di Andrea Mori
PRATO – Si è tenuto al Circolo Arci F. Favini di Chiesanuova l’incontro dal titolo ‘Come si cura la Sanità?’, tappa pratese del percorso partecipativo ‘Ri-Generazione. Prima le idee, poi le scelte’ promosso dal Partito democratico. Un appuntamento che si inserisce nell’esperimento per costruire la proposta politica in vista delle prossime elezioni comunali.

Al tavolo dei relatori hanno portato il proprio contributo l’assessora regionale alla Sanità Monia Monni, il presidente della Commissione Sanità Matteo Biffoni, Massimo Ciuti (Cgil), Marco Bucci (Cisl), il medico di medicina generale Niccolò Biancalani, l’otorinolaringoiatra Niccolò Fagni e l’infermiere Antonio Tammaro. A coordinare il dibattito è stato Lorenzo Tinagli, già presidente del consiglio comunale.
Il quadro emerso è quello di un sistema sotto pressione, segnato da una spesa sanitaria nazionale che scende sotto la soglia del 6% del Pil. L’assessora Monni ha aperto la riflessione analizzando i numeri di un settore dove la spesa pubblica cresce meno di quella privata, quest’ultima alimentata dai 46,5 miliardi di euro che i cittadini pagano di tasca propria, con un incremento annuo del 7%. “Lo Stato ha aggiunto circa due miliardi nel 2025, ma si tratta di risorse vincolate prevalentemente alla spesa farmaceutica, che non rispondono ai reali bisogni delle regioni” ha spiegato, ricordando come la Toscana aggiunga ogni anno circa 400-500 milioni per finanziare i cosiddetti ‘extra-Lea’, ovvero servizi non riconosciuti dallo Stato ma ritenuti fondamentali, come il trasporto sociale o le cure per i bambini con sindrome dello spettro autistico.

La sfida regionale punta ora a una riforma che integri sanità e sociale sotto un’unica direzione politica. L’obiettivo da raggiungere è poi quello di avere attive le 72 Case della Comunità (quattro a Prato) – finanziate dal Pnrr – entro marzo 2026, trasformandole in ‘abiti sartoriali’ aperti h24, per gestire la cronicità fuori dagli ospedali.
Sulla situazione specifica del presidio pratese, l’analisi di Massimo Ciuti (Cgil) ha fornito una fotografia del carico che grava sul personale. Prato, con i suoi 260.000 abitanti e una densità urbana di 710 residenti per chilometro quadrato, registra un tasso di ospedalizzazione di 83 per mille, superiore alla media regionale. “Il Santo Stefano è il più grande ospedale della Asl Toscana Centro e nel 2024 ha sfiorato i 95.000 accessi al pronto soccorso” ha illustrato Ciuti, precisando che meno del 10% di questi riguarda urgenze reali. Il passaggio dal modello organizzativo del 1964 a quello “a intensità di cura” del 2015 ha infatti spostato l’attenzione sulla patologia acuta, ma ha aumentato lo stress per il personale infermieristico e medico. “Siamo di fronte a un obbligo etico e giuridico che non lascia scampo: i colleghi assenti vanno sostituiti, le ferie arretrate si accumulano e lo straordinario è diventato la norma. I turni regolari sono un ricordo e la possibilità di programmare la vita privata è minima” ha denunciato il rappresentante Cgil, aggiungendo che il fenomeno delle aggressioni, passato dal livello verbale a quello fisico, è ormai incomprensibile e quotidiano.
Il dibattito è entrato nel merito anche delle liste d’attesa e della gestione dei servizi. Monni ha ammesso criticità sulle prestazioni “differite e programmate”, sottolineando come il 50% delle ricette mediche esca con classi di priorità che spesso non corrispondono a un reale bisogno clinico, intasando il sistema. Per questo, la Regione, sta studiando un pacchetto di regole più rigide sulla prescrizione e sistemi di prenotazione riservati ai residenti nelle Case della Comunità. Parallelamente, l’assessora ha lanciato l’allarme sulla salute mentale giovanile, definendo la situazione post-Covid come “esplosiva”: i disturbi alimentari colpiscono già a otto anni e i posti letto per l’acuzie pediatrica sono appena dodici al Meyer, del tutto insufficienti per l’attuale raddoppio degli accessi.
L’incontro è stato concluso dal presidente della Commissione Sanità Matteo Biffoni, che ha richiamato la necessità di una visione lungimirante che non si nasconda dietro i pur buoni dati toscani (seconda regione per efficienza in Italia). “La combinazione tra i bandi per il personale che vanno deserti e la crisi del volontariato del 118 è una sfida pericolosissima per la tenuta del sistema” ha detto l’ex sindaco, difendendo però la solidità del Santo Stefano. Pur ammettendo che il pronto soccorso sconta errori di dimensionamento risalenti al 2002, Biffoni ha ribadito che la nuova palazzina rappresenta la risposta definitiva alle “discussioni a bischero” degli ultimi anni.
“Non rinunceremo mai a una sanità governata dal pubblico” ha concluso Biffoni, “perché dove si è spinto troppo sul privato, come in Lombardia, il conto è stato pagato duramente durante lo stress test della pandemia”.



