di Giacomo Martini
ROMA – Lea Massari, intensa interprete drammatica per grandi registi come Mario Monicelli, Sergio Leone, Michelangelo Antonioni e Dino Risi, elegante e aristocratica protagonista degli sceneggiati in bianco e nero della Rai, è morta all’età di 91 anni nella sua casa di Roma.
La notizia della scomparsa, avvenuta lunedì 23 giugno, è stata diffusa oggi dal quotidiano Il Messaggero a funerali avvenuti, in forma strettamente privata, nella cattedrale di Sutri (Viterbo), a cui ha fatto seguito la sepoltura nel cimitero comunale, dove la famiglia possiede una cappella.

Da più di trent’anni l’attrice si era ritirata dalle scene e dalla vita pubblica, molto popolare in Italia ma anche all’estero, in particolare in Francia dove ha recitato accanto a Jean Paul Belmondo, Yves Montand, Jean Louis Trintignant e Michel Piccoli.
Premiata con il David di Donatello come migliore attrice per le sue interpretazioni in «Una vita difficile» di Dino Risi e in «I sogni muoiono all’alba», entrambi apparsi nel 1961, Massari ha vinto anche due Nastri d’Argento come migliore attrice non protagonista per «La prima notte di quiete» (1972) e «Cristo si è fermato a Eboli» (1978).
Nel 1954 ottenne casualmente il suo primo ruolo cinematografico in «Proibito» di Mario Monicelli, riduzione del romanzo «La madre» di Grazia Deledda, recitando con Mel Ferrer e Amedeo Nazzari. La notorietà arrivò nel 1957 con il personaggio della giovane sposa nel film «I sogni nel cassetto» di Renato Castellani. Michelangelo Antonioni la scelse per «L’avventura» (1960), dove interpreta Anna, colei che misteriosamente scompare sull’isola, accanto alla malinconica Monica Vitti (Claudia).
Dopo aver lavorato nel drammatico «La giornata balorda» (1960) di Mauro Bolognini, Massari recitò «Una vita difficile» (1961) di Dino Rosi, dove disegnò mirabilmente l’innamorata e sensibile moglie Elena Pavinato, figlia della proprietaria dell’albergo, che uccide un nazista e salva così quel Silvio Magnozzi, combattente partigiano, interpretato da Alberto Sordi.Dopo «Le quattro giornate di Napoli» (1962) di Nanni Loy, nel 1965 appare in «Le soldatesse» di Valerio Zurlini, ambientato in Grecia durante la Seconda guerra mondiale.
Negli anni Settanta furono i registi francesi a offrire a Lea Massari i ruoli più complessi e impegnativi della sua carriera: la moglie tradita nella relazione fra Michel Piccoli e Romy Schneider in «L’amante» (1970) di Claude Sautet; Clara, la madre che ha un legame incestuoso con il figlio adolescente in «Soffio al cuore» (1971) di Louis Malle.
Contemporaneamente Lea Massari continuò a lavorare anche in Italia, ancora per Valerio Zurlini in «La prima notte di quiete» (1972), accanto a Alain Delon e Alida Valli; nel film storico «Allonsanfàn» (1974) di Paolo e Vittorio Taviani, nel ruolo di Charlotte, frapposto tra Marcello Mastroianni e Laura Betti; in «Cristo si è fermato a Eboli» (1979) di Francesco Rosi, dall’omonimo romanzo di Carlo Levi, nel ruolo di Luisa Levi, accanto a Gian Maria Volonté.
Nel corso degli anni Ottanta le interpretazioni cinematografiche dell’attrice si sono diradate. La sua ultima apparizione sul grande schermo risale al 1990, nel film «Viaggio d’amore» di Ottavio Fabbri con Omar Sharif.
Il teatro è stata una costante presenza nell’attività lavorativa di Lea Massari, dove debuttò nel 1960 con «Due sull’altalena» di William Gibson diretta Arnoldo Foà. Memorabili le sue recite in «Il cerchio di gesso del Caucaso» di Bertolt Brecht, per la regia di Luigi Squarzina (1974) e «Sarah Barnum» di John Murrell, per la regia di Georges Wilson (1981).
Massari ha guadagnato l’apprezzamento del pubblico e della critica anche con le sue interpretazioni televisive, in particolare sostenendo brillantemente il ruolo di molti personaggi letterari negli sceneggiati tratti dai grandi romanzi: è stata la Monaca di Monza ne «I promessi sposi» (1967), Agrafena Aleksandrovna in «I fratelli Karamazov» (1970) e la protagonista di «Anna Karenina» (1974) tutti diretti da Sandro Bolchi.Proprio la sua intensa interpretazione dell’eroina del romanzo di Lev Tolstoj pubblicato nel 1877 le valse l’invito come membro della giuria al Festival di Cannes nel 1975.
Quanto ai rimpianti di una lunga e fortunata carriera, Lea Massari ha ammesso di averne avuto uno solo: «8½ di Federico Fellini. Avrei fatto i salti mortali per avere il ruolo che fu di Anouk Aimée, ma quando feci il provino con Mastroianni, Piero Gherardi mi conciò in modo assurdo con una parrucca nera da Sofonisba e due tette così sotto il vestito. Voleva che Federico scegliesse Anouk e così fu. Ma a posteriori non saprei dargli torto!»










