PISTOIA – Tre artisti internazionali sul palco del Pistoia Blues Festival per quasi cinque ore di musica, all’insegna di un rock e blues capace di emozionare e coinvolgere piazza Duomo.
Il caldo afoso di questa domenica pistoiese non scoraggia il pubblico: già nel tardo pomeriggio alcuni si fanno trovare pronti sotto il palco per assistere all’esibizione del bluesman partenopeo Gennaro Porcelli, il cui sound internazionale ci introduce perfettamente nello spirito della serata.
L’attesa si mescola alla curiosità, nonostante il clima torrido si respira tanta voglia di musica, e tutti si organizzano con bottiglie d’acqua e bicchieri di birra per affrontare al meglio questa lunga “maratona” musicale.

Sono da poco passate le 20 quando un assolo di chitarra squarcia il silenzio della piazza. La chitarrista e cantante serba Ana Popovic firma il suo ritorno al Blues in grande stile, sfoggiando energia e sensualità in una performance che esalta tutta la sua abilità di blueswoman ormai pienamente affermata sulla scena internazionale.
Look appariscente, movenze eleganti, virtuosismi alla chitarra e una voce intensa: sono questi gli ingredienti con cui Ana conquista il pubblico pistoiese. “È un piacere tornare qui con voi – esclama dal palco a metà concerto – non vedevo l’ora di ricominciare i live: la musica è il mio lavoro, la mia passione, la mia vita”. E come darle torto? Dopo aver superato alcuni gravi problemi di salute negli ultimi due anni, Ana è tornata a vivere la musica con la pubblicazione dell’album “Power” lo scorso maggio. In ogni brano suonato ieri sera, da “Slow dance” a “Like it on top” passando per “Turn my luck”, traspaiono l’amore e la passione di Ana per il blues, unito a sonorità swing e jazz che rendono la sua musica inconfondibile. “See you soon, Pistoia!” è il suo saluto a una piazza che la omaggia, insieme alla sua band, di un sincero applauso.

La serata continua con i Dirty Honey, band californiana dalla storia abbastanza recente che esordisce al Blues senza timori, contagiando piazza Duomo con la sua travolgente energia rock. I quattro ragazzi di Los Angeles, al primo tour europeo, sfoggiano un look anni Ottanta, capelli lunghi, giacche in pelle, camicie di lino, e un sound che richiama allo stile dei The Darkness e dei concittadini Guns N’Roses, modelli di riferimento della band. Già dal primo pezzo si scatenano, muovendosi da una parte all’altra del palco e facendo alzare in piedi e battere le mani agli spettatori delle prime file: è un’onda rock che “si abbatte” su Pistoia, più volte menzionata e ringraziata dal frontman Marc LaBelle.
Una band molto “artistica”, con buone doti performative, capace di dominare il palco e coinvolgere il pubblico, che, pur non conoscendo molti dei brani suonati, si lascia trascinare e trasportare sulle note del repertorio musicale del gruppo. Da “Heartbreaker” all’ultimo singolo “Won’t take me alive” rilasciato solo pochi giorni fa, i Dirty Honey mostrano ancora di essere alla ricerca di una personalità ben definita, ma lasciano al pubblico del Blues la sensazione di avere di fronte una band con un ottimo potenziale e di cui si sentirà ancora parlare in futuro.

La chiusura della serata è affidata ai Wolfmother, band australiana che torna in Toscana un anno dopo il “mancato concerto” a Prato: il gruppo capitanato dall’istrionico Andrew Stockdale non tradisce le aspettative e si conferma come una delle realtà più interessanti nel panorama brit rock, con sonorità che richiamano all’hard rock anni Settanta e a grandi band come Led Zeppelin e Black Sabbath. Partito un po’ in sordina, il concerto “prende vita” col passare dei minuti, il pubblico si scalda e inizia a saltare al ritmo della batteria di Hamish Rosser e soprattutto della chitarra di Stockdale, autentico “animale da palcoscenico” dotato di una grande padronanza dello strumento.
È un viaggio musicale attraverso i successi della band, da “White unicorn” a “Victorious”, per più di un’ora di show senza pause e senza respiro, ma solo con il rock protagonista, accompagnato dagli “hey” e dalle mani alzate a ritmo. Un assolo di chitarra e di batteria, mentre il fumo avvolge il palco, e i Wolfmother intonano l’ultimo pezzo per salutare piazza Duomo.
Concerto finito? Niente affatto: il pubblico invoca il bis e “chiama fuori” la band, che non si fa pregare e nonostante l’ora tarda – sono quasi mezzanotte e mezzo – regala gli ultimi due brani per chiudere la serata a ritmo di rock.
E proprio mentre le luci si spengono e i tecnici si affrettano a smontare gli strumenti sul palco, Stockdale si affaccia alle transenne del Palazzo Comunale e si concede agli autografi e ai selfie dei fan: si conclude così, con i sorrisi del frontman australiano, una serata-evento all’insegna delle emozioni in musica.









