PISTOIA – Mercoledì 5 luglio la serata inaugurale del Pistoia Blues Festival, con il concerto di Xavier Rudd, sarà aperta dall’esibizione della cantautrice, chitarrista e compositrice lucchese Eleonora “Ele” Matteucci.
Classe 1985, Ele Matteucci è artista versatile e amante della musica in tutte le sue sfaccettature: una passione che l’ha portata non solo a svolgere la sua attività di cantautrice, ma anche a intraprendere la carriera radiofonica come speaker in una radio locale, presentando una propria trasmissione musicale, commentando le varie notizie di artisti e concerti e organizzando interviste a giovani artisti italiani.
Prende parte inoltre al progetto ”Cantastorie: un secolo di belle canzoni” ideato da Luca Nesti, per raccontare la storia della musica italiana attraverso canzoni e testi dei più grandi esponenti del nostro cantautorato.
Ma Eleonora è soprattutto una cantautrice e compositrice che non ha paura di sperimentare, svariando da sonorità elettroniche, al rock, al prog e all’alt-pop, attraverso una forte eterogeneità stilistica che tuttavia mantiene un’unità a livello espressivo e narrativo. Una musica che ha trovato perfetta sintesi nel suo album “Eleven Project”, pubblicato nel 2009: otto tracce e due remix, per un totale di dieci brani, ai quali hanno dato il loro contributo alcuni ospiti come il chitarrista Brett Garsed, il duo elettropop Musetta e i dj Dario Piana e Stiv.
Ma Ele Matteucci è pronta a tornare a calcare i palchi e a respirare di nuovo l’atmosfera dei live: questa estate infatti, in previsione dell’uscita del suo nuovo lavoro discografico, è in programma un mini-tour toscano di “opening act” che dopo la tappa di Pistoia la porterà il 16 luglio ad Agliana (Carabattole Love Park), il 21 luglio a Sarzana (Moonland Festival, opening Mario Biondi) e il 27 agosto a Empoli (Beat Festival, opening Santi Francesi).

In previsione del suo concerto di apertura del Pistoia Blues, abbiamo avuto modo di intervistare Eleonora Matteucci con domande sul suo repertorio musicale, sul suo abbracciare stili e generi molto diversi e sulle emozioni di prendere parte a una manifestazione importante come il Blues.
Il tuo album “Eleven Project” nasce dall’incontro e dalla fusione di più generi e influenze musicali, che cerchi di riunire con un tuo stile originale. Quali sono i principali modelli e artisti di riferimento ai quali ti sei ispirata?
“Eleven Project” è il mio primissimo disco totalmente autoprodotto, uscito qualche anno fa, dove ho cercato di esprimere tutto quello che avevo voglia di esternare, attraverso influenze musicali che mi hanno attratto in quel periodo, come Zero 7, Porcupine Tree, Radiohead, Bjork e molti altri. Modelli di riferimento che non ho del tutto abbandonato, ma nel frattempo ho approfondito altri generi musicali che mi hanno portano a scrivere canzoni con sonorità esattamente nell’emisfero musicale opposto.
Il tuo nuovo album in uscita questo autunno, “Tra Italia e Brasile”, lascia intendere l’attrazione per i ritmi latini.
La musica brasiliana come fonte di ispirazione principale, unita al pop o al rock, è alla base di questo nuovo lavoro. Sarà un mix di sonorità diverse con un punto di congiunzione comune: dare spazio a una coralità globale. Ci saranno canzoni che faranno riflettere, molte altre che faranno ballare e divertire. A fare sintesi di tutta questa complessità di visioni musicali è stato il produttore Luca Nesti: direi che ha fatto un ottimo lavoro, sentirete presto!
Da “Vado a correre” a “Run”, il tema della “corsa” è un po’ una costante della tua musica: per te la corsa è una metafora della nostra vita frenetica e senza sosta o un modo per fuggire lo stress e “riguadagnare” uno spazio di libertà per se stessi?
La corsa è un viaggio fisico ma soprattutto mentale, quando corro penso, elaboro e annuso la bellezza, la possibilità di fare cose e raggiungere mete che fino al giorno prima nemmeno immaginavo. “Tra Italia e Brasile’’ continua questo percorso ma ne allunga le prospettive e le distanze da raggiungere.

Molto interessante è “Moon’s Orbit”, dalle marcate sonorità elettroniche: la consideri il tuo pezzo più “sperimentale”?
Sì, credo che sia tra i brani più sperimentali che abbia composto in quel periodo.
Una canzone particolare all’interno del tuo repertorio è “Dove vola l’avvoltoio”, che riprende un testo di Italo Calvino del 1958, per la verità poco noto ma significativo per i temi trattati, relativi alle speranze e alle contraddizioni della società italiana del secondo dopoguerra. Perchè hai deciso di riproporre questo brano, lo senti molto attuale?
“Dove vola l’avvoltoio’’ è stata una delle tante canzoni arrangiate da Luca Nesti in occasione di un progetto dedicato al 25 aprile. A pensarci adesso in effetti il tema della canzone, che affronta le inquietudini e le insicurezze del dopoguerra, è ancora molto attuale. L’avvoltoio, in ogni ambito, è sempre in agguato.
Il prossimo 5 luglio la tua esibizione, in apertura del concerto di Xavier Rudd, darà ufficialmente il via al Pistoia Blues. Che cosa significa per te salire su questo palco? È la tua prima volta in concerto a Pistoia?
Sì, è la prima volta che suono su questo magico palco con il mio progetto. Fin da quando sono adolescente frequento il Pistoia Blues, quindi l’emozione di salire sul palco è indescrivibile. Lo farò con una formazione particolare che mi accompagnerà per tutto il progetto, diventando parte integrante delle sonorità del nuovo disco e nella sintesi “Matteucci” diventerà a tutti gli effetti una band. I miei due compagni di viaggio sono Elena Collina alla batteria e Federico Carnevali alla chitarra.
Un tuo “sogno nel cassetto” in ambito artistico e professionale?
Mi piacerebbe molto suonare all’estero e suonare con musicisti di tutto il mondo. È un progetto molto ambizioso, ma mi piace pensare in grande!









