mercoledì, Settembre 9, 2026

A Cerreto Guidi in mostra i “rari libri” di Isabella de’ Medici

CERRETO GUIDI – Nella Villa medicea si è inaugurata la mostra “Rari libri di Isabella de’ Medici”, curata da Giulia Coco, Marco Mozzo e Paolo Tiezzi Maestri, per ricordare come la terzogenita del Granduca Cosimo I fosse stata educata fin da giovane allo studio della musica e della poesia, insieme alle sorelle e ai suoi fratelli, grazie alla sensibilità della madre Eleonora di Toledo.

Interessi che ha avuto modo di coltivare in seguito durante gli anni del suo felice matrimonio con Paolo Giordano Orsini e che ha saputo trasmettere anche ai suoi figli Eleonora e Virgilio, come testimonia la piccola ma preziosa mostra qui in Villa, ormai legata indissolubilmente alla memoria di Isabella, nella cui camera da letto possiamo ammirare i due ritratti e dove morì il 16 luglio del 1576 per una grave e lunga malattia renale, assistita dal marito Paolo Giordano.

Il falso omicidio di Isabella fu “diffuso da antimedicei, libelli calunniosi ad opera di fuoriusciti fiorentini, carteggi diplomatici di potenze ostili al pontefice e al Granducato, tutte fonti di evidente matrice politica”, scrive Elisabetta Mori nei “Rari libri di Isabella de’ Medici” (noèdizioni) e ribadito dal prof. Giovanni Cipriani.

Alcune immagini dei libri rari di Isabella dei Medici in mostra alla villa medicea di Cerreto Guidi: l’Istituzione spirituale di Lodovico Blosio, tradotto dal canonico Francesco Cattani (fotografie di Andrea Dami)

Quelle opere di letterati, musicisti e scienziati vicini alla corte granducale ed esponenti di spicco della cultura fiorentina permetteranno agli studiosi e a tutti gli appassionati di storia di apprezzare il vivace contesto letterario in cui vissero Isabella de’ Medici e Paolo Giordano Orsini, del quale si fecero in parte anche promotori come traspare dalle letture a loro dedicate, e proprio a Isabella rivolsero le proprie opere come fosse la vera signora di Firenze.

Non dimentichiamoci che Isabella de’ Medici svolse, come una sovrana, un ruolo di notevole importanza, si direbbe oggi di “sponsor”, incoraggiando la carriera professionale delle donne e difendendole anche da mariti violenti.

Tornando a Isabella, i contemporanei la giudicarono bellissima, colta e saggia. La raffigurarono come Santa Caterina d’Alessandria, la paragonarono a Minerva, lodando soprattutto la sua spiritualità. Aveva solo vent’anni quando Beltramo Poggi la considerò: fra l’illustri et le più rare donne del mondo, ma anche delle più devote et spirituali che fra noi si ritrovi. Nella raccolta delle “Rime” del teologo Fausto Sozzini vi è un sonetto in forma di acronimo che celebra in Isabella il tema caro a Dante e Petrarca della donna che si fa tramite della luce di Dio.

Benedetto Varchi e Giovanni Maria Nanino definirono Isabella de’ Medici “donna reale”, contribuendo così a fare una “fotografia” politica e sociale, spesso anche religiosa e non di rado economica di quel preciso momento storico, mentre nelle “Rime diverse” Adriano Valerini la definisce nuova dea che in terra scese per far tutto del cielo il ben palese e il madrigalista Stefano Rossetti cantava in una canzone composta in onore di Isabella: «Di corona real degna e d’impero».

“La felicità del serenissimo Cosimo Medici granduca di Toscana” del monaco bolognese Mario Mattesillani

Tornando alle opere esposte, come dimenticare il senese Girolamo Bargagli (1537-1586), commediografo e trattatista, autore de “Il Dialogo de’ giuochi che nelle vegghie sanesi si usano di fare, praticati a corte da dame e cavalieri”, e tra gli autori di riferimento è importante citare Pietro Vettori (Firenze, 1499-1585), un insigne classicista, traduttore e commentatore di Aristotele e membro dell’Accademia Fiorentina, con la prima dedicatoria “Delle lodi della serenissima Giovanna d’Austria Reina nata d’Ungheria, e Boemia”, datata agosto 1566, a cura di Iacopo Giunti che, col fratello Filippo, aveva preso in mano l’azienda di famiglia, ormai impiantata da più di cinquant’anni.

I “Rari libri di Isabella de’ Medici” esposti testimoniano, oltre all’approfondimento degli studi dedicati alla vita di Isabella, anche la storia della tipografia toscana, soprattutto con le edizioni dei fratelli Filippo e Iacopo Giunti, protagonisti delle principali imprese editoriali della seconda metà del Cinquecento.

