mercoledì, Settembre 9, 2026

Pupi Avati lancia un appello per sostenere le sale cinematografiche

di Giacomo Martini

ROMA – Come è noto da troppo tempo le sale cinematografiche nel nostro Paese stanno vivendo un momento molto difficile ed assistiamo impotenti alla chiusure di molte di esse soprattutto nei piccoli e medi centri.

Con queste parole Pupi Avati affronta il grave problema. “Mi pare siano ricomparsi, anche con qualche stupore, spettatori che chiedono di più, che vogliono un prodotto più ambizioso”.

Così in un’intervista a La Stampa, il grande regista riflette sul cinema italiano e sulle norme di sostegno, ammettendo: “Sto mandando messaggi accorati alla nuova Presidente del Consiglio. La mia supplica – apartitica – è che per la prima volta nella storia di questo Paese quello della Cultura sia considerato un ministero primario”.

Il regista Pupi Avati

Avati invoca “una legge cinema come quella francese, che ha consentito alla Francia (a differenza nostra) di non essere travolta dalla crisi delle sale”.

A domanda sullo stato di salute del cinema italiano, ammette “mi sembra tornato ambizioso, con produttori che ora pretendono anche bei film. Viceversa, c’è una specie di tracollo verticale di quel cinema carino, le commediole su cui si è puntato in modo eccessivo negli ultimi due decenni, arrivando a raschiare il fondo del barile (…) Senza buoni sceneggiatori non esiste buon cinema”.

Quanto al vistoso aumento produttivo: “è evidente che questo è il risultato del tax credit. Il passaggio in sala ormai è solo un giustificativo per ottenere il credito, ma già in partenza i veri destinatari del film sono le piattaforme. E questo non è bello”.

Analoghe prese di posizione a tutela del mercato sala sono arrivate nei giorni scorsi da altri protagonisti del nostro cinema come Alba Rohrwacher e Riccardo Scamarcio.

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