PISTOIA – Un documento che si schiera apertamente contro la costruzione della Nuova Funivia Doganaccia-Corno alle Scale e chiede alle Istituzioni competenti “di riconsiderare la loro volontà”, valutando “altri tipi di interventi che risultino in coerenza con i reali bisogni e la vocazione del territorio”.
La posizione è accompagnata da una dettagliata analisi dell’origine e delle caratteristiche del progetto e riprende il Report di ‘Legambiente’ “Neve diversa”, un documento in 10 punti, sottoscritto da 21 Associazioni.

Un argomento sul quale si svolgerà venerdì un incontro con la stampa, durante il quale sarà presentata una manifestazione (“Quale sviluppo per la Montagna”), in programma per domenica a 18 giugno alla Croce Arcana. Una mobilitazione alla quale aderiscono le Associazioni ambientaliste citate sopra.
Il documento alla base della protesta
“Quale sviluppo per la montagna” – No alla nuova Funivia Doganaccia Corno Alle Scale
Come nasce e cosa prevede il progetto:
Nel 2016 (Governo Renzi-Presidenza Consiglio dei Ministri/Ufficio per lo Sport Luca Lotti) si dà avvio a un accordo di programma (sottoscritto poi nel 2017) fra Governo, Regione Emilia Romagna (Stefano Bonaccini) e Regione Toscana (Enrico Rossi) per “il sostegno e la promozione congiunta degli impianti sciistici della montagna tosco-emiliano romagnola”: si vogliono potenziare le stazioni sciistiche a cavallo dell’Appennino fra la Doganaccia (Toscana) e il Corno alle Scale (Emilia) con la costruzione di nuovi impianti a fune su entrambi i versanti.
In Emilia le associazioni locali si oppongono rapidamente a questa scelta calata dall’alto, si costituiscono in Comitato, ricorrono al TAR contro l’intervento, aprono un sito internet dove si trovano tutti i documenti e a cui si rimanda (vedi https://www.unaltroappennino.it/);
In Toscana: per anni si è pensato (erroneamente) che il progetto non andasse avanti. Invece in data 9 marzo 2023 è stato depositato in Provincia a Pistoia lo Studio di fattibilità dell’impianto funiviario Doganaccia-Corno alle Scale. La Provincia di Pistoia è il soggetto titolare dell’opera, e il suo Presidente è lo stesso Luca Marmo (anche Sindaco del Comune di San Marcello Piteglio).
Costo del progetto ad oggi: circa 15.700.000 euro, di cui 5,7 milioni a carico dello Stato, e 10 milioni a carico della Regione Toscana.
Alla Doganaccia è da anni esistente e funzionante la funivia Cutigliano-Doganaccia (cabinovia da 45 posti 660 persone all’ora); e la funivia Doganaccia-Croce Arcana (oggi in fase di ammodernamento per un milione e 500 mila euro, lavori già in corso). Quindi gli impianti esistenti permettono di arrivare da Cutigliano fino alla Croce Arcana e da lì in assenza di neve raggiungere comodamente a piedi il Lago Scaffaiolo in circa 35-40 minuti di facile passeggiata lungo il crinale.
Il progetto in questione prevede di costruire ex novo un’altra funivia, a est di quella attuale, a vantaggio degli sciatori, per avvicinarsi dalla Doganaccia al Lago Scaffaiolo.
Si riassumono gli interventi previsti:
– alla Doganaccia (in Comune di Abetone Cutigliano) ad una quota di 1512 m.s.l.m. si prevede di costruire una nuova stazione di partenza, un edificio di tre piani, 250 metri quadri per piano, oltre a vani di servizio per i macchinari;
– La messa in opera (a sostegno dei cavi funiviari) di 2 piloni con fondazioni in calcestruzzo, alti rispettivamente 45 metri e 32 metri, nelle praterie e vaccinieti a declivio che si estendono a est della Doganaccia verso il Monte Spigolino, in territorio del Comune di San Marcello Piteglio;
– A circa 500-700 metri dal Lago Scaffaiolo, sarà costruita la stazione di arrivo in località Prato alla Nevosa a quota 1780 m.s.l.m. nel Comune di San Marcello Piteglio: un edificio con ingombro in altezza di cira 10 metri e una superficie di ca. 200 mq a piano;
– Lo sbancamento di una strada di servizio, dalla Doganaccia fino alla stazione di arrivo, per accedere nei luoghi di cantiere con escavatori, trivelle e camion. Opere fognarie per le due stazioni, scavi per posizionamento piloni e interramento linee elettriche trifase (sui territori dei comuni di Abetone-Cutigliano e di San Marcello Piteglio).
