mercoledì, Settembre 9, 2026

Pistoia Basket, un popolo ritrovato e i suoi supereroi

di Francesco Belliti

PISTOIA – Pistoia è, oggettivamente, una città piccola, dove se non tutti conoscono tutti poco ci manca. Per questo si può affermare, parlando di un micro-mondo come il PalaCarrara, che ieri sera, per la finale play-off contro Torino, si sono rivisti volti che non valicavano i portoni di via Fermi da tantissimo tempo. La serie vinta contro Cantù ha spazzato via i residui scetticismi di chi ancora era convinto che i biancorossi avrebbero prima o poi mollato la presa. Il risultato? Quasi 3300 persone a colmare il palazzetto.

Copeland di fronte al muro biancorosso (foto Giovanni Fedi)

Il merito è senza dubbio di quel gruppo di “vendicatori” capaci, in questi play-off, di riunire sotto la propria bandiera un popolo che si era disperso e allontanato. Al momento del classico ingresso in campo con le note di ‘Sweet Child O’Mine’, l’urlo di accoglienza del PalaCarrara è stato letteralmente da pelle d’oca. Chi ieri sera era presente potrà confermarlo: qualcosa che non si sentiva da troppo tempo.

Naturalmente c’è stata, anche e soprattutto, gara-1, contro una Torino che ha fatto subito capire quanto questa serie metterà a dura prova fisico e coronarie. Principalmente per un motivo: nessuno, in tutta la stagione, è riuscito a tenere sotto i 70 punti i piemontesi, abituati a medie che superano gli 80. Fargliene segnare solo 61 è un risultato indubbiamente straordinario, specie nel primo confronto in assoluto, eppure gli uomini di coach Ciani sono riusciti a tenere la partita in bilico fino all’ultimo minuto di gioco. Tenere gli avversari così abbondantemente al di sotto delle loro medie deve essere senza dubbio l’obiettivo dei biancorossi, ma realisticamente bisognerà farsi trovare pronti ad un aumento della produzione.

Per gran parte della partita si è in effetti riusciti a far vivere di sprazzi tiratori del calibro di Mayfield e Pepe, mentre il vero capolavoro è stato togliere dalla gara i lunghi Guariglia e Jackson, assolute chiavi del sistema offensivo di Ciani. Anche con questo si può spiegare il parziale tra primo e secondo quarto che ha costretto Torino ad inseguire per il resto della gara, anche se quest’ultima si è confermata essere una squadra da rincorsa con tutti i crismi.

La fisicità di Magro, Varnado, Wheatle e Benetti ha invece avuto un impatto devastante su ambo i lati del campo: si pensi solo alle tre stoppate inferte dall’inglese proprio a Pepe e Mayfield. Nonostante tutto questo, l’equilibrio ha regnato per buona parte del match e questo dovrà fungere da promemoria ai biancorossi quando domani rincroceranno i guantoni contro la truppa piemontese. Un’avversaria che non avrà il livello di Cantù nei singoli, ma che agonisticamente parlando non muore mai.

Nel frattempo dominano la festa, i sorrisi e gli abbracci, Dal PalaCarrara al centro storico di Pistoia dove, durante la movida del sabato sera, qualche gruppo di tifosi riconosce i propri idoli, appena usciti dalla cena post-partita, e tributa loro ancora qualche applauso o coro. Capitan Della Rosa, Pollone, Magro e Wheatle si tengono stretta la loro casacca da supereroi e ripartono verso il meritato riposo in vista della prossima battaglia.

Ci sarà tempo, in seguito, di parlare più a livello tecnico di questa serie o per parlare di un futuro che, comunque andrà, porrà non pochi interrogativi. Dopo la vittoria di gara-1 di finale promozione, però, non si può non raccontare la cosa più importante di questa stagione, al pari di un eventuale passaggio in A1: Pistoia oggi è biancorossa. Di nuovo e speriamo più a lungo possibile.

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