PISTOIA – Una serata dalle atmosfere teatrali e dai ritmi “lenti”, fra chitarra e pianoforte, con il cantautorato firmato da Damien Rice.
È l’artista irlandese, già ospite del Blues negli anni passati, a chiudere questa edizione del festival, abbracciando idealmente il pubblico di piazza Duomo e salutando nuovi e vecchi fan.
Fin dall’inizio l’atmosfera è particolare e molto “intima”, tra luci abbassate nella piazza e soffuse sul palco, con un unico faro che illumina Damien appena fa il suo ingresso sul palcoscenico, per l’occasione rialzato, accolto dagli applausi della piazza. Il cantautore irlandese inizia a eseguire i pezzi del suo repertorio, alternando il pianoforte e ben quattro chitarre che si è portato con sè; dopo i primi brani entra in scena la cantante brasiliana Francisca Barreto, la cui bellissima voce, morbida e soave, “strega” il pubblico che rimane affascinato dal suo accompagnamento vocale.

Il sodalizio tra Damien e Francisca, nato in funzione del tour europeo del cantautore, prosegue per tutto il resto della serata in un contesto molto “lirico” che fa pensare all’interno ovattato di un teatro piuttosto che a un concerto all’aperto.
Damien alterna l’esecuzione dei brani a frequenti “colloqui” con il pubblico in cui racconta sensazioni e aneddoti personali: non manca un accenno al suo ritorno a Pistoia e in Toscana, una regione dove ha più volte soggiornato nel corso degli ultimi vent’anni, e dove ha sempre trovato “una grande ospitalità e persone molto amichevoli”.
La sua musica non è certo “rock”, anzi: a prevalere sono i ritmi lenti, le note ben scandite, i testi a carattere personale. Non è, per intendersi, una musica capace di far ballare o scatenare il pubblico, come nelle precedenti serate del Blues: l’atmosfera è più pacata e riflessiva, a tratti malinconica, ma nonostante questo gli spettatori seguono con grande attenzione e chiudono con un applauso l’interpretazione di ciascun pezzo.
“Molti dicono che sono triste e che nelle mie canzoni c’è troppa tristezza – spiega Damien – ma in realtà mi sento felice e soprattutto sono grato alla musica, per me è come una terapia che allontana i pensieri negativi”.

Sul finire c’è spazio anche per un curioso “siparietto” con una spettatrice, che Damien chiama sul palco e con la quale intrattiene una conversazione a suon di brindisi con calici di vino: una passione, quella per il buon vino italiano, che l’artista non nasconde, e che anzi rivela ancora una volta il suo stretto legame affettivo con il nostro territorio.
Una bella serata, “guastata” però dalla decisione del management dell’artista di consentire ai fotografi accreditati all’evento di fare le foto solo al termine della serata, per gli ultimi tre pezzi in scaletta, e solo a una certa distanza, senza la possibilità di avvicinarsi sotto il palco o accedere per pochi minuti sotto di esso (come avviene per quasi tutti i concerti). Una decisione legittima, ma che rivela uno scarso rispetto per professionisti che stanno svolgendo il proprio lavoro senza l’intenzione di “disturbare” nessuno.
Con il concerto di Damien Rice si chiude il sipario sulla quarantaduesima edizione del Pistoia Blues: un’edizione dalla genesi tormentata, ma capace alla fine di richiamare un buon pubblico e di proporre un efficace mix tra graditi ritorni e novità assolute, con un occhio di riguardo alla musica d’oltreoceano, tra Stati Uniti e Australia.










