PISTOIA – Non nasconde la sua delusione don Massimo Biancalani, il parroco di Vicofaro, di fronte alla sentenza del Tribunale di Pistoia che lo condanna per non aver garantito una adeguata igiene nella sua parrocchia divenuta centro di accoglienza.

Un mese di carcere, che con la sospensione condizionale dovuta al fatto che il parroco è incensurato si trasformerà in una ammenda di 1.200 euro.
I fatti a cui si riferisce la sentenza risalgono al 2020 uno dei momenti più caldi della storia della accoglienza a Vicofaro, quando nella parrocchia che ospitava oltre 150 migranti si inasprirono le polemiche, ci furono parecchi contagi e l’area si trasformò in una piccola zona rossa sottoposta a un controllo continuo delle forze dell’ordine. Le verifiche dell’Asl portarono a identificare le falle nell’igiene.
Biancalani allora, come con più forza oggi, si sentiva al centro di profonde ingiustizie, abbandonato dalle istituzioni “che invece di aiutarci, ci mettono in difficoltà”. La sentenza la ritiene l’ennesima tappa di “una profonda ingiustizia”. E non esclude un ricorso, dopo che si sarà consultato con gli avvocati che lo seguono da tempo, uno studio di Pistoia e uno di Prato.

Il Centro di Vicofaro torna così in mezzo alla polemica, con don Biancalani che rivendica con forza le sue scelte di accoglienza, sulle quali si aspetterebbe aiuti e non condanne e diti puntati. Sottolinea che una situazione in cui tante persone sono concentrate (e sono sempre tante, nonostante un progetto della Regione abbia cominciato a trovare collocazioni alternative) certi problemi possono inasprirsi.
“Dobbiamo fare tutto da soli, non abbiamo contributi dallo Stato, accogliamo e basta. E nessuno ci aiuta – insiste il parroco -neppure la chiesa locale ci sostiene. Gli unici aiuti che abbiamo arrivano magari dalla chiesa di Roma e da istituzioni religiose, addirittura non cattoliche”. (m.d.)








