mercoledì, Settembre 9, 2026

Abbeccedario verde: M come microbiota

di Marco Cei

Per molto tempo abbiamo sentito parlare di “flora intestinale” presente nell’intestino umano, termine dovuto alla vecchia classificazione dei microrganismi inclusi nei vegetali, quando tutti gli esseri viventi venivano suddivisi fra regno animale e vegetale. Da qualche tempo invece la scienza riconosce sei regni e uno di essi è costituito dai soli batteri. Oggi, quindi, più correttamente, per descrivere l’insieme delle forme di vita che popolano il tratto digerente si parla di microbiota: si tratta di oltre mille miliardi di batteri, virus (https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/v/virus-e-batteri), funghi e protozoi, dal peso totale di circa un chilogrammo e mezzo.

La maggior parte di essi si trovano lungo il tubo digerente, ma sono presenti anche in diverse altre parti del corpo, spesso in posizioni di filtro fra esterno e interno.

Altra confusione spesso presente è di tipo lessicale, fra microbiota e microbioma, ritenendoli termini equivalenti. Il primo costituisce «l’insieme dei microrganismi che in maniera fisiologica, o talvolta patologica, vivono in simbiosi con il corpo umano» mentre microbioma «indica la totalità del patrimonio genetico posseduto dal microbiota, cioè i geni che quest’ultimo è in grado di esprimere».

Se consideriamo il microbioma umano, i suoi geni codificano la produzione di diverse molecole che il corpo non riesce a produrre autonomamente. Se andiamo a indagare la nostra intrinseca identità, i numeri lasciano stupiti: nonostante i loro scarsi 2 kilogrammi, il 99% della nostra componente genetica funzionale deriva dai batteri, come se fosse un secondo genoma, anzi un primo. Questo ci permette di considerare il microbiota come un grande organo endocrino aggiuntivo che fornisce un ampio numero di composti fondamentali al funzionamento degli organi umani (da Magazine della Fondazione Veronesi).

I geni del microbiota sono quindi complementari ai geni autoctoni del DNA dell’individuo e aiutano nel mantenimento dello stato di salute prevenendo o fungendo da terapia per molte patologie e supportando le funzioni umane quali la digestione, lo sviluppo del sistema immunitario e la sintesi di composti fondamentali.

Il microbiota intestinale umano come detto è costituito da un insieme di oltre mille miliardi di batteri (appartenenti a circa mille specie diverse) e, in minor misura, da virus, funghi e protozoi. Esso varia da una popolazione all’altra e da un individuo a un altro della stessa popolazione, in base alle influenze del patrimonio genetico, della storia personale, dell’ambiente di vita e delle abitudini alimentari.

Alcuni batteri, i più studiati a causa del ruolo predominante che hanno nel metabolismo, sono comuni alla maggioranza dell’umanità e sono riconducibili a tre generi  principali, Bacteroides, Prevotella e Ruminococcus. La prevalenza di uno di essi, rispetto agli altri due, dà luogo a tre diverse fisionomie di microbiota intestinale denominate enterotipi:

Le persone che seguono la tipica dieta occidentale onnivora sono spesso caratterizzati dall’enterotipo 1, dominato dai  Bacteroides, mentre coloro che seguono una dieta ricca in carboidrati e fibre (https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/f/fibra-alimentare) appartengono spesso all’enterotipo 2 dominato da Prevotella. Infine, i vegetariani (https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/d/dieta-vegetariana) “puri” hanno spesso un enterotipo 3, dominato dal Ruminococcus.

Appartenere a un enterotipo piuttosto che a un altro influisce sul metabolismo, per esempio nella produzione delle vitamine (https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/v/vitamine) oppure sul rischio di sviluppare specifiche malattie come l’obesità (https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/o/obesita). Bacteroides tendono a produrre più vitamina C (https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/v/vitamina-c), B2, B5 e H,  Prevotella più vitamina B1 (https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/v/vitamina-b1-tiamina) e acido folico, Ruminococcus più citochinine che regolano il sistema immunitario.

Spesso si sente parlare di “batteri buoni” e “batteri cattivi”; in realtà non esistono buoni e cattivi perché lo stesso ceppo potrebbe essere dannoso o vantaggioso in base alla localizzazione o al patrimonio genetico dell’uomo a cui appartengono. Come al solito, è il bilanciamento fra i diversi gruppi che determina lo stato di equilibrio (eubiosi), con prevalenza delle specie benefiche per l’uomo, in equilibrio tra loro e con l’intestino che li ospita, o quello patologico (disbiosi), condizione che i medici hanno riscontrato in molte malattie, come l’obesità, le malattie infiammatorie dell’intestino (https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/m/mici-malattie-infiammatorie-croniche-dell-intestino) e altre come quelle immunologiche e metaboliche.