Questo in estrema sintesi il progetto, un’opera di per sé molto impattante sotto il profilo geologico ambientale e incompatibile con la conservazione del paesaggio montano.
Il 29 aprile u.s. abbiamo promosso un incontro a Maresca, dove è stato presentato il Report di Legambiente “Neve diversa” alla presenza della curatrice, Vanda Bonardo.
All’incontro erano presenti circa cento persone anche in rappresentanza di associazioni, provenienti da Pistoia, Firenze, Lucca, Pescia, Pisa, ecc. a dimostrazione dell’interesse attorno all’argomento. In quella sede sono state sollevate le seguenti perplessità:
- Cambiamenti climatici Il report di Legambiente “Nevediversa” ha evidenziato che in Italia tutti gli impianti di risalita al di sotto dei 1800 metri (che non sono ancora chiusi o dismessi) soffrono di una cronica mancanza di innevamento naturale per cui richiedono ingenti sostegni di denaro pubblico e contributi per l’innevamento artificiale o ristori. Si sottolinea inoltre che l’innevamento artificiale ha un costo ambientale molto alto, sia in termini di consumo di acqua, sia per il consumo di energia, necessaria a far funzionare i cannoni sparaneve.
- Viabilità Lo studio di fattibilità tecnica della funivia in oggetto non tiene conto dell’aumento del flusso veicolare che si verificherebbe a Cutigliano, lla esistente funivia Cutigliano-Doganaccia Né che la strada che sale da Casotti, ne la strada Cutigliano-Melo-Doganaccia, sarebbero in grado di sostenere tale flusso, né, tantomeno, che a Cutigliano non esiste un parcheggio in grado di raccogliere la quantità di veicoli che vi si riverserebbero.
- Sicurezza La stazione di arrivo della costruenda funivia non raggiunge il Corno alle Scale: infatti sarebbe collocata a circa 500-700 metri di distanza dall’omologo impianto previsto sul versante emiliano, a lato del rifugio Duca degli Abruzzi, sovrastante il Lago Scaffaiolo. Gli sciatori per raggiungere tale impianto, dovrebbero quindi percorrere a piedi oltre 500 metri con gli sci in spalla, su un terreno fortemente impervio, con neve e ghiaccio in inverno e battuto da forte vento (il Passo della Croce Arcana detiene il record europeo di velocità del vento, oltre 230 Km. all’ora, registrato nel 2016 dalla stazione meteo di Sestola)
- Logistica Il rifugio Duca degli Abruzzi si trova, già adesso, in condizioni problematiche di capienza e capacità di accoglimento, sia in estate che in inverno. Non è assolutamente adeguato ad accogliere ulteriori 240 persone all’ora, portate dalla nuova funivia. Già ora in estate, a causa dell’afflusso di turisti, l’acqua arriva a scarseggiare e rischia di creare problemi di inquinamento ed eutrofizzazione al sottostante Lago Scaffaiolo.
- Ambiente e paesaggio. L’impianto che si intende realizzare insiste sulla ZSC (zona speciale di conservazione) Spigolino – Monte Gennaio, istituita dalla Regione Toscana nel 2016 su proposta della Provincia di Pistoia, zona facente parte della Rete europea Natura 2000-Direttiva Habitat. La normativa di tutela prevede che nella predisposizione dei nuovi impianti, si deve escludere di recare disturbo a praterie alpine e torbiere; non si devono creare interferenze o limitare le risorse panoramiche, gli scenari, i coni ed i bersagli visivi; compromettere gli assetti paesaggistici ed ambientali, e tanto altro. Tutte cose che sarebbe impossibile evitare, in varia misura, se si desse davvero corso alla realizzazione dell’opera. Inoltre un impianto capace di portare duecentoquaranta persone all’ora provocherebbe un notevole incremento dell’ impatto antropico.
