di Beatrice Beneforti
PISTOIA – Geografie lontane fatte di religioni che si intrecciano tra loro: Monika Bulaj ci ha portato con sé, nel suo viaggio visivo, con fotografie analogiche e digitali, in bianco e nero e a colori, scattate agli abitanti del mondo, incontrati camminando.
Non ha preparato un discorso o una lezione di narrazione fotografica ma, proiettando ciò che ha visto, ha parlato e letto sui suoi vecchi taccuini neri.
Ci ha portati in guerra, a spasso con gli zingari, con i santoni, dall’est Europa al Nordafrica, dove è riuscita a cogliere gli attimi delle vite di questi sconosciuti, con la lingua universale delle immagini.
Donne che pregavano, uomini che si aggregavano in danze, in ritmi, mischiando tradizioni antiche e religioni confinanti.

Monika Bulaj, tra musiche e dialoghi, con l’esperienza della sua vita che osserva le vite degli altri, ha ancora un sogno: creare un grande atlante visivo di queste geografie ai confini del mondo.
Gli ultimi, i fuggitivi, gli sfollati ma anche coloro che restano nella propria terra, attaccati ai loro rituali arrivando agli esorcismi, si sono mostrati nei cinquantatré minuti di video dietro le parole della donna che li ha trovati.
Un percorso, quello che l’autrice ha voluto condividere con il pubblico del Teatro Bolognini, diventato narrazione visiva e orale ricco di realtà e credenze.









