di Marcello Paris
PISTOIA – Le riflessioni pubbliche, le richieste di dimissioni dei dirigenti comunali e provinciali del partito sono scaturite in un incontro organizzato dal circolo PD del centro cittadino, presente il Senatore Vannino Chiti, riunito al Circolo Garibaldi di Pistoia per analizzare i punti di sofferenza del Partito in vista dell’assemblea plenaria di giovedì prossimo.

Una riflessione franca e senza infingimenti sulle responsabilità di una sconfitta che brucia, partita dalla relazione del presidente del Circolo Pietro De Caria il quale ha esordito partendo da “quello che dovrà necessariamente essere il primo di una serie di incontri aperti, nei quali iscritti e cittadini tenteranno nella non facile impresa di fare politica”. Qui, ha continuato De Caria, non si tratta più di risollevare le sorti di un partito sempre meno presente nella società civile e nei cuori dei suoi storici elettori. “Si tratta invece di ricominciare a dedicarsi alla politica, a quella sofisticata arte di intessere relazioni, rapporti e su di essi costruire progetti di governo ambiziosi che non si limitino al contingente ma che abbiano la capacità di disegnare il futuro e anticiparlo”.
Poi sono arrivate le accuse ai dirigenti del partito locale, incapaci, a suo parere, di leggere la realtà circostante con la pretesa di svolgere con arroganza e supponenza il compito cui era chiamato: formare una solida coalizione espressione di un progetto politico innovativo e ambizioso che potesse concorrere dignitosamente alla riconquista del comune. Un progetto politico che parlasse della città e dei suoi temi: come il diffuso disagio sociale, la sanità, il lavoro, l’istruzione, l’ambiente che invece sono rimasti confinati al ruolo di vuoti slogan, certo pieni d’amore, ma slogan.
Di fronte a tutto, aggiunge De Caria, il nostro segretario e la sua segreteria (ai livelli comunale e provinciale) non si sono dimessi. Nessuna assunzione di responsabilità, certo diffusa ed equamente distribuita tra una maggioranza arrogante, sorda e cieca e una minoranza incapace di far valere con efficacia le proprie ragioni.
Poi il segretario del Circolo ha fatto appello a ciò che serve al partito: “Solo attraverso la riconquista di una buona prassi politica potremmo ottenere la forza necessaria per affrontare il futuro che ci aspetta, o meglio ancora lo ripeto, potremmo disegnarlo”. Poi l’affondo “Momenti straordinari implicano azioni straordinarie, a partire dall’azzeramento immediato di tutta la dirigenza e le sue zavorre, per sgombrare il campo da pericolose insidie che potrebbero minare un percorso che dovrà necessariamente essere libero e senza ostacolo alcuno”.
“Noi, ha concluso, siamo il circolo centro, non abbiamo paura. Non abbiamo avuto paura di parlare di pace, disarmo, non tremeremo, anzi, non tremerò certo oggi. Se è vero che solo è il coraggio, è altrettanto vero che oggi, almeno oggi, non è così”.
Il dibattito che ne è seguito, regolamentato da Francesco Tancredi nel ruolo di presidente, ha ribadito, se non appesantito, le accuse rivolte alla dirigenza locale che, hanno sostenuto, non è di ora ma affonda le radici negli anni passati e non c’è stata capacità di risollevarsi dall’apatia nella quale il Pd è scivolato.
L’assemblea di giovedì prossimo forse chiarirà meriti, se ce ne sono, e colpe ma non sarà certo una passeggiata: l’onta subita nelle ultime elezioni per il Comune ha lasciato il segno e non sarà indolore risanare le ferite aperte.







