mercoledì, Settembre 9, 2026

Casalguidi, alla Fiera la Mostra del ricamo: viaggio nella storia del ”Punto di Casale”

di Paolo Gestri

CASALGUIDI – Tra gli appuntamenti di maggior richiamo dell’attuale Fiera Casalguidi, si distingue la Mostra del Ricamo, nella Sala Francini della Misericordia, in Piazza Vittorio Veneto. Con i bei ricami, sono esposte vecchie foto di casalini ed altre dell’asilo don Pisaneschi.

Il ricamo in questione è il “Punto Casale”, famoso nel mondo.

Club ricamo Punto Casale

E’ questa la trama più bella che disegna il passato, che ha intrecciato la storia di tante donne. Fondatrici, agli inizi del secolo scorso, Camilla Amari e, soprattutto la signorina Giuseppina Morelli che si meritata pure l’intestazione di una strada. La loro storia continua oggi con il Club del ricamo di Casale, con la guida di Mirella Carobbi e Manuela Chiti. Ieri come oggi si ricamano omini, donnine, uccelli, capitelli romanici e gotici, fiori e frutta; barchette, uva e spighe. Ciò che rende prezioso e unico il Punto Casale è il “rilievo pressoché marmoreo, su fondo leggerissimo” come si legge nella relazione della ricamatrice Adele della Porta, del 1915.

Ma già l’esposizioni di Milano nel 1906 e di Torino nel 1914 ne avevano decretato l’ineguagliable successo confermato negli anni Venti negli Sati Uniti dove fu divulgato dalla nobildonna Maria Maddalena de’ Rossi.

Poi vennero, tra gli altri, i laboratori di Remigio Pratesi e Luigi Pacini e i sudati ambulanti che stendevanoi ricami in spiaggia sulle “bandinelle”, teli neri che facevano risaltare l’eccezionale bellezza di quei ricami che solo Casale sapeva produrre. D’altronde, per tante povere famiglie, ricamare significava anche vivere un po’ meglio, come peraltro aveva capito da tempo l’illuminato granduca Leopoldo che, riferendosi ai ricmi sul Montalbano, aveva reso omaggio al “genio per la manifattura elegante manifestato dalle Donne Pistoiesi, che si sono distinte in ricami ad ago più eccellenti”. Fu così che, nei seguenti anni Trenta, a San Giustino, presso la villa De’ Rossi, sopra Cantagrillo, nacque una vera e propria scuola per bambine, scuola anche d’educazione: grembiule bianco, capelli raccolti, seggioline di paglia e “fate vedere le mani, guardiamo le unghie”, comandava la maestra.

“Mettere insieme immagini del modo contadino con monumenti romanici di Pistoia in particolare – sottolineano la Carobbi e la Chiti – è un connubio azzardato che solo l’arte può osare e concordare. Il fondersi di questi elementi tra sfondi traforati e altorilievi dà vita a capi di corredo, abbigliamento e complementi per la casa davvero esclusivi, con l’elemento scultoreo in evidenza. Un ricamo nato povero con filo grezzo su lino grezzo, ma che si è presto raffinato e che oggi rappresenta al meglio la nostra tradizione”.

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