mercoledì, Settembre 9, 2026

Autonomia regionale differenziata, i sindacati non ci stanno

PISTOIA – Parlano unitariamente i sindacati della scuola pistoiese: l’autonomia regionale differenziata è una bomba che rischia di fare esplodere il sistema unitario e nazionale del paese. Così suonano l’allarme e lo fanno in primo luogo proprio i sindacati della scuola, offrendo il loro sostegno al “Coordinamento per la Democrazia Costituzionale” che prepara luna raccolta di firme per arginare l’ipotesi di legge quadro avanzata nelle ultime settimane dal Ministro Calderoli.

All’incontro stampa di stamani. Da sin. Baicchi, Gallo, Reccia, Bagnoli, Fagioli

Stamani la Cgil pistoiese ha ospitato una conferenza stampa unitaria alla quale hanno partecipato – insieme a Domenico Gallo e Francesco Baicchi (del ‘Coordinamento per la Democrazia Costituzionale’), Lucia Bagnoli (Flc Cgil), Catia Fagioli (Cisl Scuola) e Antonella Reccia (Uil Scuola Rua). Ha garantito il proprio appoggio alla proposta anche Antonino Siragusa (Gilda Unams), che non era però presente all’incontro di stamani.

Siamo di fronte in pratica a un “tentativo di secessione delle regioni ricche, che è in contrasto con l’Art.17 della Costituzione”, ha detto Lucia Bagnoli per la Flc Cgil, sottolineando come “la scuola sia la sede principale di garanzia di uguaglianza e pari opportunità tra cittadini del nostro stato unitario”.

Catia Fagioli (Cisl Scuola) ha aggiunto come occorra “una proposta che unisca e non che divida” e come questa domanda di coesione debba partire proprio dalla scuola. Anche per Antonella Reccia (Uil Scuola) è necessario fare argine ad una ipotesi che “creerebbe un enorme e inspiegabile divario fra nord e sud”.

Domenco Gallo ha ricostruito la storia del progetto che si apre con una prima “falla”, la riforma del Titolo V del 2001 che assegna più competenze alle Regioni. La minaccia diventa esplicita nel 2018, con il preaccordo con tre regioni (Emilia, Lombardia e Veneto). “E’ un pericolo concreto con il rischio che si vada contro l’Articolo 5 della Costituzione. Ed è significativo – ha commentato ancora Domenico Gallo – che proprio i sindacati principali della Scuola sostengano la nostra proposta in maniera unitaria: per difendere l’unità nazionale. Del resto proprio la scuola è il posto dove si costruisce l’uguaglianza fra i cittadini. Differenziarla vuol dire minarne le basi”. E con la scuola ha citato un altro fronte caldo: quello della sanità.

Francesco Baicchi ha rincarato la dose sostenendo che “siamo di fronte ad una modifica della Costituzione non dichiarata”.

I sindacati sono dunque decisi a fare argine alla proposta di legge-Calderoli, convinti che la scuola debba rimanere un fronte di unità a garanzia dell’unità del paese.

Del resto qualunque forma di autonomia differenziata in ambito scolastico appare incompatibile con il valore universale e unitario della scuola, che non può che essere “una, nazionale e indivisibile” e continuare a rappresentare un ineliminabile valore di coesione sociale, da consolidare e non invece da disaggregare.

“Il valore ‘erga omnes’ del contratto non può essere messo in discussione – ribadiscono i Sindacati della Scuola – o differenziato, a garanzia del ruolo giuridico del personale che vedrebbe un inasprimento delle differenze socio-economiche a detrimento del diritto allo studio degli studenti”.

E allora la conclusione è determinata: la scuola deve rimanere fuori dal progetto dell’autonomia differenziata, per disinnescare il rischio che si dia via libera alla crescita di disuguaglianze e divari territoriali.

Un segnale anche per Eugenio Giani.

Scatterà quindi una vasta campagna di raccolta di firme, che avverrà sia on line che attraverso la firma sui moduli cartacei. (m.d.)

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