mercoledì, Settembre 9, 2026

”Energia a Km0”, le sfide della transizione. CTN ne parla al Pianeta terra festival

LUCCA – Una transizione energetica alle prese con gli sconvolgimenti politici, imbrigliata da complessità burocratiche – amministrative e alle prese con la necessità di un ripensamento culturale. Sono stati questi i temi cardine dell’incontro “Le nuove sfide per la produzione di energia elettrica tra sostenibilità e mercato” in programma ieri pomeriggio (7 ottobre) alla sala convegni di Confindustria Toscana nord a Lucca.

Il convegno, in cartellone al Pianeta terra Festival, ha visto la partecipazione dell’imprenditore Silvio Gentile, del vicepresidente Tim Brasile Mario Girasole, l’AD di Gme spa Andrea Péruzy e del professor Cesare Pozzi. A moderare Flaminia Barachini.

Da sin: Gentile, Barachini. Pozzi, Girasole e Péruzy

Ad aprire l’incontro, la riflessione su cosa sia la transizione energetica e come coniugarla con le esigenze di consumatori e produttori, in un contesto come quello italiano caratterizzato da una carenza tradizionale di materia prima per la produzione di energia. 

Non solo. L’incedere della transizione in Italia deve fare i conti anche con l’assenza di un tessuto produttivo specializzato e stabile. ”In Germania non è che son più bravi di noi con le rinnovabili – osserva Gentile – semplicemente hanno fatto una scelta di sviluppo e hanno mantenuto dei cicli stabili di produzione”.

Per quanto riguarda il breve periodo l’imprenditore propone un modello di sviluppo energetico ibrido. ”L’energia interamente sostenibile – commenta – deve esser il punto di arrivo. Occorre tempo. Nel breve periodo bisognerebbe puntare ad un mix di forniture”.

A preoccupare, dice, nel contesto delle rinnovabili, “sono l’assenza di direttive chiare e le procedure di burocratiche”.

La sfida cardine comunque nel ”modello sostenibile” è la combinazione di produzione e consumo di energia. ”Un modello a Km0 – osserva l’imprenditore -. Si tratterebbe di produrre energia in maniera decentralizzata in cui ogni consumatore deve produrre l’energia necessaria al suo fabbisogno e immettere il resto sul mercato”.

Anche l’ad Andrea Péruzy si dice concorde nella necessità di coinvolgere maggiormente famiglie e imprese nel processo di transizione energetica, affinché osserva ”ne diventino operatori attivi. Ma per attuare al meglio la transizione la sola semplificazione non basta”, aggiunge a proposito della complessità burocratica . ”Ci vogliono le infrastrutture – commenta – non possiamo essere il paese dei no. No all’eolico offshore, no al rigassificatore e no ai termo-valorizzatori”.

L’incontro alla sala convegni di Ctn a Lucca

Strettamente collegato alla questione energetica è il tema scottante dei rincari. ”Non bisogna puntare ad imbrigliare il mercato con i tetti al prezzo del gas” dice Péruzy. A quanto riferisce infatti la misura non risolverebbe il problema ma altererebbe il meccanismo di autoregolazione del mercato. Ciò comunque non vuol dire che un limite sia assolutamente da evitare. ”Visto il periodo di forti rincari – osserva – una misura del genere andrebbe attuata, ma solo nel breve periodo”.

Ad aprire la riflessione sull’aspetto culturale è il il vicepresidente di Tim Brasile Mario Girasole che, a proposito del fenomeno energetico, evidenzia: ”occorre parlare di conversione e non di transizione” In questo periodo di fermento energetico sarebbe dunque utile guardare all’esperienza di altri paesi. “Il Brasile – commenta – produce l’ 80% dell’energia dalle rinnovabili, e di quello che consuma ne auto-produce il 60%. C’è una cultura diffusa di energia pulita e soprattutto ha realizzato dei sistemi di accumulo”. Accumulatori che, come spiega, sarebbero importanti per evitare, nel caso di razionamenti dei consumi, una paralisi delle telecomunicazioni e di fatto di qualsiasi tipo di attività.

Introdotto dalle parole di Kennedy, quelle del discorso all’università di Kansas nel marzo ’68 in cui si chiedeva di coniugare l’economia con le esigenze umane, il professor Pozzi è tornato sul tema ribadendo la necessità di un punto di vista diverso sulla transazione . “La sostenibilità è fondamentale ma deve esser compatibile con il nostro modello culturale – evidenzia-. Se ci siamo evoluti antropizzando il mondo non possiamo parlare di una sostenibilità che si ponga come obiettivo quello di non renderlo più antropico. Si può ridurre tutte le emissioni – conclude -, ma poi? 40 milioni di disoccupati”. (r.b.)



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