FIRENZE – Olafur Eliasson, artista danese di origini islandesi, è “Nel suo tempo” e ce lo conferma il titolo della mostra nel Palazzo Strozzi, che potremo vedere fino al 22 gennaio 2023.
L’esposizione è stata curata da Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi, ed è la più grande rassegna mai realizzata in Italia da Eliasson che ha ideato e anche diretto il complesso lavoro negli e sugli spazi dell’importante palazzo fiorentino.
Con luci e ombre fugaci, con riflessi e colori intensi, Olafur Eliasson, attraverso sia opere storiche, sia di nuova produzione, è riuscito a coinvolgere l’architettura del Palazzo Strozzi, perché quelle ombre a loro volta potessero farci “immergere”, avvolgerci in questo percorso, certamente non convenzionale nel panorama della creatività contemporanea, mettendo così in discussione la distinzione tra realtà, percezione e rappresentazione.
Un buon “biglietto” d’ingresso!
Quindi le linee del cortile, come quelle delle stanze del Palazzo diventano il punto di riferimento, d’incontro tra l’architettura e la sua storia, tra le opere e noi visitatori…per cui possiamo dire: tra spazio e tempo.
Infatti, precisa l’artista Olafur Eliasson: «Nel suo tempo è un incontro tra opere d’arte, visitatori e Palazzo Strozzi. Questo straordinario edificio rinascimentale ha viaggiato attraverso i secoli per accoglierci, qui ed ora, nel XXI secolo, non come semplice contenitore ma come co-produttore della mostra.
Non è solo Palazzo Strozzi ad aver viaggiato nel tempo. Come visitatore, ognuno di noi ha vissuto, con una relazione tra corpo e mente sempre diversa in modo individuale. Ognuno con le proprie esperienze e storie si incontra nel qui e ora di questa mostra».
È «nel 2015 – ricorda Arturo Galansino – che Olafur visitò per la prima volta gli spazi di Palazzo Strozzi e rimase colpito dall’architettura rinascimentale, cominciando così una lunga conversazione tra lui e il palazzo quattrocentesco, un dialogo complesso il cui senso si riassume nell’esposizione odierna».
E come non credergli!
Nel cortile, è la grande struttura ellittica di 11 metri: Under the weather (2022), sospesa a 8 metri da terra, che attira la nostra attenzione, provocandoci un interessante effetto mentre ci spostiamo continuando a guardare l’opera che si trasforma grazie alle sue “interferenze visive”, volute proprio per “destabilizzare” la rigida architettura ortogonale del palazzo, mettendo così in discussione la percezione di struttura storica stabile e immutabile. Siamo in sintonia con l’artista: “nel suo e nostro tempo”.

Salendo al piano nobile ci troviamo tra presenza e assenza, tra realtà e rappresentazione, un gioco caro all’artista Olafur Eliasson, in un’alternanza di luci, colori e ombre.
È un nuovo modo di percepire l’architettura, destabilizzandone la comprensione tradizionale e consolidata, creando così coinvolgenti atmosfere con queste “nuove” vetrate che si affacciano sia sul cortile, sia sulla strada. Ecco il rapporto tra lo spazio interno e quello esterno. E poi l’irregolarità dei vetri, delle bolle, dei graffi, della polvere che ne evidenziano la matericità, ma nello stesso tempo, queste immateriche superfici di vetri diventano la “membrana” che separa l’interno dall’esterno.

