mercoledì, Settembre 9, 2026

Abbecedario verde, L come Laudato sii

di Marco Cei

La mitologia racconta storie molto antiche di Mondi, Dei ed Eroi, ma soprattutto riesce a raccontare quelle eterne, radicate nella più profonda psicologia e cultura dell’uomo. Una di queste è sicuramente nel rapporto di identificazione e filiazione dell’uomo con il mondo naturale, sentito come generatore di vita, e rappresentato dalla Madre Terra, presente in tutte le civiltà del mondo, nessuna esclusa, e non solo in quelle classiche occidentali.

Anche le religioni hanno affrontato questo rapporto fondamentale, e la Genesi della Bibbia è un testo che parla a Ebrei, Cristiani e anche Musulmani. La lettura della creazione del mondo da sempre più accreditata e usata dalle religioni stesse, oltre che dalle culture che ne sono derivate, è quella antropocentrica, in cui all’uomo, in quanto immagine di Dio, viene dato il diritto di soggiogare tutto il resto della natura. Lettura e visione contrapposte a quelle animiste e pagane che attribuiscono invece dignità divina a tutto il creato, convinzioni che hanno purtroppo creato lacerazioni, imposizioni e violenze nella storia dell’uomo.

Oggi siamo di fronte a un “redde rationem” ambientale senza precedenti, e anche la Chiesa Cattolica è chiamata a questa verifica fondamentale, tanto da convincere Papa Francesco alla stesura di una propria Enciclica su questi argomenti: Laudato Si’ del 2015. In questa Francesco trasforma l’autorità dell’uomo sul mondo in un’altra forma di potere, fatta di diritti ma anche di doveri, e la individua come responsabilità, di “coltivare e custodire il giardino del mondo” (Genesi 2,15), mentre tutti gli altri esseri viventi hanno un valore proprio di fronte a Dio e “con la loro semplice esistenza lo benedicono e gli rendono gloria”. L’Enciclica sostiene che l’attuale crisi ecologica mondiale, allontanando la responsabilità dalla parola di Dio, deriva in gran parte da una radice umana che affida alle tecnoscienze la capacità demiurgica di sostituirsi alla natura stessa e diventare fine, quando invece esse sono solamente degli strumenti, preziosi e potenti, da usare con raziocinio ed amore.

San Francesco

Si può anche aggiungere che il documento è figlio diretto della scelta fatta da Jorge Mario Bergoglio al momento della sua salita al soglio pontificio, primo Papa Francesco, nome impegnativo come nessun’altro, che per 800 anni nessuno ha avuto il coraggio di condividere con il santo umbro, propugnatore di un vivere cristiano portato fino alle estreme conseguenze, sia nei confronti degli altri uomini che di tutto il resto del mondo. Laudato Si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, è infatti un verso del suo meraviglioso Cantico delle Creature, uno dei più antichi testi poetici della letteratura italiana, preghiera che Francesco d’Assisi rivolge a Dio, lodandone tutte le sue opere, composto intorno al 1224.

Con un salto millenario, guardiamo all’oggi, e di come questo mito ci viene raccontato, come del resto ha fatto anche l’Enciclica di Papa Francesco, che nella sua ecologia integrale mette sullo stesso piano disuguaglianze fra esseri umani e ambientali, deprecando chi considera alcuni più degni degli altri, e affermando che “disinteressarsi ai poveri e ai diseredati…. mette a rischio il senso stesso della lotta per l’ambiente… Tutto è collegato, pace, giustizia e salvaguardia del creato”. Quindi Terra come eredità comune, mettendo d’accordo credenti e non credenti, tanto da fare di Papa Francesco una rock-star anche nei settori e ambienti più anticlericali.

