lunedì, Settembre 7, 2026

Fiorentina, Grosso out dopo tre giornate. Torna Vanoli

FIRENZE – Esonero a tempo di record per Fabio Grosso sulla panchina viola: mai nella storia recente della Fiorentina un tecnico era stato sollevato dall’incarico dopo appena tre giornate di campionato.

L’ex campione del mondo, al quale era stato affidato l’incarico di aprire un nuovo ciclo alla guida di una squadra completamente rivoluzionata dal mercato estivo, è durato lo spazio di quattro partite ufficiali, con la facile vittoria in Coppa Italia contro il Benevento alla vigilia di Ferragosto e poi le tre sconfitte consecutive di inizio campionato.

L’ormai exallenatore viola Fabio Grosso durante la conferenza stampa di presentazione (foto profilo Fb ufficiale ACF Fiorentina)

Voluto fortemente dal nuovo direttore sportivo Fabio Paratici, che ne ha apprezzato il lavoro svolto nei due anni a Sassuolo, con una promozione in massima serie e una salvezza tranquilla all’insegna del bel gioco, l’allenatore paga principalmente la colpa, al di là dei risultati molto deludenti, di non essere riuscito ad amalgamare i nuovi giocatori acquistati e a dare un’identità e un’idea di gioco alla rosa.

Forse si è trattata di una scelta sbagliata fin dall’inizio, forse il tecnico non è stato adeguatamente difeso dalla società e dal direttore sportivo in questo momento di evidente difficoltà e non gli è stato concesso quel tempo che sarebbe stato necessario nel lavorare con una squadra così diversa da quella della scorsa stagione. Ma come avviene in questi casi quando la squadra non gira e i risultati non arrivano è l’allenatore a pagare per tutti e la rapidità con cui Grosso è stato sollevato dall’incarico, senza attendere la lunga sosta per le nazionali di fine settembre per tracciare un primo bilancio, dimostra la volontà della dirigenza viola di dare immediatamente una svolta e una scossa a tutto l’ambiente.

I più critici verso l’ormai ex allenatore viola sostenevano la sua inadeguatezza nel saper gestire una squadra con tanti nuovi arrivi e nel misurarsi in una nuova realtà presso una piazza esigente e vogliosa di riscatto come quella di Firenze, che dopo una stagione tribolata si aspettava di vedere fin da subito una Fiorentina diversa.

Grosso ha pagato le tante, troppe aspettative scaturite dal mercato e le sue oggettive difficoltà nel trovare la quadra e imporre la propria idea di gioco, ammesso che non sia stato costretto a cambiare in corsa dopo aver impostato tutta la fase offensiva sulla presenza di Gudmundsson e Kean, ceduti negli ultimissimi giorni di mercato.

Quel che è certo è che dal punto di vista umano a Grosso non si può rimproverare nulla, anzi dispiace che sia stato lasciato un po’ troppo solo da una società che evidentemente ha avuto fretta nel correre ai ripari e non ha avuto la pazienza di aspettare, memore del tempo poi rivelatosi inutile concesso l’anno scorso a Pioli quando a inizio stagione la squadra non girava proprio. Corteggiato da Paratici fin dallo scorso marzo, Grosso viene adesso scaricato e diventa un po’ il capro espiatorio di una situazione in cui anche la società non può essere esente da colpe.

Il direttore sportivo deve metterci la faccia, visto che quella di Grosso è stata una sua precisa scelta, poi rinnegata dopo appena tre giornate, a maggior ragione se, come pare ormai certo, il nuovo mister viola sarà quel Paolo Vanoli frettolosamente “scaricato” alla fine della scorsa stagione, dopo un girone di ritorno con un ruolino di marcia di tutto rispetto, proprio mentre sperava in una riconferma da parte di Paratici e Commisso per il buon lavoro svolto.

È bene ricordare che Vanoli aveva ereditato una Fiorentina ultima in classifica e quasi spacciata, ancora a secco di vittorie in campionato, e con un duro e faticoso lavoro aveva rimesso in piedi la baracca e raddrizzato la stagione conducendo i viola a una salvezza relativamente tranquilla, o almeno senza eccessivi patemi.

Qualche settimana fa in un’intervista non aveva nascosto il suo dispiacere per la mancata riconferma alla guida tecnica della Fiorentina, rivendicando a chiare lettere la bontà del lavoro svolto e non nascondendo qualche incomprensione con la dirigenza viola, evidentemente orientata al cambiamento e alla rivoluzione totale.

Il progetto Grosso, subito abortito, ha costretto la società a ritornare sui propri passi convincendo Vanoli ad accettare nuovamente la panchina viola, con un secondo “subentro in corsa” a mercato chiuso e rosa già completata. Difficile però parlare di continuità, dal momento che il tecnico varesino si troverà a lavorare con giocatori che non conosce e che non ha scelto, da quali dovrà cercare di tirare fuori il massimo per non vanificare una stagione partita col piede sbagliato.

A Firenze si respira quindi aria di deja-vu, in quella che per il momento sembra la fotocopia del brutto avvio della scorsa stagione, con l’arrivo di Vanoli che stavolta è stato “anticipato” di due mesi per non “buttare via” tempo prezioso, una volta persa la fiducia nell’operato di Grosso. Una situazione tutt’altro che lineare, un centenario che società e tifosi avrebbero voluto festeggiare in altro modo e con ben altro spirito, ma la decisione ormai è presa: si va per il Vanoli-bis, stavolta non più come semplice “traghettatore” o “salvatore” di una Fiorentina in crisi, ma come mister al centro di un progetto che deve dare continuità e fiducia al lavoro dei propri tecnici, visti i tanti allenatori già “bruciati” sotto la gestione Commisso.

A Vanoli non resta che fare un grande “in bocca al lupo” a partire già dalla sfida di venerdì prossimo a Venezia, fondamentale per iniziare a macinare punti e schiodarsi da quel terribile zero in classifica.

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