di Francesco Belliti
PISTOIA – “A volte, per tirare un colpo vincente, bisogna arretrare. Ma se arretri troppo, non combatti più”. Non lo ha detto un allenatore, ma Morgan Freeman in ‘Milion Dollar Baby’, uno dei più bei film di Clint Eastwood. Lì si parlava di pugilato, tuttavia il senso della frase si può estendere anche al basket e, nello specifico, alla situazione in casa Giorgio Tesi Group Pistoia. Il 2-0 nella serie finale con Torino ha messo a pochissime miglia di distanza un traguardo ritenuto impossibile fino alle ultime settimane e che già domani potrebbe essere tagliato. Ma perché parliamo di “arretrare”?

I biancorossi hanno costruito i loro due successi sulla propria identità difensiva: contenere l’avversario, minarne la continuità nella metà campo di competenza è stato finora il vero capolavoro tecnico di questa serie. Presentarsi perfettamente piazzati nelle fasi di non possesso, eludere i continui pick ‘n roll a favore di Mayfield e Pepe, così come i pick ‘n pop per liberare al tiro dalla lunga Guariglia. Esercitare una pressione instancabile nei confronti dei portatori di palla o nei momenti di isolamento, facendo scorrere inesorabili i secondi e mettendo ansia ai tiratori. In poche parole, attendere l’errore per partire al contrattacco.
Segreto di Pulcinella o lapalissiano assunto, fatto sta che il segreto risiede tutto nel modo in cui Pistoia riesce a guadagnare in fiducia ed efficacia quando gli avversari non riescono a sfondare. Torino, inoltre, non può gioire per un dato statistico che risalta tra tanti: nelle prime due gare di questa finale play-off non è mai riuscita a segnare in contropiede. Certo, non parliamo di una squadra che ama correre, ma lo zero alla voce “punti in transizione” rimane impressionante.
Così come è impressionante, ad oggi, l’assenza di un leader tecnico nei momenti decisivi. In gara-2 il contributo dei giocatori più rilevanti nel quarto periodo, dove i giochi erano ancora apertissimi, è stato il seguente: Mayfield 5 punti, Jackson 6, Guariglia 2, Pepe a secco. In gare così equilibrate e bloccate, un exploit delle migliori bocche da fuoco può rappresentare l’unica arma per rimettere in discussione una serie che ha visto quello che è stato, per gran parte della stagione, il miglior attacco del campionato perdere le proprie certezze.
Domani dunque sarà già festa per Pistoia? Qualcuno, leggendo qua e là, tra social e siti specializzati, appare esserne convinto. In parte proprio a Torino, dove comunque sin dall’altro ieri è stato annunciato il sold out dei biglietti in vendita libera per gara-3. Sotto la Mole, in realtà, potrebbe anche iniziare un’altra serie: i toscani sono i primi a sapere cosa vuol dire giocare un confronto dove sei ormai dato per vinto e cosa potrebbe accadere se i loro avversari, intanto, accorciassero le distanze. Le condizioni precarie, tra l’altro, del play titolare Vencato completano poi un parallelismo fin troppo evidente per non essere visto.
Servirà anche la lucidità mostrata nelle prime due partite: quella che ha permesso a Della Rosa e compagni di non cadere nei tranelli emotivi scatenati dal gioco duro di Torino e dalle chiamate a volte incomprensibili della terna arbitrale. Su quest’ultimo aspetto, un piccolo appunto: ciò che più fa storcere il naso non è tanto l’errore in sé (per quanto marchiano possa essere) o la non impeccabile interpretazione di un’azione di gioco, quanto l’impressione che i grigi si facciano troppo spesso trascinare a fondo dal clima sugli spalti e si ritrovino sovente anche a rinnegare chiamate avvenute poco prima, quando sarebbe molto più opportuno adottare un metro discutibile ma in ogni caso coerente.
Al netto di questo, è Pistoia e solo Pistoia ad avere in mano il proprio destino in una serie dove ha convinto senza dominare e si è protetta prima ancora che colpire. Forse proprio al Pala Gianni Asti potrebbe presentarsi l’occasione di mettere subito la partita nella giusta direzione: subire un parziale ampio costringerebbe Torino a rincorrere spendendo gran parte delle sue energie, quindi potrebbe essere giunto il momento, per i biancorossi, di affondare il colpo. Uno “sweep” in finale sarebbe un verdetto fin troppo severo ed immeritato per la truppa di coach Ciani, per quello che si è visto in campo? Senza dubbio. Coach Brienza e i suoi giocatori meritano questo traguardo? Assolutamente sì.



