mercoledì, Settembre 9, 2026

“Adesso”, tra rock e musica d’autore: intervista a Maurizio Pirovano

PISTOIA – Sabato 8 luglio l’atteso concerto dei Baustelle al Pistoia Blues Festival sarà aperto dal cantautore e chitarrista lecchese Maurizio Pirovano, che dopo le precedenti esibizioni del 2017 e del 2019 torna per la terza volta al Blues in un “opening act” per presentare il suo nuovo album “Adesso”.

Artista versatile dall’anima rock, ma influenzato dalla grande tradizione del cantautorato italiano, Pirovano ha esordito nel 2009 con il suo primo album “Il tempo stringe”, al quale sono seguiti nel corso degli anni altri cinque dischi in studio, con segnalazioni e riconoscimenti presso premi e festival nazionali.

Il suo ultimo progetto discografico è “Adesso”, sesto album in studio pubblicato a gennaio 2022, dal quale sono stati estratti quattro singoli: un disco caratterizzato da marcate sonorità pop e rock che testimonia la sua avvenuta maturazione artistica.

Proprio in previsione della sua esibizione sul palco del Blues, abbiamo avuto modo di intervistare Maurizio Pirovano chiedendogli alcune curiosità legate al suo stile musicale, i suoi modelli di riferimento, i temi e i sentimenti affrontati in molti dei suoi testi.

Il cantautore Maurizio Pirovano

Nella tua musica si possono sentire richiami ai gruppi rock nordamericani e ai grandi autori del rock italiano come Vasco e Ligabue: li consideri due modelli dai quali hai tratto ispirazione?

In realtà la mia formazione sul senso che debba avere il testo di una canzone è nata con i cantautori degli anni Settanta, in particolar modo con De Gregori e De Andrè e con il duo Battisti e Mogol: con loro ho capito che si poteva raccontare qualcosa di più di una storia d’amore, che una canzone poteva raccontare scorci di vita, anche piccoli ma che diventano grandi e restano per sempre nell’esistenza di ognuno di noi.

Per quanto riguarda le sonorità, il rock nordamericano mi ha dato la possibilità di poter dire quelle cose in modo più viscerale e se vogliamo immediato.

Vasco e Ligabue indubbiamente sono gli esponenti di quel rock “nostrano” intramontabile ed è logico che chi fa “rock italiano” venga, gioco forza, paragonato a loro; ma io nel corso della mia carriera ho cercato una strada più personale e soprattutto nell’ultimo disco ho esplorato mondi diversi pur non snaturando ciò che sono.

Nei tuoi brani affronti spesso temi legati alla solitudine, all’egoismo, alle contraddizioni di una società basata troppo sull’ipocrisia e sull’apparenza: la musica può aiutarci a riflettere sulla rottura delle relazioni sociali e sul carattere pervasivo dei social?

Io credo che la musica racconti la vita, e la vita di una società è in continua mutazione: se fino agli anni Duemila essere impegnati voleva dire affrontare temi politici e di classe negli ultimi vent’anni il racconto di questa società si è fatto sempre più incentrato sul disagio dell’individuo che fatica a riconoscersi in un mondo diventato globale ma superficiale. Tutti possiamo conoscere ciò che accade dall’altra parte del globo in una frazione di secondo, ma poi non ci accorgiamo di ciò che succede vicino a noi e di chi ci sta accanto. Abbiamo ogni strumento per comunicare ma siamo sempre più isolati e la cosa che reputo più grave sia che stiamo disimparando a farlo. L’uomo è in primis un essere sociale, senza gli altri s’inaridisce. Io racconto questo.

La copertina di “Adesso”, sesto album in studio pubblicato da Pirovano

Il tuo sesto album “Adesso”, pubblicato lo scorso anno, si caratterizza per un intreccio di sonorità pop e rock, con l’alternanza tra ritmi più “duri” e ballad e la presenza di testi “intimi” e personali. Qual è il filo conduttore di questo tuo ultimo lavoro?

Ogni mio disco racconta una determinata fase della mia vita e di ciò che mi circonda. Credo che un cantautore debba essere prima di tutto un buon osservatore. I temi trattati nell’ultimo album sembrano a un primo sguardo molto lontani, le lettere dal fronte della prima guerra mondiale in “Nell’anno del Signore”, l’ultimo addio di una figlia ad un padre in “Facciamo la Pace”, i graffi e i lividi di un amore in “Lentamente ti avvicini” e “Un Istante” hanno un comune denominatore: raccontare il bisogno di sentirsi parte di un tutto e non solo di essere fine a se stessi.

Nella title track “Adesso”, quarto singolo estratto dall’omonimo album, hai il merito e il coraggio di “metterti a nudo” non nascondendo dubbi e paure che si accompagnano al tuo diventare padre. Secondo te quanto è importante per un artista avere la capacità di auto analizzarsi e svelare anche i lati più “oscuri” e nascosti della propria personalità? È solo un fatto di credibilità o c’è dell’altro?

Sono convinto che chi scrive debba prima di tutto essere onesto con se stesso e con chi lo ascolta. Io ripeto un frase nei concerti: “non so se quello che faccio possa piacere a tutti, non ne ho la presunzione e non lo vorrei neanche, ma una cosa posso garantirla, ciò che scrivo è vero perché le mie canzoni sono la parte più importante della mia vita e vengono prima di tutto, anche di me stesso!”. In “Adesso” ho toccato proprio un “nervo scoperto” della mia esistenza e l’ho fatto perché sentivo che dovevo dirlo prima di tutto a me stesso. Sapere che in una canzone così personale poi si siano immedesimate tante persone mi ha dato la conferma che se sei “onesto fino in fondo” la gente lo sente e ti ricambia con la stessa sincerità.

Dopo l’apertura del concerto di Little Steven nel 2017 e quello di Gales e Ford nel 2019, quest’anno torni per la terza volta al Festival Blues per aprire il concerto dei Baustelle. Ormai sei “di casa” a Pistoia, che cosa significa per te salire su un palco come quello del Blues?

Ogni ritorno al Pistoia Blues è un’avventura diversa, ricordo l’emozione del primo con Little Steven, uno dei miei miti, ricordo l’affabilità di Ford con cui sono riuscito a chiaccherare su vari aspetti non solo della musica ma soprattutto di vita. Per me ogni esibizione a Pistoia rappresenta un traguardo professionale ma soprattutto un’esperienza emotiva da portare sempre con me. Il Pistoia Blues Festival ha due cose fondamentali per chi fa musica: un’organizzazione esemplare sotto ogni punto di vista e un pubblico competente e incredibile che ti ascolta e vuole sentire cosa hai da dire, ripagandoti con un affetto sincero. Il palco del Pistoia Blues è semplicemente “magico” e io non vedo l’ora di risentire quella magia!

Un tuo “sogno nel cassetto” in ambito artistico e professionale?

Io fondamentalmente sono solo il messaggero di ciò che scrivo, il mezzo, ma ciò che conta davvero per me è il messaggio. Quindi il mio sogno, sin da quando ho iniziato la mia carriera, è di far arrivare le mie canzoni a più persone possibili.

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