mercoledì, Settembre 9, 2026

“Abracadabra”: il fascino di una magia sospesa tra vita e morte

PRATO – Non uno spettacolo “di” magia, ma uno spettacolo “sulla” magia e sulla sua capacità di stabilire una connessione tra vita e morte.

Al Teatro Metastasio di Prato il collettivo Babilonia Teatri (Enrico Castellani, Valeria Raimondi, Francesco Scimemi, Emanuela Villagrossi) porta in scena in prima assoluta lo spettacolo “Abracadabra”, una riflessione sul rapporto tra pratiche e riti magici – nella forma ben conosciuta dei più popolari “giochi di prestigio”, che solleticano la fantasia e suscitano la meraviglia di grandi e piccoli – e una vita quotidiana e “reale” che spesso è segnata da lutti dolorosi e difficili da elaborare o da accettare.

Una scena dello spettacolo “Abracadabra” di Babilonia Teatri (foto di Giulia Lenzi)

Ed è quello che accade al protagonista dello spettacolo, un prestigiatore che ha dedicato tutta la sua vita alla magia e che adesso, dopo aver perso la moglie a causa di una fulminea quanto terribile malattia, chiede aiuto al pubblico per restituire alla magia una profondità che troppo spesso, nella nostra cultura, non le viene riconosciuta.

Ancor prima di prendere posto a sedere in platea o nei palchi del Metastasio, gli attori della compagnia ci accolgono e consegnano a ciascuno quattro carte, in un “gioco” metateatrale che sarà svelato nel corso dello spettacolo.

In “Abracadabra” il pubblico presente in sala ricopre infatti un ruolo attivo e per tre volte viene coinvolto dal prestigiatore per ottenere risposte alle sue domande, ai suoi interrogativi che scavano dentro il senso e il significato più profondo della magia.

È un dialogo al quale il pubblico del Metastasio, all’inizio un po’ titubante e incuriosito per questa strana novità, finisce per partecipare con convinzione, seguendo le indicazioni del mago che otterrà da tre spettatori scelti a caso altrettante informazioni, la cui importanza sarà poi svelata alla fine dello spettacolo, prima dei saluti degli attori.

Tra una interruzione e l’altra tramite la rottura della “quarta parete”, la rappresentazione alterna alcuni celebri giochi di magia e di illusionismo – la donna tagliata a metà, la levitazione, l’estrazione di una scala a pioli dalla valigetta – a momenti ben più “seri” con le parole del mago che raccontano momenti drammatici legati al ricordo della malattia della moglie, alle sue visite presso la sua tomba nel cimitero del Verano, alla speranza di un legame che forse la stessa morte non può spezzare.

Sono parole che colpiscono ed emozionano, che in un certo senso vogliono rendere la morte più lieve e ricordare che in fondo noi siamo tutti “di passaggio”, i nostri corpi hanno un carattere temporaneo e devono sottostare alle leggi di natura. Quelle leggi – la vita, la morte, la forza di gravità, lo spazio e il tempo – che la magia vuole oltrepassare e sovvertire, addirittura sconfiggere, e proprio per questo esercitando da sempre un fascino irresistibile sugli uomini.

Ma alla fine anche il più grande degli illusionisti o dei prestigiatori svela i propri trucchi: avverrà così anche alla fine dello spettacolo?

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