Da sinistra, Marco Paolini e Telmo Pievani

In una splendida trasmissione della RAI, andata in onda a gennaio 2022 e replicata proprio in queste sere estive, Marco Paolini e lo scienziato e divulgatore Telmo Pievani snodano la narrazione come fosse la costruzione di una cattedrale che non saremo noi a vedere, ma i nostri pronipoti. Partono dalla nascita del pensiero ecologico e indagano il confine tra naturale e artificiale – una distinzione che oggi non regge più – per parlare di un pianeta dove il peso di ciò che l’uomo nel tempo ha costruito ha ormai superato quello della biomassa, cioè di tutte le forme di vita….Punto focale, per il nostro sintetico discorso, è l’incontro surreale fra Noè, il manutentore senza età della Fabbrica del Mondo, burbero attuatore degli Obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, con Gaia che, sempre arrabbiata, lo richiama ai suoi doveri. Proprio in questi due personaggi possiamo concentrare due modi opposti, ma complementari, di guardare al nostro futuro di crisi.

Noè è un personaggio biblico fondamentale: quando la vita del mondo è in pericolo, a causa della incapacità dell’uomo di vivere secondo giustizia e pace, Dio stesso interviene per fermarlo: “È venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, a causa loro, è piena di violenza” (Genesi 6,13), e affida a Noè il compito della salvezza, sia dell’uomo che di ogni forma di vita della terra.

Tornando all’Enciclica, per Papa Francesco ogni uomo di oggi, convertito a una ecologia integrale (ambientale, economica e sociale), deve essere il nuovo Noè, unica soluzione possibile alle catastrofi annunciate, che si stanno velocemente avvicinando. Ma possiamo anche notare che Noè è un eroe con molti lati umani, coltivatore della vite e inventore del vino e, per questo, anche primo ubriacone, tanto da scandalizzare i tre figli per la sua ebbra nudità: Noè non disdegna i piaceri della vita, ma cerca di coltivarli insieme all’impegno.

Greta Thumberg

Gaia nella trasmissione televisiva di Paolini è rappresentata come una dea perennemente pessimista, un po’ acida e aggressiva, che pressa in continuazione Noè per il lavoro che tanto non concluderà. Queste figure esistono davvero, come molti scienziati oppure quella ragazza svedese, Greta Thumberg, che a un certo punto della sua vita decide di gridare al mondo la sua rabbia, portandosi dietro intere generazioni di giovani dal futuro incerto.

James Lovelock

Gaia, cioè la terra intesa come unico organismo vivente, in effetti è un concetto scientifico messo a fuoco una quarantina di anni fa da James Lovelock, biofisico inglese, oggi ultracentenario (Gaia: a new look at life on earth, 1979),. Durante i suoi studi presso la NASA, finalizzati a valutare le condizioni chimiche e fisiche di Marte, comparandole con quelle terrestri, Lovelock capì che proprio la instabilità, e il continuo riequilibrio dei fattori, aveva determinato la nascita e lo sviluppo della vita sul nostro pianeta. Il suo è uno sguardo rigoroso, ma anche ironico e disincantato, come di un moderno Noè che osserva la sua Gaia giustamente incavolata.

Telmo Pievani

Anche Telmo Pievani può essere annoverato fra gli empatici Noè odierni, con il suo approccio ironico, tanto da scherzare proprio su “La Fine del mondo – guida per apocalittici perplessi” (Il Mulino, 2012). “Non siamo i dominatori del pianeta, siamo piuttosto una sua parte. Homo sapiens non può fare a meno della biosfera, mentre la biosfera può benissimo fare a meno di Homo sapiens. Ricordiamoci di questa asimmetria. Stiamo estinguendo una porzione rilevante della biodiversità terrestre e questo impoverisce gli ecosistemi, che ci regalano gratuitamente servizi essenziali per la nostra sopravvivenza. Non è da sapiens segare il ramo evolutivo su cui poggiamo”… “Non credo che, nonostante la povertà che cresce, l’allarme ambientale, la decadenza valoriale, stiamo vivendo tempi da fine-del-mondo. Siamo sicuramente in un passaggio delicato e critico, ma da qui scatterà un nuovo inizio, come è successo tante altre volte. Ogni crisi contiene anche opportunità. Bisogna saperle cogliere, per esempio premiando l’innovazione, la ricerca, la creatività”.

Dei 17 goals, obiettivi individuati dalla Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che declinano le possibili soluzioni invocate da Gaia e di cui si deve occupare Noè, parleremo una prossima volta.

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