“Illustrissimo” del letterato Jacopo Mazzoni 

A proposito di questi “giovani” Giunti è di tutta evidenza il loro tentativo di far dimenticare il passato antimediceo, o perlomeno filo repubblicano, dei “vecchi”, soprattutto ora che non c’era più il “tipografo ducale” Lorenzo Torrentino e si prospettava quindi l’acquisto di una consistente fetta del mercato fiorentino. La manovra riuscirà e saranno sempre più frequenti le pubblicazioni giuntine di opere direttamente o indirettamente riferibili alla famiglia regnante. La dedicatoria dello stampatore precede quella di Pier Vettori (1499 – 1585) a Francesco de’ Medici, marito di Giovanna d’Austria della quale si tessono le lodi.

Sempre i fratelli Filippo e Jacopo Giunti dedicano a Isabella la nuova edizione del “Ciriffo Calvaneo” (la prima è di Firenze 1492) del mugellese Luca Pulci (1431 – 1470) – che si ricorda ancora oggi non solo per la sua apprezzabile attività poetica testimoniata da questa edizione a un secolo dalla morte, ma anche per l’amicizia stretta con Lorenzo il Magnifico, del quale, in questo libro, si può leggere La Giostra.

In mostra troviamo anche L’“Illvstrissimo” del letterato Jacopo Mazzoni (1548 – 1598) per ricordare la da poco defunta regina francese Caterina, nata Medici; l’“Istitvzione spirituale” di Lodovico Blosio, tradotto dal canonico Francesco Cattani e che gli stampatori Giunti dedicarono alla ventenne Isabella; le “Osservazioni de astrologia”, un’opera di astrologia medica che Battista de Ruberti dedica a Isabella, in cui tenta di “spiegare l’influsso dei pianeti sull’aria e sull’insorgenza delle malattie e sulla loro guarigione”; “La felicità del serenissimo Cosimo Medici granduca di Toscana – All’illvstrissima et eccellentissima signora donna Isabella” del monaco bolognese Mario Mattesillani vissuto nel XVI secolo.

Come ignorare il domenicano Egnazio Danti (1536 – 1586), al secolo Pellegrino Rainaldi Danti di Perugia, astronomo e geografo insigne, realizzatore dello gnomone e della armilla equinoziale voluti da Cosimo I e posti sulla facciata della chiesa fiorentina di Santa Maria Novella, che nella dedicatoria ricorda a Isabella, come proprio il di lei genitore avesse voluto che “in tutte le università del suo felicissimo stato” si leggesse pubblicamente la Matematica, indispensabile per poter capire “…le arti e virtù che debbono ornare gl’animi nobili”.

Particolare del ritratto di Isabella de’ Medici, opera di Alessandro Allori conservata nella villa medicea di Cerreto Guidi

Non manca neppure una sezione dedicata ai testi che celebrano, nella dedicatoria, la memoria e le virtù morali di Virginio Orsini, figlio secondogenito di Paolo Giordano I e Isabella de’ Medici, che ereditò il titolo e i beni del padre, il cui ritratto è esposto in Villa accanto a quello della madre.

Virginio seguì le orme dei genitori, patrocinando e promuovendo artisti e letterati del suo tempo, come il celebre gesuita Pietro Antonio Maffei (Bergamo 1536 – Tivoli, 1603), ricordato in mostra con la sua opera letteraria più importante, “Le istorie delle Indie orientali” con una scelta di lettere scritte dalle Indie e edite a Firenze da Giunti nel 1588. Il testo è la traduzione italiana dell’Historiarum Indicarum libri, commissionata al Maffei quando a Lisbona era ospite del cardinale Enrico Aviz, per celebrare le missioni gesuitiche nelle Indie Orientali.

La presentazione dei “Rari libri di Isabella de’ Medici”, avvenuta il 3 settembre, è stata preceduta dagli interventi dei professori Giovanni Cipriani e Massimo Fanfani dell’Università degli Studi di Firenze, con la conclusione dell’Avvocato Paolo Tiezzi Maestri della Biblioteca di Villa Classica.

“Ciriffo Calvaneo” del mugellese Luca Pulci

La mostra è stata possibile grazie al Comune di Cerreto Guidi e alla collaborazione della Società Bibliografica Toscana, della Villa stessa e dell’Associazione degli Amici della Villa medicea. A proposito di “Amici” ricordo che quelli pistoiesi della “Forteguerriana” il 22 novembre 2023 festeggeranno Sozomeno, o meglio Zomino di Ser Bonifazio che in quel giorno del 1423 devolse i suoi libri al Comune di Pistoia destinandoli “a beneficio pubblico”.

La mostra “Rari libri di Isabella de’ Medici” si potrà vedere fino al 3 dicembre 2023 – a ingresso libero – dal martedì alla domenica dalle ore 8.30 alle ore 17.30 (ultimo ingresso alle 17).

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