di Giacomo Martini
VENEZIA – I suoi film sono stati tra i più discussi e divisivi, ma lei resta una tra le registe più importanti del cinema italiano.
Oggi, a 90 anni, per Liliana Cavani arriva il riconoscimento della 80esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia che ha deciso di premiarla con il Leone d’oro alla carriera.

Insieme a lei premiato anche l’attore honkongese Tony Leung Chiu-wai interprete di tre film Leoni d’oro a Venezia, ‘Città dolente’ (1989) di Hou Hsiao-hsien, ‘Cyclo’ (1995) di Tran Anh Hung e ‘Lust, Caution’ (2007) di Ang Lee.
La decisione è stata presa dal Cda della Biennale, che ha fatto propria la proposta del Direttore della Mostra, Alberto Barbera.
“Sono molto felice e grata alla Biennale di Venezia per questa sorpresa bellissima”, ha dichiarato la regista, che ha partecipato alla Mostra di Venezia dal 1965 con “Philippe Pétain: Processo a Vichy”, Leone di San Marco per il documentario e poi più volte con ‘Francesco d’Assisi’ (1966), ‘Galileo’ (1968), ‘I cannibali’ (1969), tra gli altri, fino a ‘Il gioco di Ripley’ (2002) e ‘Clarisse’ (2012).
Liliana Cavani scosse il cinema italiano e soprattutto la società e la morale dominante, che si esprimeva in una ipocrisia falsa e demagogica, con il film I CANNIBALI liberamente ispirato all’Antigone di Socrate dove esplode il contrasto tra la legge e la morale. Un film che segnò profondamente tutto il cinema italiano di quegli anni.
Senza dimenticare GALILEO, un atto di accusa contro l’oscurantismo della Chiesa, e IL PORTIERE DI NOTTE, film denuncia contro i crimini del nazismo in un lettura di carattere psicanalitico, vittima-carnefice.
E ancora LA PELLE tratto dall’omonimo romanzo di Curzio Malaparte, per raccontare l’Italia post seconda guerra mondiale, nelle sue miserie e nella sua volontà di riscatto.
A proposito di questo riconoscimento, il direttore Alberto Barbera ha affermato: “Protagonista tra i più emblematici del nuovo cinema italiano degli Anni 60, con un lavoro che in seguito attraversa oltre sessant’anni di storia dello spettacolo, Liliana Cavani è un’artista polivalente capace di frequentare la televisione, il teatro e la musica lirica con il medesimo spirito non convenzionale, e la stessa inquietudine intellettuale che hanno reso celebri i suoi film”.
“Il suo – prosegue Barbera – è sempre stato un pensiero anticonformista, libero da preconcetti ideologici e svincolato da condizionamenti di sorta, mosso dall’urgenza della ricerca continua di una verità celata nelle parti più nascoste e misteriose dell’animo umano, fino ai confini della spiritualità. I personaggi dei suoi film sono calati in un contesto storico che testimonia una tensione esistenziale verso il cambiamento, giovani che cercano risposte a quesiti importanti, soggetti complessi e problematici nei quali si riflette l’irrisolto conflitto fra individuo e società”.









