mercoledì, Settembre 9, 2026

Italia-Brasile, le storie e le emozioni del Mundial raccontate da Davide Enia

PRATO – Un racconto avvincente e serrato in dialetto siciliano, che alterna dramma e ironia, della partita più iconica del Mundial spagnolo.

Davide Enia porta in scena al Teatro Metastasio di Prato lo spettacolo “Italia-Brasile 3-2 il ritorno” nel quarantesimo anniversario del leggendario incontro disputato il 5 luglio 1982 allo stadio Sarrià di Barcellona, e che vide contrapposte le nazionali di Italia e Brasile in un passaggio cruciale del campionato mondiale di calcio.

Fu quella partita, con la sua altalena di emozioni, a segnare il vero punto di svolta del Mundial per la formazione di Bearzot, che dalla vittoria contro i campioni brasiliani spiccò il volo verso il successo finale al Bernabeu. Un’Italia fino a quel momento poco convincente, con un attacco abulico, contestata da tifosi e giornalisti, messa di fronte al superfavorito Brasile con il suo gioco tecnico e spumeggiante, e per giunta obbligata a vincere: c’erano tutti gli ingredienti, quel caldo pomeriggio catalano di inizio luglio, per un’impresa sportiva dal sapore epico, che ancora oggi, a distanza di quarant’anni, chi era presente allo stadio o incollato alla televisione ricorda con lucidità e commozione.

Il racconto di Enia, accompagnato dalle musiche in scena di Giulio Barocchieri e Fabio Finocchio, mescola e unisce il ricordo personale di quella partita, vista alla tv come milioni di altri italiani insieme alla propria famiglia, tutta “assiepata” nel salotto della sua casa di Palermo, alla narrazione dei momenti salienti e delle azioni del match, viste attraverso gli occhi dei giocatori in campo e dei tifosi sugli spalti. È un viaggio nelle molteplici e contrastanti emozioni che solo il calcio sa regalare, tra attesa, disperazione, gioia, esultanza, sconforto, paura, imprecazioni, liberazione irrefrenabile quando l’arbitro fischia la fine della partita che manda l’Italia in semifinale.

Davide Enia (foto di Tony Gentile)

Sì, perchè la “piccola” Italia, dal gioco lento e prevedibile, tutta catenaccio e contropiede, alla fine dei novanta minuti ha sconfitto 3-2 il grande Brasile, giocando una “partita perfetta” trovando il modo di esaltare le proprie caratteristiche e di colpire i carioca nei loro punti deboli.

Attraverso la voce di Enia riviviamo le gesta di molti dei protagonisti di quella gara: dal “bellissimo” Cabrini al “vecchio” Zoff, dall’elegante Falcao al “maestro” Socrates, dal “generoso” Graziani al “piccolo” Conti che corre con generosità sulla fascia. E poi, sopra tutti, Paolo Rossi, l’eroe che ogni impresa epica richiede, capace di “sbucare fuori dal nulla” dopo una prima parte di Mondiale da fantasma, mai decisivo e spesso avulso dal gioco; per l’attaccante pratese sarà la giornata non solo del riscatto personale, ma della svolta per la propria carriera, per il cammino mondiale dell’Italia, per una nazione intera.

La tripletta di Rossi nella partita più importante diventa quindi metafora della possibilità di ciascuno di noi di rialzarsi dalla polvere dopo una caduta e di segnare la propria “tripletta” nella vita, proprio come “Pablito”, passato in pochi giorni da reietto a trionfatore ed eroe nazionale.

La sua storia umana e sportiva si unisce ad altre storie di calcio e di uomini che Enia racconta nel corso dello spettacolo, aprendo “parentesi” a dimostrare che il calcio è molto di più di un semplice correre dietro un pallone, è qualcosa capace di trasmettere emozioni e valori talvolta in maniera drammatica. Ecco allora il racconto della “partita della morte” in cui i giocatori della Dinamo Kiev furono costretti a sfidare una selezione tedesca durante l’occupazione nazista, rifiutandosi di perdere una partita-farsa e pagando la loro vittoria a caro prezzo; oppure la vicenda personale di Garrincha, detto “lo zoppo”, colpito da bambino dalla poliomielite e poi divenuto il campione del popolo e uno dei giocatori più forti nella storia del Brasile, ma con un occhio sempre al mondo dei poveri e dei diseredati delle favelas di Rio in cui trascorse l’infanzia.

E poi c’è il ricordo personale di Enia, quando, ancora ragazzo, quel pomeriggio di inizio estate rimase due ore con gli occhi incollati alla tv (una delle prime televisioni a colori di Palermo!) insieme a nonni, zii, cugini, nipoti: una famiglia come tante che partecipò a quell’evento ormai entrato nell’immaginario popolare a suo modo, tra riti scaramantici, numeri del lotto, momenti di tensione e adrenalina, balzi sulla sedia e una profezia di vittoria destinata ad avverarsi.

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