PISTOIA – Una variante al Regolamento urbanistico e al Piano strutturale e della variante al Piano di classificazione acustica per realizzare due residenze sanitarie assistenziali, ognuna da 80 posti, per 160 complessivi a Vicofaro.
E’ quanto si dicute in consiglio comunale lunedì 20 marzo.
Una manovra già approdata nelle Commissioni congiunte di Urbanistica e Sanità e dove è stata affrontata la richiesta di autorizzazione dei posti letto privati in Rsa da realizzare, appunto, nel quartiere di Vicofaro.
Ma per il consigliere comunale Pd, Paolo Tosi, “Va rafforzato il sistema sanitario pubblico e che le Rsa non possono, non debbono essere l’unica soluzione per rispondere ai complessi bisogni della popolazione anziana”.
Una scelta, quella della Rsa privata, che per il consigliere è un cambio di rotta che riguarda la firma di un protocollo, del 23 febbraio 2023, dove il Comune, con le Parti Sociali esprime preoccupazione per la corsa del privato a occupare gli spazi che il Pnnr sta aprendo.
“Perché aprire al privato, in un settore come la sanità, significa esporsi al rischio di selezione dell’utenza, ad azioni orientate al profitto o al pagamento di tasca propria dei cittadinie propone al Consiglio di approvare il progetto di realizzazione di una RSA da 160 posti utilizzando surrettiziamente la divisione in moduli per aggirare il limite massimo di 80 posti previsti dalla legge regionale” continua Tosi.
E il consigliere spiega che la Società della Salute già nel maggio 2021, dopo aver ricevuto le richieste per la realizzazione di 160 posti Rsa privati a Quarrata e altri 120 a Serravalle, a Masotti, ha ritenuto queste istanze in controtendenza rispetto ai bisogni rilevati nel territorio e alle strategie da perseguire.
“La pandemia avrebbe dovuto insegnarci che va rafforzato il sistema sanitario pubblico e che le RSA non possono, non debbono essere l’unica soluzione per rispondere ai complessi bisogni della popolazione anziana. Abbiamo tutti visto che per affrontare seriamente il problema delle persone non autosufficienti devono essere potenziate le cure domiciliari, le strutture intermedie e le forme di residenzialità a misura di persona e che occorre ripensare di conseguenza al ruolo delle RSA, che sempre più spesso rappresentano la risposta più semplice a disagi complessi o surrogati degli ospedali per malati cronici terminali” continua Tosi.
Che spiega che il Comune avrebbe dovuto cogliere l’occasione, come Comune Capoluogo, da capofila della Società della Salute, di intraprendere, insieme alla Regione e all’Asl, progettualità alternative in grado di coniugare le esigenze di indipendenza della persona con quelle di socialità e di assistenza”.







