mercoledì, Settembre 9, 2026

Kent e la rivoluzione inglese del paesaggio

di Marco Cei

Ovviamente qui non parliamo della contea inglese con Canterbury, posta a sud-est di Londra e protesa verso la Francia, e nemmeno di Clark, alias di Superman, ma di William Kent, uomo della cultura e dell’arte del XVIII secolo inglese.

E perché sentiamo il bisogno di parlare di lui in questa rubrica di ambiente? Se chiudiamo gli occhi e ci immaginiamo un luogo idilliaco in cui uomo e natura siano in perfetta armonia, forse la maggioranza di noi vede grandi alberi non troppo fitti, qualche incerto sentiero fra grandi distese erbose ondulate, ombra e radure chiare: il nostro immaginario collettivo è da tre secoli impregnato del cosiddetto “giardino all’inglese” (Landscape Garden). E uno dei suoi maggiori creatori, sicuramente il primo fra i grandi, è stato proprio William Kent.

William Kent

Nato nello Yorkshire verso il 1685, si formò come pittore e decoratore, per poi specializzarsi fra i 20 e i 30 anni in Italia, lavorando alle botteghe di affermati pittori. In quegli anni italiani ebbe la fortuna di incrociare Richard Boyle conte di Burlington, che, una volta tornati insieme in patria, diventò suo protettore e mecenate. Si interessò anche di architettura (contribuì alla riscoperta del Palladio e del Gotico), ma il campo dove ha lasciato un segno indelebile è il paesaggio. La sua vera capacità fu nel declinare con il giardino quello che la pittura e la letteratura stavano da tempo elaborando: i paesaggi di Nicolas Poussin, Claude Lorrain, Salvator Rosa, da lui ammirati a Roma, nonché le descrizioni e i versi di grandi poeti, spesso da lui direttamente frequentati, entrarono nei suoi progetti e realizzazioni, alcuni ancora esistenti e visitabili, seppur stratificati nel tempo.

“Per mio conto – scriveva nel 1712 il drammaturgo e scrittore inglese Joseph Addison -, preferisco guardare un albero in tutto il suo splendore e in tutto il fiorire dei suoi rami […] che quando è potato e mutilato in modo da assumere una forma geometrica; non posso impedirmi di immaginare che un frutteto in fiore presenti un aspetto infinitamente più delizioso che tutti i piccoli labirinti dell’aiuola più curata”.

La rivoluzione del “Landscape Garden” fu davvero grande, da una natura che doveva acconciarsi all’uomo e alle sue idee, a forme geometriche e costrette, principio che aveva dominato per secoli o millenni, si passò al “First follow nature, and your judgment frame, by her just standard, which is still the same” (“Per prima cosa segui la natura e forma il tuo giudizio secondo il suo modello, che è ancora lo stesso”, versi di Alexander Pope).

Le migliori parole per esprimere questo concetto sono forse quelle molto più tarde di Frances Hodgson Burnett nel suo libro “Il Giardino Segreto” – “E se guardate bene vi accorgerete che tutto il mondo è un Giardino” – in cui la chiave per potervi penetrare viene custodita sotto terra da un pettirosso, metafore dei nuovi punti di vista, in cui l’uomo non era più il centro di gravità permanente. Da questo libro sono state poi tratte diverse versioni di film, dal 1919 al 2020 a testimonianza del suo carattere universale.

È possibile concentrare l’utopia di abbattere ogni delimitazione e confine, affinché giardino e paesaggio diventassero una cosa sola, in un singolo elemento, tipico dei Landscape Gardens, la recinzione non percepibile alla vista ma che in qualche modo teneva fuori dal giardino le presenze indesiderate, lo Ha-Ha, così chiamato per lo stupore che provocava; in questo modo, la vista poteva spaziare all’intero paesaggio circostante.

Ha-Ha, semplice fossato di delimitazione e uno schema di funzionamento

Ma era comunque una utopia, una illusione, come testimonierà qualche decennio più tardi il ritorno del giardino inglese agli amati segni dei limiti di proprietà, che la rampante società borghese sviluppatasi con la Rivoluzione Industriale disseminerà in abbondanza nei suoi nuovi giardini, guidati dal primo autoproclamato “Landscape Gardener”, Humphry Repton, ironicamente chiamato dai suoi detrattori Mr Milestone, per i suoi caratteristici progetti che marcavano il possesso del territorio con elementi ben visibili.

Ma il giardino, seppur non coincidente tout-court con il paesaggio, ne fa comunque parte e nella sua recente rinascita, sia come interesse che nuove realizzazioni, è presente anche una robusta componente etica e filosofica. Alcuni autori ne propugnano oggi la fondamentale importanza in una società ormai quasi completamente urbanizzata, per la quale una “Natura naturale” non è più raggiungibile né comprensibile, ma pur sempre necessaria.

Quindi il giardino è comunque paesaggio, seppur filtrato dall’uomo e dalla città, ma deve essere più “Natura” possibile, o meglio, deve seguire principalmente le sue dinamiche e i suoi tempi.

Gilles Clément

Possiamo individuare come alfiere di questo nuovo corso un agronomo e paesaggista francese, Gilles Clément, grande divulgatore e teorizzatore di alcuni concetti chiave quali: paesaggio come giardino planetario, giardino in movimento, terzo paesaggio. Se mai fosse possibile sintetizzare in un rigo la sua filosofia, questo potrebbe essere:

“Faire le plus possibile avec, et le moins possibile contre” (Fare quanto più possibile “con” e quanto meno possibile “contro”), in cui l’oggetto implicito, ma immanente, è la natura. La sua è una lunga ricerca sui suoli incolti collocati ai margini delle strade, nelle zone abbandonate o dismesse, nella “friche”, ovvero l’incolto, dove la natura si riappropria dello spazio costruito in degrado. Gilles Clément classifica questi residui come “Terzo paesaggio” e rivoluziona il nostro modo di pensare il giardino tradizionale, lasciando che esso possa vivere senza grande intervento umano. Nondimeno i suoi progetti sono molto pensati e curati, ma aperti alla evoluzione della sua vegetazione e alle dinamiche di crescita e sviluppo.

Scorci del Museo Quai-Branly a Parigi, di Jean Nouvel (edificio) e Gilles Clément (giardini)

Poeticamente, si può dire che smetta le vesti di uomo e si metta invece dalla parte del pettirosso, che ha le chiavi per entrare nel giardino segreto.

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