mercoledì, Settembre 9, 2026

Il vernacolo pistoiese riscoperto negli archivi e nella memoria

PISTOIA – Alla fine saranno nove volumetti di versetti e qualche vignetta che daranno vita alla collana “Pistoia in vernacolo”, materiale raccolto da Claudio Gori per Settegiorni Editore.

I primi tre volumi sono stati presentati nel loggiato della Biblioteca Forteguerriana da Claudio Rosati, presente l’autore.

Un momento della presentazione dei tre volumi di poesia vernacolare pistoiese nel loggiato della Forteguerriana (foto di Stefano Di Cecio)

Il primo, “Tu vedessi ‘n Pistoia ‘l che c’era ieri” racconta la città nei versi di tre poeti vernacolieri del Novecento: Virgilio Gozzoli, Sebastiano Frosini, Enrico Bruni.

Il secondo, “Anche San Jacopo a me mi par cambiato”, è un viaggio tra la piccola e grande umanità di Pistoia che non c’è più: la poesia vernacolare tra fine Ottocento e inizio Novecento.

Il terzo, “I pistoies’ enno ‘osì!” è ancora poesia dagli anni Quaranta del Novecento fino ai giorni nostri ripresa da Giulio Fiorini e Renzo Corsini che si affiancano a Sebastiano Frosini.

Una carrellata di amenità, satira, irriverenza dalla piacevole e interessante lettura che ci riporta a periodi e autori non tanto distanti da noi ma ormai quasi dimenticati.

Un momento della presentazione

L’autore, che Rosati nella presentazione dei volumi ha chiamato scherzosamente “straccivendolo della storia”, ha lavorato per molti mesi frugando negli archivi della Biblioteca Forteguerriana dove ci sono anche molti periodici d’epoca estinti. Alla Nazionale di Firenze è stato reperito materiale del farmacista Luca Zei “Ai piè del monte”, e ancora un testo di Mario Carradori del 1910 e “Un gran mondaccio brutto” di Virgilio Gozzoli del 1907 nella Labronica a Livorno, che, dice l’autore, teoricamente è in pisano ma in realtà scritto in vernacolo pistoiese.

Altro materiale è stato reperito dal mercato antiquario tramite la pistoiese Taberna Libraria ed infine documenti e testimonianze di qualche discendente o estimatore rintracciati a fatica. A livello di studi o piccole raccolte le più rilevanti sono quelle del Cadonici alla Forteguerriana su Enrico Bruni fatte nel 1983. Molto materiale trovato è inedito, da qui il maggior valore e prestigio della collana che vedrà il compimento del nono volume nella primavera del prossimo anno.

I tre volumetti sul vernacolo pistoiese

Ogni libretto, sottolinea Gori, è un po’ un itinerario. Ce n’è uno “Un so se mi rigiro” di Sebastiano Frosini con inediti della seconda guerra mondiale, due quaderni manoscritti molto importanti. Poi c’è da ricordare che molti di questi scritti sono la trasposizione degli spettacoli andati in scena dal 2017 in poi, uno ogni anno, nelle serate dedicate al vernacolo pistoiese.

Spigolando fra le pagine troviamo il Sant’Atto del nostro Remo Cerini oppure la beffa nei confronti degli anticlericali nelle celebrazioni del quarto centenario della Madonna dell’Umiltà. E poi ci sono gli ironici e dissacranti versetti del monsignore e la Rosina.

Insomma una ricerca e una fatica editoriale che oltre al merito di far scoprire l’ironia e il sarcasmo di altri tempi ha la gradita funzione di far riscoprire un po’ di vernacolo pistoiese di cui si sta perdendo memoria.

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