mercoledì, Settembre 9, 2026

L’imbarcazione nell’arte rituale: il nuovo libro di Filippo Biagioli

PISTOIA – “L’imbarcazione come tema nell’arte rituale” è il titolo del nuovo libro dell’artista Filippo Biagioli, intervistato in esclusiva in occasione della pubblicazione dell’opera.

Come si colloca questa nuova opera editoriale?

Credo sia il diciassettesimo o il diciottesimo libro. Gli altri sono tutti “andati”, nel senso che io li scrivo e la gente fortunatamente li legge. Sono tutte edizioni limitate perché scrivo di cose particolari, però vedo che sono apprezzati, quindi va bene e sono contento.

L’artista Filippo Biagioli (foto di Stefano Di Cecio)

L’argomento questa volta è “l’imbarcazione come tema nell’Arte Rituale”.

Avevo l’idea di fare questo libro perché nel mio lavoro trovo spesso la “barca”. È un oggetto che si trova in tutti i campi, ovvero sia in quello del “reale”, del materiale “tangibile”, la barca come mezzo di trasporto, ma si trova anche come oggetto che naviga in maniera simbolica. Prendiamo la navetta che serve per tessere i tessuti al telaio: è un misto di realtà e simbologia, attraversare il mare o la trama e per portare dall’altra parte.

Il termine barca è anche usato in molti modi di dire come “ho una barca di soldi” ad esempio. Ho scoperto poi che la barcaccia in teatro è un palco di maggiori dimensioni. Sono rimasto affascinato dal fatto che è un termine molto presente più di quanto non ci si aspetti. La barca infine è anche lo strumento della creazione e della dipartita, la storia insomma della nascita e della fine.

In alcune culture nel mondo la barca arriva trasportando gli dei per insegnare agli umani, come i Nommo nella tradizione del popolo Dogon del Mali. In altre culture gli dei si muovono in cielo, nel mare dell’universo con una barca.

L’altro aspetto che ho preso in considerazione è l’aspetto finale, quello della dipartita, della morte. Perché la barca? Partendo da Dante che la usa per superare i fiumi dell’inferno, la si trova anche nella tradizione etrusca. Ho voluto prendere in esame le diverse fasi della vita terrena, l’inizio, il durante e la fine dove compare sempre la barca. Fortunatamente ho avuto in aiuto tanto materiale iconografico da parte di molti musei, ho potuto presentare tutta una serie di opere che vanno da prima di Cristo fino ad opere contemporanee.

La copertina del libro

Il tuo è stato un lavoro di ricerca, un compendio.

Il mio esoterismo è particolare, molto scientifico, nel senso che sento l’emozione umana, ma mi piace sia affiancata da delle prove.

Perché sai, nel nostro settore molti vivono di fantasia, vanno ad immaginarsi cose che non ci sono, magari possono essere anche esistite, ma non hanno un riscontro. Personalmente preferisco le cose che esistono proprio perché ci credo, come i funerali fatti con le barche, perché è uno strumento della dipartita, eccetera eccetera. Io parlo volentieri delle ricerche, cerco di affiancare al mio lavoro l’attività didattica.

In una mostra metto molte mie opere, chi viene a vederla può non capire alcune opere ma dopo un po’ che osservi interagisci, parli e allora il percorso diventa più semplice. Ecco perché quando arriviamo a darne via poche copie, anche due o tre, è un successo editoriale incredibile, perché giustamente non sono argomenti comuni.

Un libro ricco di illustrazioni, fotografie che facilitano la lettura, il materiale dicevi che ti è arrivato da vari musei del mondo.

Sì, è stata una bella cosa, molto vicina a come intendo io l’arte, cioè non solo l’aspetto commerciale, faccio una cosa per venderla, ma come condivisione, vivere un bel momento. Tant’è vero quando ho spiegato che si sarebbe trattato di un libro da destinare alla beneficienza, tutti si sono dati da fare per fornirmi il materiale, le foto.

In alcuni casi anche progetti editoriali per la diffusione di immagini, in altri casi in forma privata, per piacere e questo mi ha reso felice perché tutti hanno collaborato aiutandomi sottolineando ancora una volta come l’Arte sia destinata a girare e a non rimanere ferma.

Arte come partecipazione quindi?

Si, come dice un mio amico dalla fine della guerra hanno trasformato i musei in contenitori di tesori presi ai vinti, oggi si sta invece riportando la funzione del museo quale aggregatore di famiglie, laboratori per bambini ecc. dal piccolo museo a quelli più importanti per dimensioni e collezioni.

Cosa ti aspetti da questo libro e qual è stato il vero motivo che ti ha spinto a farlo?

Mi piace la didattica, mi piace raccontare storie, spesso i collezionisti mi fanno domande sulle mie opere, mi piace allora fare libri sugli argomenti relativi a ciò che faccio. Non mi aspetto niente in verità, ciò che mi dà soddisfazione è che suscita interesse e voglia di approfondire se non capire a fondo quello che dico perché non sono libri “facili” a partire dalla composizione delle stesse pagine. Hanno comunque bisogno di attenzione e so benissimo che questo aspetto mi fa perdere molti lettori, se facessi cose più “leggere” avrebbero molto più seguito.

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