mercoledì, Settembre 9, 2026

Vittorio Sgarbi presenta il genio di Raffaello al Giugno Aglianese

di Beatrice Beneforti

AGLIANA – Vittorio Sgarbi ha aperto la rassegna del Giugno Aglianese, presentando il suo libro “Raffaello. Un Dio mortale” (La nave di Teseo, pp. 360, euro 22).

Accolto e introdotto dal sindaco di Agliana, Luca Benesperi, Sgarbi ha parlato del commovente amore che Raffaello ha ricevuto dal padre, uomo colto e capace di rendersi conto dei propri limiti che, una volta intuito il talento del figlio, fa di tutto per farlo studiare dal più grande maestro dei suoi tempi il Perugino.

Vittorio Sgarbi sul palco del Giugno Aglianese

Sgarbi, esperto soprattutto del “genio maledetto” di Caravaggio, racconta di questo libro, di quello che scriveva il Vasari – dalle cui parole il nome del libro – mettendo in contrapposizione la “normalità”, la personalità edulcorata di Raffaello con quella che poi darà inizio all’epoca dell’artista maledetto, quella di Caravaggio.

Caravaggio dipingeva i personaggi per come erano, raccontava la brutale realtà. Raffaello, in perpetuo studio, dipingeva quello che i suoi personaggi sentivano.

Un libro che parla di arte e di vita ma anche di religione: Un Dio mortale ci fa riflettere sul successo della religione cristiana, un dio che si fa uomo e che si autolimita e che muore.

“Raffaello ha solo dipinto. Non è stato un uomo complesso come Leonardo, un pensatore curioso di tutto; non è stato come Caravaggio, un ‘maledetto’ che vive una vita piena di contrasti; non è stato un artista come Michelangelo, pittore, scultore, poeta, architetto. Raffaello ha dipinto soltanto. E ogni volta ha inventato un capolavoro.

I pittori, come il suo maestro Perugino, tendono a ripetersi, a riprodurre un modello, hanno un archetipo di riferimento. Lui no. Ogni volta inventa un’immagine nuova. Opere che la critica disconosce sono di Raffaello: sono opere diverse da quelle che ci aspettiamo, perché Raffaello non è solo Raffaello, è anche Giorgione, è Caravaggio, è Michelangelo, è Parmigianino.

Lui è tutto: nessuno è ‘più tutto’ di lui. Quello che ha fatto Raffaello è un prolungamento della creazione di Dio e della bellezza del mondo, una bellezza assoluta, senza limiti.”

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