di Marcello Paris
PISTOIA – La sanità pubblica continua ad essere la vigilata speciale da parte dei cittadini ma anche da noi giornalisti che siamo l’orecchio e la voce di chi protesta o si semplicemente si lamenta.
Come sappiamo l’Amministrazione comunale, pur non avendo un ruolo diretto, è garante della tutela della sanità pubblica e soprattutto per la salvaguardia della persona socialmente debole. E per socialmente debole ci riferiamo agli indigenti ma anche alle persone afflitte da disturbi che non siano o passano essere direttamente da ascrivere alle cure mediche.

Per sapere cosa fa e come si muove il Comune sia nei confronti del medico di medicina generale, in altre parole il medico di famiglia, e sull’annoso problema delle liste di attesa abbiamo interpellato il vice sindaco Annamaria Celesti che ricopre anche il ruolo di presidente della Società della salute.
“I problemi sollevati dai cittadini – ci dice la dottoressa Celesti e come riportato ampiamente dalla stampa -, vengono da lontano. Sulle liste di attesa si sconta quanto è stato accumulato durante la pandemia e che ancora stenta a recuperare l’arretrato. A ciò si aggiunge la carenza di medici non solo per i pensionamenti ma anche per l’abbandono della professione nel pubblico per rivolgersi al privato. C’è da ricordare che i medici italiani sono i meno pagati d’Europa, se a questo aggiungiamo i carichi di lavoro sempre più stressanti non meraviglia che se ne vadano”.
Stessa situazione per i medici di medicina generale. Anche qui c’è un contratto di lavoro nazionale e regionale che consente loro di scegliere come e dove svolgere la professione, vincolo che il contratto regolato dalla convenzione con l’Azienda sanitaria stringe ancor più.
“Chi avrebbe dovuto programmare – spiega Celesti – sapeve che sarebbe arrivata l’età della pensione ma anche da questo versante è stato fatto poco”.
Sull’assistenza a quei malati che non necessariamente devono ricorrere alle cure mediche a Pistoia, aggiunge la vice sindaco, siamo abbastanza avanti per avere messo in piedi prima di altri le così dette cure intermedie senza gravare l’ospedale più di quanto lo sia. Su molti aspetti, in particolare per le liste di attesa, già due mesi fa abbiamo avuto incontri con la Regione e la Asl per sollecitare dei provvedimenti: hanno promesso un monitoraggio e due mesi di tempo per rispondere”.
A settembre è previsto un altro incontro a cui parteciperà anche il direttore generale della Sanità, “in quell’occasione diranno cosa intendono fare per mitigare, se non risolvere, una situazione che fa della sanità pubblica un disservizio troppo pesante per la cura dei pazienti che pur malati non sono ospedalizzabili e che devono ricorrere alla sanità privata e chi non se lo può permettere non si cura. Questo ce lo dicono chiaramente le statistiche”.
Purtroppo la carenza di medici, “non si risolverà nemmeno con il tanto osannato PNRR – precisa Celesti – perché la destinazione di quei fondi riguarda le strutture sanitarie, le attrezzature e la dotazione di un numero maggiore di apparati tecnologici, quindi se la nuova tecnologia darà una mano per le indagini strumentali (Rx, Tac, Rm), la carenza di medici e infermieri non riuscirà a dare risposte in tempi ragionevoli ai bisogni dei cittadini”.







