mercoledì, Settembre 9, 2026

Agliana. Omicidio Alessio Cini: la Corte d’Assise condanna il cognato a 24 anni

di Ilaria Lumini

FIRENZE – Condannato a 24 anni per l’omicidio di Alessio Cini, il cognato Daniele Maiorino, 59 anni, suo vicino di casa.

Il pubblico ministero Leonardo De Gaudio, che ha diretto le indagini della sezione investigativa dei carabinieri di Pistoia, aveva richiesto l’ergastolo con aggravante della crudeltà.

La sentenza, in primo grado, della Corte d’Assise di Firenze, dopo oltre cinque ore di camera di consiglio, è arrivata nel pomeriggio di oggi. Presenti in aula bunker la moglie di Maiorino (sorella della ex moglie di Cini) e la figlia. In aula anche la figlia di Cini, l’ex moglie e il fratello.

L’avvocato difensore, Katia Dottore Giachino del Foro di Prato: “Non ci fermeremo qua. Aspettiamo le motivazioni e facciamo appello. Una mezza vittoria che lascia tutti scontenti, questo è un processo da ergastolo o da assoluzione piena”.

Daniele Maiorino accusato dell’omicidio del cognato, Alessio Cini, viene portato in tribunale

Alessio Cini, operaio tessile di 56 anni, è stato ucciso nel piazzale della villetta trifamiliare, alla Ferruccia ad Agliana, dove la vittima viveva assieme a sua figlia, all’alba dell’8 gennaio 2024.

Una villetta divisa in tre porzioni, al piano terra la famiglia Maiorino, al primo piano la famiglia Cini e, in una porzione laterale al piano terra una coppia di vicini di casa.

Cini venne trovato morto a terra semi-carbonizzato e con una ferita profonda tra la fonte e il naso davanti al portico di casa: una ferita lacero contusa al cranio che tagliò lo scalpo di netto, incompatibile con una caduta dall’alto ma riconducibile a una violenta aggressione, probabilmente causata da una spranga. L’uomo fu poi colpita alla schiena e al torace con calci e data alle fiamme poi quando era ancora agonizzante a terra.

Dopo il ritrovamento del cadavere vennero visionate dai carabinieri le telecamere che documentarono gli spostamenti delle persone residenti nella villetta consentendo di escluderne alcuni tra i possibili sospettati. Le indagini si focalizzarono poi su chi, per l’accusa, aveva materialmente commesso l’omicidio: il cognato Daniele Maiorino.

L’uomo, dal giorno dell’arresto (18 gennaio 1014), si è sempre proclamato innocente. “Io non ho fatto niente, per me è inverosimile una cosa del genere, essere accusato dell’omicidio del mio cognato che era una persona stupenda. Sono quindici mesi che sono in carcere, perchè sono l’unico indagato?” aveva detto nella sua deposizione in aula davanti giudici.

Ma ad “incastrare” il cognato, per la Procura, sono state alcune frase che l’uomo, intercettato in auto, aveva condiviso fra sè e sè ripercorrendo i momenti dell’aggressione. Maiorino, su questo flusso di coscienza, aveva spiegato ai giudici della Corte che, abituato a parlare da solo in auto, ripercorreva la morte del cognato da quello che aveva letto sui giornali.

Quindi oggi arriva la sentenza in primo grado: 24 anni per Daniele Maiorino, per l’omicidio di Alessio Cini.

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