- Geologia La zona è assai fragile dal punto di vista geomorfologico e idrologico, un intervento di questo tipo andrebbe a produrre alterazioni assolutamente non rimediabili o compensabili. I lavori di escavazione, di fondazione, trasporto materiali ecc. comporterebbero la necessità di costruire ex novo una pista per consentire l’accesso al cantiere con macchinari (trivelle, escavatori e camion) con ulteriore e non lieve alterazione del paesaggio. Si calcola che solo per preparare le fondazioni dei due piloni alti rispettivamente 45 e 32 m. verrebbero scavati ed estratti 1500 metri cubi di materiale in gran parte roccioso, e sarebbero necessari sessanta viaggi di camion per smaltirlo.
- Opportunità Già il comprensorio sciistico del Corno alle Scale, fermo restando che il luogo sia bellissimo dal punto di vista paesaggistico-ambientale, risulta in agonia da addirittura trenta anni per quanto riguarda la sua destinazione sciistica. Ciò è dovuto, in particolare, non solo alle precipitazioni nevose che si stanno facendo sempre più scarse, ma anche all’aumento degli eventi estremi, in particolare il vento, capace di recare danno e causare la chiusura di alcuni impianti, nonché di provocare significative alterazioni ad un manto nevoso già scarso. Particolari che rendono ancora più fuori luogo, da ogni punto di vista, la costruzione della nuova funivia.
- Bisogni e vocazione del territorio Gli abitanti del territorio sono orientati verso modelli di sviluppo afferenti al turismo Slow, culturale e enogastronomico al fine di affrancarsi e superare il turismo sciistico o il turismo estivo di massa. Un tipo di turismo in cui ci si rivolge a escursionisti e appassionati della montagna che vogliono andare a piedi, godersi il panorama, avere la soddisfazione di raggiungere la meta con le proprie gambe per raggiungere luoghi tranquilli e non affollati. Va da sé che un impianto di questo tipo non solo risulterebbe inutile ma anzi dannoso, in quanto potrebbe far affluire una massa di turisti della domenica, alieni dal culto e dalla passione della montagna e capaci, magari, di comportamenti anche incivili in un ambiente che non ne ha assolutamente bisogno.
- Piano economico di gestione Manca completamente un piano industriale o business plan del costruendo impianto, ovvero uno studio che riesca a quantificarne i costi di gestione una volta a regime; non sappiamo quindi quante persone dovrebbero usufruire della funivia per arrivare a pareggiare i costi del suo funzionamento e della sua manutenzione ordinaria, in efficienza e sicurezza. Se poi si immagina di voler rientrare di un investimento di 15 milioni di euro nell’arco di 10/15 anni si renderebbe necessario realizzare un utile netto di minimo 1 milione di euro all’anno che corrisponderebbe ad una massa talmente enorme di persone da risultare inconcepibile da tutti i punti di vista da chiunque conosca o abbia mai solo visitato questi luoghi.
- Necessità dell’opera Esistono decine di altri modi per impiegare 15 milioni e 700 mila euro in opere realmente necessarie al territorio, quali: il recupero della Casetta Pulledrari a Maresca e del Rondò Priscilla a Cutigliano; la costruzione di un Palazzetto polivalente a Abetone; la dismissione degli impianti abbandonati di Pratorsi (Gavinana), Foresta del Teso (Maresca), la manutenzione delle strade, la manutenzione dei sentieri, la promozione del territorio, ecc
Infine : pochi giorni fa (24 aprile) la Regione Toscana ha riconosciuto agli impiantisti di Abetone un indennizzo di 900.000 euro per coprire le mancate entrate causa mancanza di neve nel periodo 1 novembre 2022-15 gennaio 2023. Questo è l’ultimo di una serie di finanziamenti destinati ormai da anni a coprire i costi di esercizio delle funivie toscane, perché la neve scarseggia e gli sciatori non arrivano. Da una ricerca sul sito della Provincia appare come negli ultimi 5 anni sono stati adottati ben 65 atti per erogare risorse pubbliche a sostegno del sistema neve. Come si può pensare OGGI di costruire un nuovo impianto alle nostre latitudini, quando sappiamo già che anch’esso richiederà tutti gli anni sostegni economici di denaro pubblico per pareggiare i conti? I firmatari del presente documento chiedono pertanto alle Istituzioni competenti di riconsiderare la loro volontà di costruire la Nuova Funivia Doganaccia Corno Alle Scale a favore di altri tipi di interventi che risultino in coerenza con i reali bisogni e la vocazione del territorio.
