mercoledì, Settembre 9, 2026

Il Leone d’Oro alla carriera a Liliana Cavani

di Giacomo Martini

VENEZIA – I suoi film sono stati tra i più discussi e divisivi, ma lei resta una tra le registe più importanti del cinema italiano.

Oggi, a 90 anni, per Liliana Cavani arriva il riconoscimento della 80esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia che ha deciso di premiarla con il Leone d’oro alla carriera.

Il Leone d’Oro alla carriera all’attrice e regista Liliana Cavani

Insieme a lei premiato anche l’attore honkongese Tony Leung Chiu-wai interprete di tre film Leoni d’oro a Venezia, ‘Città dolente’ (1989) di Hou Hsiao-hsien, ‘Cyclo’ (1995) di Tran Anh Hung e ‘Lust, Caution’ (2007) di Ang Lee.

La decisione è stata presa dal Cda della Biennale, che ha fatto propria la proposta del Direttore della Mostra, Alberto Barbera.

“Sono molto felice e grata alla Biennale di Venezia per questa sorpresa bellissima”, ha dichiarato la regista, che ha partecipato alla Mostra di Venezia dal 1965 con “Philippe Pétain: Processo a Vichy”, Leone di San Marco per il documentario e poi più volte con ‘Francesco d’Assisi’ (1966), ‘Galileo’ (1968), ‘I cannibali’ (1969), tra gli altri, fino a ‘Il gioco di Ripley’ (2002) e ‘Clarisse’ (2012).

Liliana Cavani scosse il cinema italiano e soprattutto la società e la morale dominante, che si esprimeva in una ipocrisia falsa e demagogica, con il film I CANNIBALI liberamente ispirato all’Antigone di Socrate dove esplode il contrasto tra la legge e la morale. Un film che segnò profondamente tutto il cinema italiano di quegli anni.

Senza dimenticare GALILEO, un atto di accusa contro l’oscurantismo della Chiesa, e IL PORTIERE DI NOTTE, film denuncia contro i crimini del nazismo in un lettura di carattere psicanalitico, vittima-carnefice.

E ancora LA PELLE tratto dall’omonimo romanzo di Curzio Malaparte, per raccontare l’Italia post seconda guerra mondiale, nelle sue miserie e nella sua volontà di riscatto.

A proposito di questo riconoscimento, il direttore Alberto Barbera ha affermato: “Protagonista tra i più emblematici del nuovo cinema italiano degli Anni 60, con un lavoro che in seguito attraversa oltre sessant’anni di storia dello spettacolo, Liliana Cavani è un’artista polivalente capace di frequentare la televisione, il teatro e la musica lirica con il medesimo spirito non convenzionale, e la stessa inquietudine intellettuale che hanno reso celebri i suoi film”. 

“Il suo – prosegue Barbera – è sempre stato un pensiero anticonformista, libero da preconcetti ideologici e svincolato da condizionamenti di sorta, mosso dall’urgenza della ricerca continua di una verità celata nelle parti più nascoste  e misteriose dell’animo umano, fino ai confini della spiritualità. I personaggi dei suoi film sono calati in un contesto storico che testimonia una tensione esistenziale verso il cambiamento, giovani che cercano risposte a quesiti importanti, soggetti complessi e problematici nei quali si  riflette l’irrisolto conflitto fra individuo e società”.

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