Ma Olafur Eliasson con l’opera: How do we live together (2019) unisce lo spazio reale con quello irreale. Con un arco metallico nero invade, in diagonale, lo spazio della sala il cui soffitto, rivestito da una superficie specchiante, lo raddoppia diventando un cerchio che crea un effetto illusorio di disorientamento: ci vediamo capovolti e sospesi…
Questo spazio creato dall’anello diventa un ponte tra questi due mondi!
Rimaniamo in tema, grazie al lento movimento dell’installazione Solar compression (2016), il cui disco sospeso e specchiante su ambi i lati emana dal suo interno una luce gialla che “tinge” tutto l’ambiente e anche noi, che ci possiamo “vedere” colorati e deformati!
Sempre il colore giallo “inonda” la grande stanza completamente vuota dell’opera: Room for one colour (1997) che ci invita ad entrare per “immergersi” in questa luce prodotta da lampade monofrequenza che trasformano tutti i colori in sfumature dal grigio al nero, accettuando la percezione dei dettagli da parte nostra. Se ci stiamo abituando alla luce gialla, all’uscita, per un istante, percepiremo un’immagine residua bluastra: non è altro che il suo colore complementare.
Invece, quando entriamo nello spazio creato dall’opera: Triple window (1999), ci troviamo testimoni di motivi rettilinei e sovrapposti che ricreano l’effetto di una luce che filtra attraverso una finestra di notte creando anche l’illusione di una profondità prospettica sulla superficie piana della parete.
Nello spazio della grande stanza fasci di luce colorata si rifrangono e si riflettono nelle piccolissime goccioline d’acqua facendole brillare in una cortina di nebbia: è l’installazione Beauty (1993).

Questo arcobaleno cambia a seconda della nostra posizione e il visitatore che ora è vicino a me non vedrà quello che vedo io, «si tratta di oscillare avanti e indietro tra due posizioni – dice l’artista Olafur Eliasson – vedere l’arcobaleno, non vedere l’arcobaleno, vedere e non vedere». L’opera la possiamo attraversare e mentre proviamo questa esperienza unica, diamo corpo all’idea di base della ricerca di Eliasson: ogni spettatore è sempre anche co-produttore dell’opera d’arte.
Firefly double-polyhedron sphere experiment (2020) è un grande poliedro di vetri filtranti ad effetto colorato iridescente, dal verde all’arancione, dal giallo al ciano e al rosa, la cui struttura geometrica: due poliedri complessi incorporati uno nell’altro, è il prodotto di decenni di ricerche di Olafur Eliasson. La forma interna ruotando lentamente provoca nelle lastre sovrapposte sfumature in costante mutamento, mentre le luci brillano al suo interno, quasi fossero delle lucciole…

Dopo aver “viaggiato” nel “nostro tempo” e essere stati coinvolti dalle molte opere in mostra, conviene scendere nella Strozzina per immergersi nella realtà virtuale entrando in una delle molte postazioni dell’installazione: Your view matter (2022) per farci portare in “spazi” che hanno forma di solidi platonici… da provare questo incontro tra il nostro corpo fisico e lo spazio digitale.
Poi passiamo davanti ai sette pannelli di City plan (2018) e ai due dischi di vetro dicromatico di Eye see you (2006) che cambiano colore a seconda della nostra posizione e del nostro movimento, per fermarci davanti all’opera: Fivefold dodecahedron lamp (2006) che si basa sulla forma del dodecaedro e parte da uno studio ancora in corso sull’uso della simmetria poligonale.
Ancora un gioco di riflessi e di ombre, di interno ed esterno, mentre lo stesso motivo viene proiettato sulle pareti dello spazio circostante… Un’altra esperienza da non perdere!
La mostra Nel tuo tempo è stata promossa e organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi e dallo Studio Olafur Eliasson.
Main Supporter: Fondazione CR Firenze. Sostenitori: Comune di Firenze, Regione Toscana, Camera di Commercio di Firenze, Comitato dei Partner di Palazzo Strozzi, Intesa Sanpaolo. Con il sostegno di Fondazione Hillary Merkus Recordati, Maria Manetti Shrem, Città Metropolitana di Firenze.
Nel tuo tempo si tiene in concomitanza con la presentazione di una nuova installazione site specific dell’artista per il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea che sarà aperta al pubblico dal 3 novembre 2022.