Adesioni raccolte: prime associazioni firmatarie
LEGAMBIENTE Circolo di Pistoia, il Presidente Antonio Sessa
WWF Pistoia e Prato – il consigliere Marco Beneforti
CAI Gruppo regionale TOSCANA – Il Presidente Giancarlo Tellini
CAI Gruppo regionale TOSCANA – La Vicepresidente Benedetta Barsi
CAI CRTAM Toscana – Il Presidente Mauro Chessa
Per la FOCOLACCIA CAI Lucca – Il Presidente pro-tempore Roberto Cagnacci
CAI Maresca Montagna Pistoiese – Il Presidente Alessandro Bini
CAI Pistoia – Il Presidente Franco Bertini
CAI Prato – Luca Serra- ORTAM (operatore regionale tutela ambiente montano)
CAI Firenze – Giovanni Berti – ORTAM (operatore regionale tutela ambiente montano)
CAI Pescia – Lorenzo Niccoli
CAI Pisa – Vitaliano Gaglianese
GRUPPO TREKKING PEGASO – Bagni di Lucca – Aldo Lanini
ASSOCIAZIONE VALLELUNE – San Marcello Pistoiese – La Presidente Claudia Mignone
TREKKING ITALIA Sez. Toscana – Patrizia Contini
ITALIA NOSTRA – SEZ. VALDINIEVOLE e GRUPPO PISTOIESE – Il Presidente Italo Mariotti COMITATO “Un altro Appennino è possibile” – Vittorio Monzoni
NUOTO MONTAGNA PISTOIESE – Alessandro Gigli
LIPU PISTOIA – La delegata Laura Bonanno
JURASSIC BIKE – Bagni di Lucca – Michele Viviani
ITALIA NOSTRA FIRENZE- Il Presidente Leonardo Rombai
Adesioni raccolte: primi firmatari singoli
Marcello Pagliai – Scrittore-Agronomo-Accademico dei Georgofili-Già Direttore dell’Istituto per lo studio e la difesa del suolo del Ministero dell’Agricoltura e del CREA di Firenze
Leonardo Rombai – Già Professore ordinario di Geografia all’Università degli Studi di Firenze
Samuele Pesce – Legambiente
Francesca Tedeschi – Legambiente
Elena Puccini – Legambiente
Laura Bonanno – Lipu
Vania Cinotti – Legambiente
Manuela Geri – CAI Maresca
Piero Giovannelli – Legambiente
Francesco Sabatini – Legambiente
Sabrina Filoni – CAI Maresca
Isabella Corrao – Legambiente
Guido Mannori – CAI Maresca
Paolo Tesi – Legambiente
Luciano Tognelli – Legambiente
Lucia Bonacchi – Legambiente
Pia Benedetti – Cammino di San Bartolomeo
Giulia Fiori – Legambiente
Giovanna Scuffi – Legambiente
Lorenzo Cristofani – Legambiente
Alessandro Maionchi – Legambiente
Barbara Lunghi – Legambiente
Rossella Bartoletti – Legambiente
Ginevra Lombardi – Legambiente
Gabriele Buccino – Vallelune



Basta un minimo di frequentazione delle zone interessate per comprendere l’inadeguatezza dell’opera da tutti i punti di vista, paesaggistico, fruibilità, efficacia nel tempo, ritorno economico.
Solo menti miopi o peggio, interessate a mettere le mani su un “gruzzoletto” (che comunque ripagherrmo poi tutti noi…), sorridono all’idea.
Forse è il caso caso di opporsi con tutta la forza a questa mancanza di lungimiranza e di buonsenso…
Speriamo che si faccia e anche in fretta senza più perdere altro tempo….
l’Appennino Tosco Emiliano ha bisogno di nuovi impianti per stare al passo coi tempi e con le esigenze del turista sciatore o escursionista che sia…