di Giacomo Martini
ROMA – A Palazzo delle Esposizioni di Roma inaugura una mostra dedicata a Pier Paolo Pasolini.
I film di Pier Paolo Pasolini hanno avuto il grande merito di non somigliare a niente e a nessuno, forse perché Pasolini non era solamente regista ma anche romanziere, poeta, drammaturgo, saggista. Quei piani sequenza in bianco e nero sulle baracche e quei primi piani di volti segnati e ieratici di una Roma da Terzo Mondo non potevano non influenzare futuri cineasti volti a indagare luoghi e corpi della marginalità, palcoscenici naturali di speranza e maledizione di un mondo contadino che veniva pian piano sgretolato dal “miracolo economico”.
Si possono pertanto riscontrare affinità in autori come Mauro Bolognini, Ettore Scola e l’amico e collaboratore Sergio Citti. Il mondo chiuso del sottoproletariato viene tradotto oltreoceano con ambienti degradati e urbani dalla ditta Warhol – Morrissey in film come Trash – I rifiuti di New York, il cui doppiaggio italiano fu curato proprio da Pasolini e Dacia Maraini. Mentre le felici commistioni tra il mito, l’apologo apocalittico e la fiaba in Edipo re, Porcile, Medea e Il fiore delle Mille e una notte hanno influenzato l’estetica e l’etica di molto Cinema Novo da una parte e delle visioni desertiche di Jodorowsky dall’altra.

La rilettura trasgressiva di alcune fasi e personaggi storici da parte di Derek Jarman (Caravaggio) è debitrice dei Racconti di Canterbury e de La ricotta. Lo stesso Jarman ha impersonato Pasolini nel cortometraggio di Julian Cole Ostia.
In linea con l’estetica dei romanzi “borgatari” e di Accattone, si trovano Amore tossico e Non essere cattivo di Claudio Caligari, che restituiscono non solo il degrado sociale ma anche il dramma della droga.
Più legati invece a un’estetica nichilistica si situano i cinici Ciprì e Maresco, debitori sia al Ferreri più apocalittico che al Pasolini più disperante di Porcile e di Salò o le 120 giornate di Sodoma.
Sono infine le prime opere pasoliniane, impegnate a pedinare il sottoproletariato romano, a ispirare maggiormente autori come i fratelli D’Innocenzo, Matteo Garrone, Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, senza dimenticare i “vesuviani” Antonio Capuano e Pappi Corsicato.