Normalmente c’è una predisposizione individuale a rientrare in un certo enterotipo, ma che esso sia stabile nel tempo, o addirittura fisso, è stato di recente messo in discussione da studi di lunga durata (5-10 anni), che hanno dimostrato come l’enterotipo di una certa persona possa cambiare in relazione a variazioni ambientali, stili di vita e di alimentazione.

Si è sempre pensato che prima della nascita, il feto non fosse colonizzato da microrganismi, ma alcuni studi sembrano indicare che batteri contenuti all’interno della placenta materna possano contribuire alla formazione del primo microbiota e del sistema di difesa dell’organismo (sistema immunitario) del nascituro. Più in generale, si ritiene che siano alcuni composti prodotti dal microbiota materno ad influenzare il sistema immunitario e il corredo microbico del feto e del neonato. In ogni caso, è ormai sempre più evidente che sono il periodo neonatale e i primi anni di vita i più importanti per lo sviluppo del microbiota.

L’acquisizione di queste conoscenze ha favorito nei medici l’attenzione a privilegiare, quando possibile, il parto naturale e l’allattamento al seno così come l’utilizzo degli antibiotici solo nei casi di effettiva necessità, comportamenti che ovviamente disturbano grandemente il microbiota.

A partire dal corredo genomico individuale, come detto, sono poi gli ambienti con cui veniamo a contatto che contribuiscono a formare il nostro tipico microbioma: oltre alla gestazione, alle modalità del parto e i tipi di allattamento, sono poi gli stili e i contesti di vita (urbani, rurali, più o meno inquinati, ecc.) a conformarlo nel tempo.

A tale riguardo sono molto interessanti degli studi effettuati su bambini in età pre-scolare, che dimostrano significativi miglioramenti del loro sistema immunitario e della composizione del loro microbioma dopo un solo mese di attività scolastica in asili che prevedessero il diretto contatto con il terreno e con le piante, rispetto ad altri più asettici e “igienici” (Pistoia città anziana. E i bambini?: https://www.reportpistoia.com/pistoia/item/88074-pistoia-citta-anziana-e-i-bambini.html?tmpl=component&print=1).

Più in generale, è possibile affermare che vivere mondi molto artificiali, se non addirittura inquinati, provoca situazioni di stress al nostro microbiota, facilitando i casi di disbiosi, mentre farlo in ambienti più naturali e sani ci aiuta a mantenere un microbiota ricco e in equilibrio (eubiosi). E talvolta non si parla solo di generico benessere, ma addirittura di capacità di affrontare malattie definite “incurabili”. L’immunoterapia ha rivoluzionato la cura di diversi tumori trasformandoli in malattie croniche, e uno dei principali fattori in grado di influenzare la sua efficacia è proprio il microbioma, il corredo genico di microrganismi che popola il nostro tratto digerente. Ecco perché modificarne la composizione si sta rivelando una strategia utile per migliorare l’effetto di diverse cure anticancro, attraverso l’analisi del microbiota con un criterio predittivo finalizzato al trattamento con terapie immunoterapiche, cioè attraverso la somministrazione di alcune capsule contenenti microrganismi da donatori sani, oppure quella dei soli ceppi batterici che effettivamente riescono a pilotare la risposta immunitaria. Alcuni microrganismi del microbiota, infatti, riescono a produrre le cosiddette cellule NK. Le cellule Natural Killer (NK) sono una classe di cellule citotossiche del sistema immunitario, particolarmente importanti nel riconoscimento e distruzione di cellule tumorali o infette da virus, con un meccanismo d’azione che viene definito “naturale” poiché riconoscono autonomamente il target da colpire.

Giuseppe Arcimboldo La Terra 1566

Nel nostro specifico interesse, nonché in quello più generale della Terra, dobbiamo prendere atto che la nostra identità è molto più complessa e incerta di quello che pensiamo e che, “a prescindere da quante volte ti lavi, o uomo, il tuo corpo continua a essere popolato di «vicini di casa»: batteri, funghi, virus, archei … L’immagine che ne scaturisce appare inverosimile e del tutto rivoluzionaria, infatti fino a ora la filosofia e la psicologia ci hanno «monadizzati» … quadro che ha prevalso nella nostra immaginazione e percezione di noi stessi… Oggi so che quel magnifico homo sapiens è sé stesso solo per il 43%. Il resto è fatto di ridicole e irrilevanti creaturine che è sempre stato facile far fuori con antibiotici e pesticidi… Ritengo che il peccato per il quale siamo stati cacciati dall’Eden non sia stato il sesso, o la disubbidienza e nemmeno la conoscenza dei misteri divini, ma appunto il fatto di avere considerato noi stessi come qualcosa di separato dal resto del mondo”. (Olga Tokarczuk, Il mio nome è milione, Sotto il vulcano – IV 2022 – Feltrinelli)

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