando alle tue origini, che genere di musica ascoltavi quando eri sul punto di iniziare la tua carriera?

Ascoltavo diversi generi: svariavo passando dal modern jazz ad artisti come Dylan, Hendrix, i Beatles, James Brown e Ray Charles. Poi non potevano mancare grandi del blues come Little Walter e Sonny Boy Williamson. Inoltre amavo la musica classica. Credo sia necessario aprirsi a svariati tipi di musica: più ne ascolti meglio suonerai, questo è il mio pensiero.

Hai per caso visto il film ‘Cadillac Records’, che racconta la storia dell’etichetta che lanciò gran parte degli artisti che hai citato?

No, non lo ho mai visto. Ricordo che quando uscì ne parlai con Marie Dixon, la moglie di Willie. Mi disse che fondamentalmente quel film era immondizia e che al suo interno c’erano più menzogne di quelle che si sentono alle elezioni presidenziali. Di fronte a queste parole, non potetti che dare retta alla versione della signora Dixon, piuttosto che a quella di Hollywood.

A proposito di Willie Dixon, com’è stato suonare al suo fianco?

Meraviglioso. Lui per me è stato allo stesso tempo un mentore, una figura paterna, un amico e un insegnante. Ricordo che dopo i concerti tornavamo a casa sua e la signora Dixon mi accoglieva sempre con queste parole: “Entra, ragazzo, siediti e mangia qualcosa”.

Secondo te cosa distingue un bravo musicista da uno capace di fare la storia?

È una bella domanda. Penso che la differenza stia nella capacità di entrare nel cuore delle persone, riuscire a creare qualcosa che loro ameranno per sempre. Alla fine sono i fan che ci permettono di entrare nella storia.

Qual è invece la parte della tua carriera di cui oggi sei più orgoglioso?

Ho avuto la fortuna di collaborare con tanti grandi artisti, ma lavorare con Willie Dixon probabilmente è stato l’apice. Mi sono divertito a registrare con Bob Dylan, con i Rolling Stones e con Prince, oltre a suonare insieme a Ray Charles. Mi considero molto fortunato ad aver potuto lavorare con persone che andavo a vedere ai concerti e che ascoltavo assiduamente.

Come hai vissuto questo periodo pandemico, senza concerti?

È stato un periodo difficile, per tutti in generale e anche per il sottoscritto. Credo che abbiamo fatto molto arrabbiare Madre Natura per scatenare questo inferno. Ho pensato anche che la mia carriera potesse finire e che non sarei mai più potuto salire su un palco a suonare e ad incontrare il mio pubblico. Ero veramente depresso all’idea: sono così felice che possiamo ricominciare a muoverci, viaggiare e fare musica. È presto, tuttavia, per dire che ne siamo usciti: quindi, gente, indossate la mascherina e siate prudenti!

Puoi parlarmi del tuo rapporto con l’Italia, paese che ami particolarmente?

Il mio amore per l’Italia è nato quando ho incontrato mia moglie Ilaria, a Milano. Ci siamo trasferiti là e ho potuto apprezzare a fondo le bellezze culturali di questo paese. E ovviamente anche il cibo e il vino. Mi sono innamorato anche della Puglia, una terra bellissima. Adesso viviamo a Roma e stiamo a pochi passi dal Vaticano. L’Italia è un paese meraviglioso: non riuscirei a citare tutte le città che ho potuto ammirare. Inoltre la gente qui è stupenda.

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