giovedì, Settembre 10, 2026

A Forlì in mostra la grande stagione dei Preraffaelliti

di Giacomo Martini

FORLI – La Fondazione Cassa dei Risparmio di Forlì propone per il 2024 un nuovo appuntamento espositivo dedicato a un affascinante movimento artistico, quello dei Preraffaelliti.

La mostra “Preraffaelliti: Rinascimento Moderno” apre i battenti presso il Museo Civico di San Domenico e resterà visibile al pubblico fino al prossimo 30 giugno.

Il nome esprime il rifiuto del “raffaellismo” e dei “raffaelliti”, la critica di ogni forma accademica, la contestazione del rigorismo formale della Royal Academy, così legata al classicismo dopo Raffaello. A metà dell’Ottocento, nel fatidico 1848, nell’Inghilterra vittoriana, nel pieno della Rivoluzione industriale, alcuni giovanissimi artisti – Dante Gabriel Rossetti, John Everett Millais, William Holman Hunt – radunati in una Confraternita, ardirono di cambiare il corso dell’arte.

Uno dei capolavori in mostra: “La vedova romana” di Dante Gabriel Rossetti

Se la spinta programmatica fu breve – nel 1853 era già terminata – lo sviluppo dei modelli fu pervasivo, il successo duraturo. I Preraffaelliti cercavano la fedeltà alla natura, la visione pura della realtà delle cose; i loro colori erano vividi e schietti, quando il carbone delle ciminiere anneriva il cielo e le case. Cercavano nelle fonti letterarie l’ispirazione all’assoluto e la passione d’amore, mentre l’economicismo della Rivoluzione industriale mostrava una modernità contraddittoria e socialmente diseguale.

Eppure non furono dei passatisti. La loro non fu né una rivoluzione conservatrice, né una rivolta reazionaria. Aprirono al Simbolismo e all’Art Nouveau. Furono la prima avanguardia, il primo movimento che avrebbe aperto la strada a esperienze poi così diverse e persino contrapposte del Novecento europeo. Nel loro momento sorgivo sognarono di ripercorrere l’arte dei Primitivi, gli antichi maestri del Tre-Quattrocento italiano. Toscano soprattutto.

Come in uno specchio, guardarono a Cimabue, a Giotto e ai giotteschi, a Beato Angelico e Benozzo Gozzoli, particolarmente al suo ciclo di affreschi nel Camposanto di Pisa, salvati alla memoria collettiva dalle incisioni di Lasinio all’inizio dell’Ottocento. Poi Cosimo Rosselli, Verrocchio e i due Lippi, Ghirlandaio, Piero della Francesca, Signorelli, Botticelli. Sopra tutti Botticelli, rivelato nuovamente agli occhi dell’Europa.

Furono soprattutto gli artisti della seconda generazione a farlo. Rossetti, Morris, Burne-Jones, Leighton, Watts e un’intera schiera di pittori e scultori ripresero a far sintesi di gran parte dell’arte italiana: da Michelangelo ai leonardeschi, a Giorgione, a Veronese, a Tiziano. Alcuni protagonisti di quella fase si trasferirono a Firenze, dando vita ai “Circoli fiorentini”.

La loro fu anche una pittura al femminile. Donne dalla sensualità enigmatica, dalle passioni tristi, dalla bellezza sfuggente abitano il pensiero visivo e ossessivo di Rossetti, le immagini cristallizzate di Leighton, le storie incantate di Burne-Jones. Ma folta è altresì la schiera delle protagoniste femminili dell’arte, che contribuirono a dar vita all’estetica preraffaellita: da Elizabeth Siddal a Evelyn De Morgan.

Il mondo preraffaellita si nutrì di matrici letterarie contemporanee: da Wordsworth, a Keats, a Shelley, a Tennyson ad Allan Poe; e di modelli assoluti: da Dante a Boccaccio, a Shakespeare. Spesso ambientate in un Medioevo fantastico e leggendario, le loro opere echeggiano un mondo romantico e mitico; un mondo che rilegge la tradizione storica e dialoga con un passato riscoperto o ricreato, tale da legittimare il presente e le sue aspirazioni, i sogni e le proteste, le inquietudini e le nostalgie.

Un evento unico, molto atteso e da non perdere.

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